Il nostro “amico” lupo. Sempre presente tra noi

4' di lettura 14/02/2021 - Prima che arrivasse il Burian, ho approfittato per raggiungere il punto trigonometrico di Montefalcone Appennino partendo dal cimitero di Smerillo, due paesi di chiara urbanistica medievale. Il bosco, anche se non proprio fitto, è comunque suggestivo. Noi abbiamo boschi, di foreste non ce n'è. E, a proposito invece di foreste, mi sono ricordato di quanto scriveva la storica Chiara Frugoni: « Nel Medioevo il deserto non è associato a una distesa di sabbia ma alla solitudine di una foresta». Ed è nella foresta che si svolgono le avventure e le prove per i Cavalieri della Tavola rotonda, quelli narrati nei romanzi di Chrétien de Troyes. È anche il luogo dove si rifugiavano e operavano i briganti. Ma è anche l'habitat dei lupi.

Eccoli, i lupi di cui voglio oggi parlare. Ci stupiamo nel leggere di avvistamenti a Campiglione di Fermo, a Montelparo, a Falerone, sotto Santa Vittoria in Matenano... I lupi sono tornati. Braccati, uccisi, rimasti senza cibo nell'ultimo secolo, avevano quasi abbandonato la nostra montagna. Ora sono ricomparsi. Essi hanno sempre abitato questi luoghi. E non solo in alto, anche in collina, anche nelle zone pedemontane. Ce lo ricorda la sempre più illuminante rivista di storia regionale Marca/Marche che, nel numero 13, ricostruisce la presenza del lupo nelle nostre contrade grazie alla firma dello storico settempedano Raul Paciaroni.

Non facciamo fatica ad immaginare il lupo nelle zone di Amandola, data la presenza ancora oggi di pascoli (figurarsi sei-sette secoli fa) e, dunque, di prede. Paciaroni ha letto lo Statuto del Comune, risalente al 1336, che riportava una taglia sulla testa del nostro animale: 20 soldi per i coraggiosi che l'avessero catturato vivo e 10 per un lupo morto. E siccome l'imbroglietto ci poteva stare anche allora, «il corpo dell'animale doveva essere consegnato al Comune» così si evitavano «le truffe dei cacciatori» che trascinavano le carcasse da un Comune all'altro pretendendo un incasso non dovuto.

Il lupo a Falerone ha una storia ancora più interessante perché la sua immagine fu ritrovata sul finire del Settecento impressa in un mosaico a Falerio Picenus. Mosaico “volato” al Museo vaticano. Non solo, ma gruppi di lupi si ritrovavano alla Selva delle Piagge tanto che, nel 1598, il comune decise di spianarla. Non ci sono documenti per Fermo. Però stavolta a sopperire è la toponomastica. Il monastero femminile dedicato a san Salvatore era ubicato nella contrada... Cantalupo. E poi, per chi ci crede, ci sarebbero i miracoli. Quello, ad esempio, che accadde al beato Adamo da Fermo, francescano, che persosi, fu avvicinato e guidato da un lupo che lo rimise sulla retta via. Per Montefortino è ancora più semplice, perché nel 1563, i monaci Camaldolesi che erano vissuti nel cenobio di San Leonardo al Volubrio, furono costretti a lasciarlo per la presenza sempre più massiccia di lupi, orsi... e briganti. Notevole la presenza del lupo anche nella boscaglia della sorgente del fiume Ambro. Furono visti anche a Monterubbiano, Monte San Pietrangeli (li ricorda la Fonte Lupacchini), alla Fossa del lupo di Ponzano di Fermo, a Sant'Elpidio a Mare, ovviamente a Smerillo dove, nella chiesa di Santa Caterina c'è l'affresco di sant'Amico che porta un lupo al guinzaglio. A Montegranaro, un quadro in municipio rappresenta il beato Ugo che salva un bimbo dalle fauci dell'animale. Chiudo nel luogo dove mi trovo. A Montefalcone c'era – oggi non so – un bosco chiamato Pian di lupo. E, allora, saluto lo stupendo animale con una frase di R. Kipling: «Perché la forza del branco è il lupo, e la forza del lupo è il branco».




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 14-02-2021 alle 09:38 sul giornale del 15 febbraio 2021 - 355 letture

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