La droga dilaga. Capire le cause per un nuovo patto. Ne parla un operatore

4' di lettura 10/02/2021 - Il silenzio sulla droga è assordante. Qualche voce però rompe la crosta. E stavolta la voce è molto autorevole. Il procuratore generale della Corte d'Appello di Ancona, Sergio Sottani, in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario ha rilevato come «risse, consumo e spaccio di stupefacenti, reati contro la persona con autori minorenni, sono segnali di una società malata che deve trovare al più presto degli anticorpi sociali e culturali, ancor prima che repressivi». Società malata, ha scandito Sottani, e bisogno di anticorpi e non solo di repressione.

E pure, sembra che la risposta sinora data sia evasiva e mirante ad altro e «non a prevenire». Ne parliamo con un operatore che la droga l'ha vissuta anche in famiglia ma non c'è mai caduto dentro. Chiede l'anonimato. Glielo garantiamo.

Che significa: mirante ad altro e non a prevenire?

«Significa che stiamo solo limitando i danni. Stiamo facendo soltanto una riduzione del danno. Diamo siringhe pulite, metadone. Non che non vada bene questo. Ma non basta. Siamo poi arrivati alla situazione in cui si parla di “uso funzionale” della droga ad esempio per le prostitute che, per sostenere il massacro del loro lavoro, assumono stupefacenti per farcela».

Ci torniamo, ma prima vorrei capire il perché di questo silenzio

«Perché se n'è parlato troppo negli anni. Troppo e in maniera a volte anche contraddittoria. Negli anni Settanta/Ottanta, non c'era rivista, quotidiano o tv che non se ne interessasse. Poi, pian piano è sceso il silenzio. È stata come una accettazione di una vicenda che non si riusciva a fronteggiare. La droga dilagava e invece di andare all'origine del malessere specie giovanile, si è cercato di creare qualche diga. E non dico che sia stato un male, ma se non si curano le cause, gli effetti sono devastanti. E lo sono».

E pure nelle scuole se n'è parlato tanto a suo tempo. I ragazzi sono stati messi dinanzi ai rischi

«Si è pensato che elencare i rischi cui si va incontro, spiegare gli effetti della dipendenza, dare i dati della pandemia da droga potesse salvaguardare giovani e adulti. Ma così non è stato. La conoscenza dei dati non ci preserva, l'abbuffata di informazioni non ha protetto. I numeri non sono scesi. Anzi».

Ed oggi?

«Oggi l'età di chi inizia è scesa a 13 anni. Non sto parlando delle grandi città. Sto parlando delle nostre realtà locali. È calato l'uso dell'eroina ma è cresciuto a dismisura quello delle droghe sintetiche. Oggi chi si droga non sa neppure quello che assume».

Quali sono i luoghi più rischiosi?

«Sembra un controsenso e pure i luoghi più rischiosi sono i piccoli comuni. E qui entriamo nell'eventuale risposta».

Cioè?

«Le cittadine hanno molte più proposte sociali e culturali che possano attrarre la gioventù. Ci sono più contesti aggregativi. Nei centri minori questo capita molto di meno. E il rischio allora aumenta. Perché i ragazzi stanno cercando qualcosa. Qui sta il punto. E se non trovano risposte efficaci ricorrono ai surrogati, pericolosi in questo caso. Di fronte alla crisi delle famiglie, di fronte ad un vuoto esistenziale: vogliamo chiamarlo nichilismo? Non ci si sforza a capire che occorre una proposta educativa allettante. Quello che occorre è innanzitutto una presa di coscienza positiva e un patto».

In che senso?

«Occorre una chiamata alle armi trasversale dove possano trovarsi insieme e concordi istituzioni, famiglie, scuole, oratori, centri di aggregazione. Sono gli anticorpi di cui ha parlato il Procuratore generale. A Corridonia, il genitore di un ragazzo che fu preda della droga, ha messo su il Centro La Rondinella, dove offrire vicinanza e consigli, 24 ore su 24, a genitori a volte disorientati e incapaci di risposte.»

Le comunità di recupero?

«Si sono specializzate dopo i primi tentativi a spanne degli anni Settanta/Ottanta. Sono una risposta adeguata. Risposta però al dopo. Per il prima, occorre il patto, tra tutti. E un fascino per qualcosa che superi il richiamo degli stupefacenti. È la grande sfida»





adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2021 alle 21:32 sul giornale del 11 febbraio 2021 - 112 letture

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