C'è chi accumula, c'è chi invece si libera del superlfuo

3' di lettura 10/02/2021 - Dobbiamo partire da una riflessione: attualmente veniamo bombardati da continui operazioni di marketing che creano sempre nuovi bisogni e originali trend di consumo, che spesso vanno a compensare l'insoddisfazione interiore derivante da relazioni poco soddisfacenti e dalla mancanza di tempo.

In questo periodo dove si susseguono fasi alterne di chiusure forzate in casa e in cui lo smart working dilaga, siamo sempre più attratti dallo shopping on line, acquisti che poi si vengono accumulando a quelli già fatti in precedenza.
Tanti oggetti poi diventano parte del nostro vissuto perchè legati ad un ricordo, ad un periodo particolare della nostra vita, per cui disfarsene non è facile e si corrererebbe il rischio di farci diventare insicuri.
Più ci circondiamo di oggetti che riteniamo indispensabili in un dato momento, più si innescano dei comportamenti negativi: diventa impossibile sistemare casa perchè si è convinti che nel disordine si trovi tutto oppure non si vuole che gli altri tocchino qualcosa per paura che poi venga buttato.
Sicuramente se non ci si lascia aiutare questi comportamenti rischiano di diventare patologici e seriamente mettono a rischio la vita di chi vive con noi. Se da una parte c'è chi non vuole mai disfarsi degli oggetti, dall'altra c'è chi, per fare spazio nel cuore e nella mente, decide di mettere ordine nell'ambiente domestico per gettare via ciò che reputa superfluo, come un vestito che non indossa più o un oggetto che è rimasto inutilizzato da anni, pertanto reputa che sia meglio circondarsi dell'essenziale.
Se l'accaparramento compulsivo o il disturbo da accumulo è conosciuto, meno noto è lo spaceclearing (liberare lo spazio), quando più ci si libera del superfluo, tanto più si è meno vincolati ad abituni sbagliate e condizionanti il nostro stile di vita: cedere alle lusinghe delle offerte commerciali, dover andare necessariamente al centro commerciale dove si trova di tutto e di più, riempire le dispense della cucina o i cassetti dell'armadio, per il solo gusto di avere tanta roba seppur inutilizzata.
Eliminare ciò che ingombra, ciò che è inutile, significa diventare essenziali! Quante volte a noi donne capita di vedere un abito in una vetrina,di entrare e comprarlo e poi dopo qualche anno ricordarsi di aver quel vestito ma di non averlo mai indossato? Quando ci piace qualcosa, non sempre significa che quell'oggetto ci appartenga, ciò che ci ha attratto poi potrebbe essere inadeguato per noi oppure inutile perchè in realtà non ci è mai servito.
Quante volte sarà capitato di dire:" Ah ma se avessi quell'utensile in cucina chissà quello che potrei fare?", poi pensadoci bene, anche senza quell'oggetto si sono fatte sempre le stesse cose, per cui il portafoglio ne ha benificiato e anche lo spazio a dispozione in casa è maggiore, visto che sarebbe stato piuttosto ingombrante.
Dovremo imparare a valutare l'essenzialità di ogni cosa e quali potrebbero essere i reali benefici per noi e non quelli che ci proprongono le campagne di marketing o le vetrine.
Se quell'abito una volta indossato, ci fa stare meglio ben venga l'acquisto, ma se poi deve rimanere nell'armadio, forse faremmo meglio a non comprarlo!


dott.ssa Barbara Mercanti
redazione@viverefermo.it

 



dott.ssa Barbara Mercanti


Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2021 alle 15:11 sul giornale del 11 febbraio 2021 - 222 letture

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