Post-sisma: lotta contro il dissesto idrogeologico. Accordo tra Legnini e l’Autorità di bacino distrettuale.

4' di lettura 09/02/2021 - Pronta squadra di esperti e professori per rilievi su 295 aree interessate da frane e faglie. 6 mesi di approfondimenti per una ricostruzione più sicura. “Dopo questi studi sapremo dire dove poter e dove non poter ricostruire”. Velocità, efficienza e sicurezza, queste le parole d’ordine.

Si sa, tutta la nostra penisola è composta da un territorio sismico e molto fragile, il grande terremoto del centro Italia ne è una limpida dimostrazione. In questo ultimo anno la ricostruzione ha iniziato a procedere in modo più deciso e snello, l’operato del Commissario Legnini è stato riconosciuto da tutti. Dopo questa prima fase, adesso è tempo di impedire che episodi come quello del 2016 si ripetano di nuovo. Prevenire è meglio che curare.

In questa direzione viaggia l’importante accordo siglato questa mattina tra il Commissario straordinario ed il Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale Erasmo D’Angelis. Un nemico comune da combattere, le frane attive ed il dissesto idrogeologico: “Con la firma di questo accordo, andremo a studiare ed approfondire le aree danneggiate del cratere che subiscono maggiormente il dissesto idrogeologico”.

295 le zone prese in esame, tutte interessate da grandi eventi franosi o da faglie potenzialmente attive. Un progetto che inizierà a breve e prevede la collaborazione stretta con le Università delle 4 Regioni coinvolte nel cratere. Fondamentale la collaborazione dell’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale.

Una squadra di professori ed esperti del settore messa insieme dal Commissario Legni. L'obbiettivo primario è compiere un monitoraggio approfondito di queste 295 aree, così da creare una mappa definitiva della ricostruzione, in base alla quale poter dire “qui è possibile ricostruire, qui invece no”.

Tante ancora le frane e le faglie attive. Serve comprendere i rischi e potenziare la sicurezza: “Quello che è successo non deve più accadere. Dopo una prima fase di semplificazione della ricostruzione, abbiamo voluto dare maggiore spazio alla prevenzione e sicurezza – spiega Legnini – attraverso la stretta collaborazione tra Istituzioni scientifiche, politiche ed amministrative, effettueremo studi su specifiche frane e situazioni delicate in quasi tutti i Comuni del cratere”.

I rilievi si svilupperanno nei prossimi 6 mesi e daranno risultati dettagliati ed affidabili: “Vogliamo ottenere una cosa semplice, ma fondamentale, ovvero stabilire dove si potrà ricostruire e dove no. Una volta rilevati fenomeni franosi, sapremo dire se quell’area non è più utilizzabile oppure se necessità di lavori per contrastare il dissesto idrogeologico”.

Si tratta di studi fondamentali per ricostruire al meglio e con la massima sicurezza. “Certo, classificare una zona a rischio alto e quindi non più edificabile, sarà un passo difficile da compiere, perché dietro ci sono storie di cittadini e famiglie, ma la sicurezza e la prevenzione sono aspetti primari – afferma Legnini – abbiamo già spostato intere frazioni e non è stato facile, ma era necessario”.

Il centro Italia, un territorio fragile e ad alto rischio calamità: “Dobbiamo capire che le nostre Regioni sono zone dove i rischi e i pericoli naturali possono avvenire in ogni momento – spiega D’Angelis - Il nostro destino è quello di difenderci da frane, alluvioni o terremoti e oggi possiamo farlo, ne abbiamo le competenze, le tecnologie e le risorse”.

Un progetto unico nella storia: “Questa ricostruzione è la prima in Europa dove c’è una vera e propria conoscenza approfondita dei rischi geologici e territoriali. Siamo riusciti a mettere insieme controlli satellitari, sensoristica e rilievi sul campo. Tutto questo per velocizzare e rendere efficiente la ricostruzione”.

Tappa finale avere una speciale classifica dove saranno inserite le aree più sicure, quelle che necessitano di interventi per contrastare il dissesto e invece quelle dove al momento non è possibile tornare a costruire.

Insomma, dopo 6 mesi si avrà una mappa definitiva della ricostruzione. Uno strumento fondamentale per accorciare i tempi delle opere e garantire una maggiore sicurezza. “Il centro Italia ha bisogno di un territorio dove sia possibile mettere in piedi cantieri e questo progetto fornirà le basi necessarie – conclude Legnini – Stiamo mettendo i paletti per progettare i Paesi ed i borghi del futuro”.

Oltre 3 i milioni stanziati per l’intera iniziativa che, si spera, dia ulteriore solidità e sicurezza ad un territorio che necessita al più presto di uscire dall’aspirale negativo del post-sisma, a maggior ragione dopo i contraccolpi sferrati dalla pandemia.








Questo è un articolo pubblicato il 09-02-2021 alle 13:10 sul giornale del 10 febbraio 2021 - 238 letture

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