Di libertà quasi ritrovata. Di un delizioso borgo antico. Di pittori. E di democrazia partecipata

3' di lettura 07/02/2021 - Liberi! Liberi di uscire e di camminare. Dipinti come gialli. E allora riprendo l'alta collina. C'è il sole nel giorno in cui mi muovo. Da Servigliano salgo verso Penna San Giovanni e da qui, in una serie quasi infinita di saliscendi e curve, raggiungo Monte San Martino. La neve se n'è andata. Ne resiste qualche sbavatura ai lati della strada. L'ultimo tornante è sotto al monastero delle Benedettine. L'edificio è lesionato. Le monache hanno traslocato vangeli e bagagli nell'annessa “Casa san Giuseppe”, molto più piccola.

La comunità resiste e guarda avanti: fede, speranza e carità. Incontro la Badessa, Madre Stefania, in un parlatorio posticcio. Le chiedo di suor Beatrice. È morta a 99 anni, lo scorso giugno. Fin quasi al giorno della fine ha lavorato in campagna: curava la vite, dava da mangiare agli animali, s'occupava dell'orto. Non ho domandato, e mi rammarico, se s'intendesse delle erbe officinali, ma è difficile escluderlo.

Dalla cucina della Casa arriva il profumo di un ragù (?). Le monache continuano la loro vita di silenzio preghiera lavoro. Ambirebbero a tornare nell'antico edificio, dove ci sono il grande refettorio, le camere, la chiesa, i laboratori, le stanze per ospitalità. Ma anche questa «mortificazione» è un segno e una storia da attraversare con pazienza.

Ho deciso di scendere verso il lago di San Ruffino, e non dalla strada usuale. Ma prima di lasciare il paese, faccio un giro intorno al borgo medievale. Raggiungo l'apice dove si trova la piccola chiesa dai grandi dipinti dei fratelli Crivelli. Porto sempre un libro con me. Stavolta è “Dante” dell'incredibile Alessandro Barbero. Guardo le porte e le mura antiche e rileggo la democrazia medievale ai tempi dell'Alighieri: il Consiglio dei Cento, i Consigli speciale e generale del Capitano del Popolo, i Consigli speciale e generale del Comune o del Podestà, le Capitudini delle Arti. Sistema di ampia partecipazione a Firenze e nei comuni duecenteschi in genere.

In “Insegna Creonte” Luciano Violante annota: «La democrazia ha bisogno non solo di attori politici maturi, capaci di governare i conflitti, ma anche di cittadini consapevoli dei propri doveri. Una democrazia riuscita, ha scritto Alexis de Tocqueville, richiede cittadini che siano patriottici, informati, attivi, dotati di spirito pubblico e disposti a partecipare alle questioni politiche».

Libertà è partecipazione, cantava Giorgio Gaber. Ecco la parola: partecipazione, ma oggi molto affievolita dalla pandemia e dalla ripulsa per certe sceneggiate di chi dovrebbe dare l'esempio.

Riprendo verso il lago che sembra una distesa d'acciaio. In cielo, uno stormo di uccelli formano un cerchio e poi un ovale, e ancora un cerchio. Orgoglioso e a se stante, agguanta le correnti d'aria quel che a me sembra un nobile falco.

Attraverso dorsali di collina con le piante di mela rosa in fila. Non sono belle, queste piccole mele, ma gustose sì. Non è mai l'estetica curata a tavolino che possa prevalere sulla natura. Lascio l'auto accanto ad un agriturismo chiuso. C'è un grumo di case verso ovest. Mi ci dirigo. È contrada Santo Stefano. Ci sono lavori in corso. Da un muletto spunta un volto conosciuto. È Franco Virgili, titolare della fornace dei mattoni fatti a mano. Un artista. Se n'è parlato. Il figlio Eros mi viene incontro. Lui abita lì, in una casa bianca collegata ad una minuscola chiesa di proprietà dell'Istituto. Sostentamento Clero. È la chiesa di Santo Stefano, di cui il nome alla frazione. È chiusa. Ha subito danni dal terremoto. Chiedo di entrare. Non si può. Sbircio dal buco della chiave. Un affresco sul fondo: una Madonna con il Bambino in braccio e due santi ai lati, irriconoscibili, mangiati da umidità e crepe. Occorrerebbe un intervento. È la nostra storia. E il nostro futuro.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 07-02-2021 alle 12:15 sul giornale del 09 febbraio 2021 - 270 letture

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