Fermo, il Murri riparte. Vaccini, il piano è pronto. Ciarrocchi: «Inaccettabile che degli operatori sanitari rifiutino di farlo»

5' di lettura 06/02/2021 - Un gennaio difficile quello appena trascorso, segnato da un incidente di percorso, ossia lo scoppio di un focolaio al Murri subito dopo le festività. Ospedale che, al febbraio appena partito vuol guardare con ottimismo, attraverso una rimodulazione delle attività gioco forza penalizzate.

«Abbiamo definito un percorso che dovrebbe portarci verso uno stato di normalità, con una serie di azioni che consentono l’avvio di un rientro verso una sì fase emergenziale, ma meglio gestibile» rassicura Livini, direttore Av4, che sulla visita dei Nas afferma: «sono venuti, hanno acquisito la documentazione, attendiamo notizie circa la conclusione del lavoro che stanno facendo».

Si riparte dunque con quasi tutte le attività di area chirurgica. «Quindi - spiega il direttore - raddoppiamo gli spazi a disposizione, definiamo una zona grigia, ossia uno spazio dedicato ove tenere in osservazione pazienti apparentemente “tranquilli”». Confermati poi i posti letto Covid finora attivi, e confermate le due rianimazioni: una per pazienti Covid con 7 posti letto, e una per pazienti no Covid con 4/5 posti letto, modulabile fino a 6 ove ve ne fosse bisogno. L’impegno è anche quello di aumentare fino a 18 il numero dei posti letto di area medica no Covid. «Su questo punto - afferma Livini - ci stiamo lavorando. Lo andremo a fare in un’area del vecchio padiglione che ormai pensavamo di dismettere, ma poiché gli spazi del Murri sono contenuti siamo costretti. Un’area - rassicura - che da un punto di vista della sicurezza ci dà delle garanzie, l’abbiamo fatta riesaminare in un sopralluogo tecnico, dunque il tempo di due giorni per allestirla e sarà un’area medica con 16 letti a disposizione della struttura».

Tutti i degenti ogni 72 ore verranno sottoposti a test antigenico di controllo, così come proseguirà il controllo quindicinale sugli operatori sanitari. «All’interno di una stanza - interviene in merito il dott. Santillo - ricoveriamo solo una persona, massimo due se la stanza è più grande: ciò ci permette di meglio isolare paziente e zona interessata in caso di altro eventuale focolaio. Inoltre - prosegue - oltre al tampone fatto in Pronto Soccorso prima di accedere al reparto, si fa un ulteriore controllo all’interno del reparto con degli antigeni molecolari di ultima generazione ripetuti a 72 ore di distanza».

Inoltre, esclusi quelle delle malattie infettive, da domani, gli ambulatori ospedalieri torneranno a garantire tutte le classi di priorità. Gli esami mammografici spostati a Porto San Giorgio rientrano al Murri, e riparte la collaborazione con la ginecologia di Macerata per quanto riguarda gli interventi chirurgici oncologi. Rientrato anche il discorso Potes infermieristica di Porto Sant’Elpidio: «i medici - afferma - sono tornati al loro posto». Vanno avanti i lavori per rendere antisismico l’ospedale, motivo per cui si sta trasferendo il magazzino economale fuori dal Murri. In fase di avvio anche i lavori per installare una tac in Pronto Soccorso, e - come puntualizzato dal direttore - al momento sarà una Tac dedicata al Covid. Ultimate le progettazioni per i 15 posti in più di terapia intensiva e 10 di semi-intensiva: un percorso centralizzato dal commissario Arcuri, «perciò - dice Livini - le procedure sono state rallentate, ma ci hanno assicurato che i lavori sono stati assegnati alle ditte: l’auspicio è che si parta presto».

In fase di programmazione lo screening regionale antigenico rapido per le scuole: «dei dettagli non sappiamo nulla, ma siamo stati allertati dalla Regione per la parte organizzativa».

Sui vaccini è il dott. Ciarrocchi a parlare. «La circolazione virale è sostenuta, l’unica arma che abbiamo è la vaccinazione, e questo - spiega - è importante soprattutto per le strutture sanitarie. Il paziente che arriva con il Covid trasmette l’infezione all’operatore sanitario non vaccinato, che a sua volta la trasmette agli altri operatori: ecco - rimarca - l’importanza fondamentale dell’immunizzazione del personale sanitario». Operatori che rifiutano di vaccinarsi ci sono: «Ѐ inaccettabile» sostiene Ciarrocchi. Strumenti coercitivi per far vaccinare tutti non ci sono, e al momento la percentuale di vaccinati, dal medico alla donna delle pulizie dell’ospedale, si aggira intorno all’80%.

La prima fornitura di vaccini ha permesso di vaccinare operatori sanitari, pubblici e privati, oltre a operatori e ospiti delle residenze. «sono 1660 le persone vaccinate con due dosi e 3.000 quelle che hanno ricevuto la prima dose».

Modello di vaccinazione, quello del Dipartimento di Prevenzione, che Ciarrocchi definisce ben funzionante: «oltre il 50% dei vaccini sono stati fatti in 4 fine settimana». A febbraio arrivano in Regione altri vaccini, quello della Moderna e della Pfizer, entrambi a Rna messaggero, più degli altri di Astra Zeneca (vaccino con antigene, riservato agli under 65, perché l’efficacia negli anziani è minore): «l’Area Vasta 4 ne avrà a disposizione 8.000, che serviranno a vaccinare il resto del mondo sanitario (ad esempio i farmacisti, il personale degli studi dentistici, i fisioterapisti privati, il personale di laboratori analisi privati, centri poli specialisti privati, ecc. ) e le strutture residenziali». Dove? «All’ospedale di Montegranaro che ha un piano terra che si presta, con una organizzazione stabile. Si parte da mercoledì, verranno costruite delle liste e navigheremo sui 200 vaccini al giorno».

E gli over 80? «A fine febbraio i vaccini potrebbero arrivare. Abbiamo 15.000 over 80. I non autosufficienti saranno vaccinati dai medici di medicina generale a domicilio, mentre gli autosufficienti in un centro di vaccinazione di massa, ossia il Fermo Forum e il punto di Amandola (con 600 over 80 stimati)».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 06-02-2021 alle 13:34 sul giornale del 08 febbraio 2021 - 1179 letture

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