Violenza giovanile. Alla ricerca di sé. Intervista alla psicologa Carla Bernardini

4' di lettura 21/01/2021 - Negli anni '70 ci si menava per una idea politica, giusta o sbagliata: neri contro rossi, rossi contro neri, pro-vietcong contro pro-berretti verdi. Due decenni dopo ci si è cominciati a picchiare sugli spalti dei campi di calcio: per la Lazio contro la Roma, per l'Inter contro il Napoli: un ideale calcistico, sicuramente meno nobile, sicuramente aggregante in un'era di scioglimenti sociali. Le ultime vicende di ragazzi che da Macerata procedono per Ancona dove sfidarsi con i coetanei del nord Marche sembrerebbero mostrare nulla se non l'uso della forza tout court. Come dire: menarsi per menarsi, nessuna spinta d'altro genere se non la violenza in sé. E pure qualcosa dovrà pur esserci. Solo il nulla?

Negli anni '70 ci si menava per una idea politica, giusta o sbagliata: neri contro rossi, rossi contro neri, pro-vietcong contro pro-berretti verdi. Due decenni dopo ci si è cominciati a picchiare sugli spalti dei campi di calcio: per la Lazio contro la Roma, per l'Inter contro il Napoli: un ideale calcistico, sicuramente meno nobile, sicuramente aggregante in un'era di scioglimenti sociali.

Le ultime vicende di ragazzi che da Macerata procedono per Ancona dove sfidarsi con i coetanei del nord Marche sembrerebbero mostrare nulla se non l'uso della forza tout court. Come dire: menarsi per menarsi, nessuna spinta d'altro genere se non la violenza in sé. E pure qualcosa dovrà pur esserci. Solo il nulla?

Ne parlo con Carla Bernardini, psicologa, psicoterapeuta, con esperienza decennale nel contrasto al disagio giovanile. Ha lavorato e lavora in alcune comunità di recupero adolescenziale.

Perché tutto questo: siamo alla violenza pura, insensata?

«I giovani cercano di affermare se stessi, in maniera potente, narcisistica. Lanciano un messaggio inconsapevole di sfida e/o di ricerca d'aiuto. Avendo delle emozioni che non riescono a controllare le agiscono, e questo per una assenza di controllo inibitorio sulle proprie azioni dovuto spessissimo anche all'uso di sostanza».

Per uso di «sostanza», la psicologa intende stupefacenti di cui, tra l'altro oggi si parla molto meno nei media, benché l'uso sia notevolmente cresciuto.

Si trovano in questa situazione per quale motivo profondo?

«Perché ontologicamente ognuno, specialmente un adolescente, ha bisogno di definire se stesso, di darsi un senso di sé. Vittorio Guidano la chiama “Organizzazione di significato personale”. In questi ragazzi è confuso e frammentato come succede nelle personalità borderline. Un adolescente è un “borderline temporaneo” per definizione. In effetti, sono ragazzi come quelli di tutti i tempi, con l'energia e la potenza di fuoco di chi, alla loro età, in passato, era chiamato a conquistare il mondo. Oggi vivono in un contesto spesso disimpegnato, quando non proprio disinteressato nei loro confronti, incapace di incanalare questa enorme potenzialità».

C'entra qualcosa la pandemia, il Covid, le restrizioni?

«Il disagio giovanile precede il Covid e il resto».

Come mai oggi sembra esserci una maggiore difficoltà a costruire la propria identità?

«Perché questo processo di costruzione che inizia prestissimo nel percorso di sviluppo dell'essere umano, ha bisogno di alcune condizioni».

Quali?

«Almeno una figura di attaccamento che si prenda cura di noi fornendo cure di base e senso di sicurezza, e che eserciti per noi una funzione riflessiva, che chiarisca cioè il senso degli eventi esterni e interni, finché non siamo in grado di farlo; un ambiente esterno minimamente organizzato, e quindi prevedibile cui ancorare le proprie peculiarità».

Questa nostra però è la società del mutamento e, per certi versi, di una possibile confusione...

«Quello che sta avvenendo oggi è che la mente di ciascuno deve organizzarsi in un contesto confuso, densissimo di stimoli, spesso discontinuo, e ad altissima intensità emotiva. Questo comporta che molti ragazzi abbiano formato un senso di sé basato proprio sulla mutevolezza, su episodi emotivi di forte intensità piuttosto che su tratti emotivi stabili e coerenti. Ciò provoca problemi nella regolazione emotiva e di conseguenza nella stabilità dei rapporti personali e nella gestione dei propri comportamenti».

Lei che li incontra anche nel dolore che idea se n'è fatta?

«Oggi molti ragazzi hanno un notevole agire poetico. Scrivono tanto. Non sembrerebbe ma è così Mi mandano raccolte dei loro sogni, specie in questo periodo. Io li amo, i giovani. Sono potenzialmente geniali costruttori».

E qual è il compito degli educatori?

«Enorme, anche perché, ripeto, l'uso delle sostanze è dilagante». Chiudo con una frase dello psicanalista Massimo Recalcati: «In fondo, il compito educativo è mettere in moto la libertà». Mettere una vita alla ricerca del suo valore, del suo senso. Ridestare il desiderio.




adolfo leoni


Questa è un'intervista pubblicata il 21-01-2021 alle 11:28 sul giornale del 22 gennaio 2021 - 157 letture

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