La Regina di Fermo. La Protettrice della diocesi. Anche chi non crede saluta ed ama la Madonna del Pianto. E c’è un perché, molto carnale.

3' di lettura 17/01/2021 - Sabato 9 gennaio. Pomeriggio. Fa freddo. Piove. Scende nevischio. L'interno del Fermano sta imbiancando. In Duomo inizia il Settenario della Madonna del Pianto. Una ricorrenza secolare. Molto sentita. Vanno tutti – adulti e anziani soprattutto - a salutare e ringraziare la Vergine trafitta dalle “sette spade”. Anche chi con la fede ha poca dimestichezza, ma non scorda. La Madonna del Pianto ha sempre protetto Fermo. Lo ha fatto nei casi di pestilenze e nel corso delle guerre.

C'è un voto che fecero amministrazione comunale e comunità cittadina, e che ogni anno: il 20 giugno, viene ricordato. Passava il fronte del Secondo conflitto mondiale. I tedeschi avevano realizzato tra il fiume Tenna e il fiume Chienti una linea difensiva. Si sarebbe combattuto duramente per rallentare la risalita degli “Alleati”. I fermani si raccomandarono alla Madonna del Pianto, e quando la città non fu toccata dagli scontri, in altri luoghi molto cruenti, corsero a ringraziarla nel Santuario a lei dedicato.

Un grande arcivescovo del passato, Norberto Perini, affidò a Lei «la rinascita morale, religiosa e civile della diocesi dopo l'esito disastroso della guerra» compiendo quel che è stata chiamata la “Peregrinatio Mariae”. Era il 1948.

Questo sabato 9 gennaio, con la pandemia ancora in corso, non ci sarà processione dal Santuario sino in Duomo. Il simulacro della Madonna, debitamente coperto, è stato caricato su una vecchia “campagnola”, la jeep italiana. Dietro e ai lati sono andati i componenti dell'omonima confraternita. Un andare in silenzio. Stavolta niente canti, niente preghiere. Ognuna le fa in cuor proprio.

Alle 17,45 l'arrivo in Cattedrale. Non è semplice lo smontaggio. La chiesa è già gremita nel rispetto delle norme anti Covid. Le seconde porte, dopo quelle di bronzo, vengono spalancate. La gente si alza, volta lo sguardo all'ingresso. I Confratelli spingono la statua. C'è penombra. Il volto di Maria appare terreo seppur dolce. Quelle spade che la trafiggono sono i dolori dell'umanità come bene ricorderà il giorno successivo il vescovo di Fano, mons. Armando Trasarti, già vicario generale della nostra arcidiocesi. Uomo che i dolori li conosce e li patisce.

Tra i fedeli c'è chi si segna, chi si inginocchia. E c'è chi non trattiene le lacrime. La commozione ci lambisce. È sempre così dinanzi all'immagine tenera della Vergine. Poco più tardi l'arcivescovo Rocco Pennacchio parlerà di questa Madre cui affidarci con speranza certa. Nei giorni successivi la predicazione sarà affidata a fra Sergio Lorenzini, Ministro provinciale dei frati Cappuccini delle Marche.

Ma c'è un “Cammino” che mi piace raccontare. Un cammino di fede, a piedi, che procedeva in occasione del Settenario da Capodarco alla Chiesa cattedrale. Iniziava quando ancora era notte: alle quattro, come ricorda Isabella Bianchini. Si partiva in gruppo, il parroco davanti che recitava l'invocazione dei Santi: alla Regina di Fermo com'era chiamata la Madonna del Pianto, e poi a san Michele, protettore contro il male, san Raffaele, «guida sicura dei nostri passi», san Gabriele, che infiammava i cuori dei credenti, e all'Angelo custode, custode di noi tutti. La prima tappa era il cimitero di Capodarco; la seconda presso la fontana detta di San Martino. Alla terza tappa, nei pressi di Salette, si aggiungevano i pellegrini giunti da San Marco alle Paludi. Insieme si scendeva e risaliva per la scorciatoia sotto San Francesco. Alle 7,30 l'arrivo: il Duomo, il simulacro della Vergine, la soddisfazione. Un canto, e gli sguardi verso di Lei e da Lei verso di loro, e un affidarsi alla Sua protezione.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 17-01-2021 alle 11:01 sul giornale del 18 gennaio 2021 - 301 letture

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