Montegranaro, #ioapro. Biagiola: «Ci avete tolto la dignità, i ristoratori non sono untori»

4' di lettura 15/01/2021 - Dpcm, Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri: il nuovo entrerà in vigore domani, il 16. Oggi, intanto, è il giorno di un altro dpcm: il Decalogo Pratico Commercianti Motivati.

La “disobbedienza civile” parte dai ristoratori, non tutti. Agli #ioapro si contrappongono altrettanti #iononapro. In zona, chi aderisce alla protesta, indignato, è Marco Biagiola, titolare del ristorante “Villa Bianca”.

«Dobbiamo far capire che non siamo noi gli untori. La ristorazione, quanto a sacrifici, ha già dato tanto» il grido dello chef. Nelle sale del suo locale, un tempo, potevano mangiare in 800. Stasera, alle 19, si ricomincia. Stasera, ma anche domani, dopodomani, dopodomani ancora. Alle 21.40 si fa il conto. Per le 22 tutti a casa, nel rispetto del coprifuoco.

Biagiola definisce quella di stasera un’ “apertura gentile”. «Ho ricevuto una ventina di prenotazioni per ora. So già che rischiamo la sanzione, ma le Forze dell’Ordine svolgono il loro lavoro. Ci sono avvocati che comunque ci seguono, e faremo ricorso unificato: protestare è un mio diritto».

I clienti, con mascherina, si siederanno, ordineranno alla carta, poi mangeranno: il tutto nel rispetto della normativa anti Covid. «Non mi sento per nulla un assassino. Nessuno vuol fare il negazionista. Tra un tavolo e l’altro ci saranno 4 metri di distanza e su ogni tavolo, da 2 metri di diametro ciascuno, siederanno al massimo 4 persone. Ci vorrà il megafono per far comunicare 20 prenotati» scherza.

Non tutti condividono la protesta, come le associazioni di categoria ad esempio. Ad appoggiare i ristoratori Sgarbi e Salvini, ma Biagiola non bada ai politici. Poi c’è la popolazione. Da qualche parte, sui social, qualcuno scrive: “Bene, così saprò in quali ristoranti non metterò mai più piede”. Non è capitato allo chef di Villa Bianca ma, dovesse capitare, non ha paura dello stigma. «Nessuno finora mi ha scritto “stai sbagliando”, anzi. Se succederà non importa, ognuno è libero di fare le sue scelte. Io sto disubbidendo a una legge che ritengo sbagliata, perciò protesto. Ne più né meno. Altri colleghi, leoni da tastiera, che scrivono: “dobbiamo ribellarci, dobbiamo fare qualcosa”, non fanno nulla e questo comportamento mi lascia deluso. Io mi sono scocciato di soccombere a dpcm umilianti, di commentare sotto la pagina del politico di turno: “mettevi la mano sulla coscienza”».

Qualcuno tira in ballo l’illegalità. «Illegalità è la mancanza del diritto costituzionale al lavoro, la mancanza della possibilità di sostenere una famiglia: o mi danno il lavoro o la garanzia a non morire» risponde lo chef, che, per dare un’idea, tira fuori i numeri. «Quest’anno ho una perdita superiore al milione e dallo Stato ho preso 2.900 euro. Per essere ancora qui, come persona fisica mi sono indebitato per oltre mezzo milione di euro. Per la banca la garanzia dello Stato non conta nulla se non sei solvibile come individuo. Ho 12 mesi di affitto sulle spalle: perché nessun intervento per far sì che il locatario predisponga un piccolo sconto?» si domanda. Intanto, però, arriva il decreto ristori, il quinto. Non solo. «Se compri italiano ti ridiamo i soldi - ricorda Biagiola. 47 mila domande, compresa la mia. Nessuno ha visto ancora nulla, compreso me».

Sopravvivenza, dignità, fine delle umiliazioni, sono le parole chiave di questa giornata. «Ho colleghi ristoratori in Australia, dove, pur non lavorando, non hanno perso un euro. Lì i ristori sono concreti».

Probabilmente la protesta andrà in fumo, forse nessuno ascolterà le loro ragioni. Biagiola questo lo sa, «ma almeno io sono in pace con la mia coscienza. Vorrei scomparire sapendo di aver lottato, 30 anni di lavoro per essere trattato così è umiliante. Quando siamo passati alle fasce di colore venivo da un lavoro massacrante, per salvare il salvabile dopo il lockdown. A fine luglio ho ricominciato e a metà ottobre mi hanno richiuso, dall’oggi al domani». Quel fine settimana nel ristorante di Biagiola erano in programma diversi matrimoni. Invece nulla, e per fortuna il cibo lo chef previdente non lo aveva ancora comprato: avrebbe corso di notte, con la sua brigata, per far fare bella figura agli sposi senza aver sprecato né soldi, né cibo in caso di chiusura, come poi si è verificato. «E se ci sono programmi tv in cui si balla con mascherine a balconcino, stretti stretti, perché hanno fatto tutti il tampone - conclude lo chef - bene, propongo di far fare anche io i matrimoni: mi accollo io la spesa del tampone agli invitati».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 15-01-2021 alle 17:44 sul giornale del 16 gennaio 2021 - 1035 letture

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