Madame Coupeboeuf, c'est moi!

8' di lettura 07/01/2021 - Intervista a Elena Tagliabue

Sotto lo pseudonimo di Madame Coupeboeuf si cela Elena Tagliabue, insegnante di francese alla scuola media in provincia di Lecco. Laureatasi in Lingue e Letterature Straniere presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha lavorato in diversi settori nel cuore pulsante della Brianza prima di entrare nel mondo della scuola nel 2008, quasi dieci anni dopo aver superato il concorso per l'immissione in ruolo. Convinta che l'apprendimento di una lingua straniera sia come l'abbronzatura, fa di tutto per esporre i suoi alunni al sole del francese. Dalle nuove tecnologie ai bigliettini di carta, condito con un pizzico di divertimento, ogni mezzo è buono pur di realizzare quella che lei chiama la 'rêvolution' nell'insegnamento del francese: colleghi di tutta Italia siete invitati a farne parte!

1. Da dove scaturisce il tuo amore per la lingua francese?
Ci credi se ti dico che non lo so? Alla scuola media e al liceo scientifico ho sempre studiato solo l'inglese. Quando mi sono iscritta all'università, nel mio piano di studi avevo inserito l'inglese come prima lingua di specializzazione, seguita da francese e spagnolo come seconda e terza lingua. Poi è scattato qualcosa, qualcosa che non ti so spiegare. È come se non fossi stata io a scegliere il francese, ma il francese a scegliere me. E così ho cambiato il piano di studi e il francese è diventato la mia prima lingua di specializzazione. E anche quando mi sono inserita nel mondo del lavoro, è stato sempre il francese a portarmi fortuna. Dapprima ho lavorato presso gli uffici commerciali di varie aziende della Brianza, che mi hanno assunta proprio grazie alla mia conoscenza della lingua francese. Nel frattempo, nel 1999, ho superato il concorso per l'insegnamento del francese e infine, circa 10 anni dopo, ho abbandonato il lavoro in azienda poiché ho ottenuto il ruolo su una cattedra di francese. In realtà due cattedre, una alla scuola media e una alla scuola superiore: ho scelto la scuola media... e ho fatto bene!

2. Qual è stato l’argomento oggetto della tua tesi di laurea?
Il linguaggio metafonologico nell'opera narrativa di Honoré de Balzac degli anni 1838-1839. In pratica una tesi di ricerca nell'ambito dei miei studi di fonetica e fonologia. Un approccio scientifico alla lingua, come conviene a una mente 'a quadretti' come la mia. Il tutto racchiuso in una copertina color fucsia, perché cosa sarebbe la scienza senza un po' di follia?

3. Il francese è una lingua difficile?
Se la ami, no. Come tutte le cose. O meglio, se la ami, superi tutte le difficoltà. Ecco perché noi insegnanti dobbiamo mettercela tutta e dare la precedenza a questo obiettivo.

4. Lingua e cultura: due facce della stessa medaglia?
Diciamo che a me piace di più la prima faccia. La lingua nuda e cruda, i suoi suoni, i suoi grafemi, la sua storia, il suo funzionamento, il suo insegnamento: la fonetica e la fonologia, la filologia, la linguistica, la glottodidattica. Poi certo, ogni lingua è lo specchio del popolo che la parla. Ma la lingua è ciò che mi appassiona di più.

5. Che cosa ti piace del tuo lavoro?
In due parole, la trasmissione e la libertà. Adoro trasmettere ciò che conosco. È come se il mio apprendimento avesse un senso solo se poi lo posso trasferire agli altri: mi fa camminare a un metro da terra. E poi il non dover rendere conto, l'assoluta libertà di scegliere cosa e come insegnare, il fatto che, quando chiudo la porta della mia classe e comincia lo spettacolo, il regista sono io. La libertà non ha prezzo, per tutto il resto...

6. Didattica a distanza: opportunità o limite?
Opportunità, senza ombra di dubbio. Una GRANDE opportunità. Su due fronti, per me in particolare. Prima di tutto come insegnante ho potuto sfruttare il 'mio' metodo di insegnamento basato da tanti anni sul flipped teaching e il cooperative learning: in pratica è bastato poco per passare dalle lezioni in presenza alla DAD, mantenendo l'efficacia didattica con mio sommo gaudio. E poi, da marzo 2020 sono il 'riferimento informatico' per il mio istituto. Mi viene da ridere perché non sono un tecnico esperto, ma sicuramente una prof di buona volontà. Ho imparato tantissimo. E poi ho cercato di trasmettere in tutti i modi, ai colleghi e agli alunni: a entrambi il merito di essersi prodigati in questa novità. E un grazie alla mia preside per la fiducia.

7. Come si è evoluto nel tempo l’insegnamento del francese?
L'insegnamento del francese in Italia non si è evoluto abbastanza secondo me, altrimenti non avremmo perso tante cattedre. Quindi esorto tutti gli insegnanti di francese a realizzare la vera evoluzione, a volte addirittura una rivoluzione, prendendo spunto da ciò che propongono i centri per l'insegnamento FLE in Francia che mettono in pratica le raccomandazioni della glottodidattica.

8. Chi è Madame Coupeboeuf?
È una brianzola, non molto raffinata, che, quando entrava zaino in spalla nell'aula della prestigiosa Università Cattolica di Milano, veniva accolta da un ironico ma simpatico benvenuto del docente di francese. Una cosa del tipo: “et voilà notre mademoiselle Coupeboeuf qui arrive de la Brianzaaa”. Che bei ricordi! Col passare degli anni, da mademoiselle sono stata poi 'promossa' a madame, ma il Coupeboeuf è rimasto. E lo sfoggio con orgoglio!

9. Quali sono gli errori più comuni commessi dai tuoi alunni?
I ragazzi sono speciali, ti sorprendono sempre, anche negli errori che fanno, anche quando meno te lo aspetti: è quel risvolto del nostro lavoro che ti fa sentire sempre in bilico tra la tragedia e la commedia. Come quando cominciano a contare in francese e finiscono in dialetto...

10. Quali sono i tuoi ferri del mestiere?
Il primo in assoluto è il divertimento. Serve per nutrire la motivazione, prima di tutto mia e, di conseguenza, degli alunni. Poi vengono degli strumenti che rendono l'apprendimento del francese 'abbordabile' per tutti. Possono essere tecnologici come i miei due blog. Uno è nato tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, per la nota serie 'come passare le vacanze di Natale pensando alla scuola' di cui noi insegnanti siamo sempre protagonisti! Mi serviva per condividere immagini, audio, video ed esercizi interattivi on line da utilizzare con le prime LIM arrivate nelle nostre scuole. L'altro è più recente e propone tutte le mappe e gli schemi che creo, accompagnati da un video del mio canale YouTube. Ma approfitto volentieri anche di strumenti tradizionali, come i bigliettini di carta che utilizziamo per imparare a raccontare le vacanze con il passé composé. Se vi interessa approfondire, consultate la mia pagina facebook 'Le français bouleversé en s'amusant': vi troverete dei video-live rivolti agli insegnanti che affrontano i problemi della scuola reale, come me. Perché solo collaborando tra di noi li supereremo.

11. Qual è la tua grammatica di riferimento?
Quella della vita reale, con tutte le sue contraddizioni e imperfezioni. La uso perché è vera. La adoro perché è viva.

12. C’è un episodio che vorresti condividere con i lettori?
Come tutti gli insegnanti avrei un intero repertorio di episodi, tra il serio e il faceto. Ma in un'occasione ho realizzato quanto sia delicato il nostro lavoro: con una parola possiamo salvare un ragazzo, con una parola possiamo distruggerlo. Perché, a quella mia alunna di terza media che si nascondeva a piangere in bagno, avevo detto solo poche parole. E quando a un anno di distanza ho ricevuto un mazzo di fiori con una lettera di ringraziamento da parte sua, ho capito che le avevo detto la parola giusta. Per fortuna.

13. Cosa consiglieresti agli aspiranti docenti di francese?
Di fidarsi più di loro stessi e della loro intuizione che del libro di testo. La lingua non è un meccanismo, ma un organismo. Per insegnarla la cosa fondamentale non può essere un libro da leggere, ma è un essere umano da ascoltare. E da amare.

14. Qual è il tuo motto?
Ai miei alunni faccio questa propaganda: “massimo risultato col minimo sforzo”. Nel senso che non si può sapere tutto, ma si deve sapere ciò che serve davvero per raggiungere l'obiettivo. Ovviamente prima bisogna aver chiaro qual è l'obiettivo... ma quella è un'altra storia.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 07-01-2021 alle 18:54 sul giornale del 08 gennaio 2021 - 1528 letture

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