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Il silenzio “pandemico” magari è utile per capire quante parole superflue ci confondono anziché darci certezze

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di Lorenzo Bracalente
lorenzo.bracalente@gmail.com
 


Chissà se la vita ci appare così complicata per il tanto rumore e se la nostra anima, per ritrovarsi, come dicono, ha bisogno di solitudine e silenzio. Una circostanza seppure indesiderata per pensare.

Il silenzio, già un’ atmosfera ovattata simile a quella di quando ero piccolo e fuori nevicava.
Per la mia famiglia contadina era il tempo del riposo; accudito il bestiame nella stalla con calore a sufficienza per riscaldarci, ce ne stavamo tutti, come adesso, insieme.
Era la calma, il riposo ed il momento per avere su di noi piccoli le attenzioni dei grandi in altri momenti sempre e troppo indaffarati ed affaticati.
Dover stare a casa, per me non era poi così insopportabile; era la vacanza inaspettata e tanto desiderata quando la scuola spesso diventava pesante se non ti era capitato un buon maestro che sapeva conquistarti con la grazia di chi ti fa scoprire nuovi mondi, cose che non conosci e che hanno il potere di incantarti.
E poi c’era, volendo, anche il silenzio musicale con la tromba di Nini Rosso “. . . Buonanotte amore, Ti vedrò nei miei sogni, Buonanotte a te che sei lontana . . .”
Oggi, domenica, non una macchina e a quanto pare sappiamo essere bravi ed anche davvero pazienti, salvo alcune piccole minoranze che, nel trasgredire, probabilmente trovano quel senso di libertà che forse potrebbe essere espresso in altre forme più creative e meno invase e più rispettose dell’altro.
Il silenzio, l’essere costretti a stare fermi potrebbe, perché no, trasformarsi in una opportunità: un momento per riflettere sui nostri tempi, sul nostro mondo per osservarlo e tentare di capirlo; un momento per pensare al senso della nostra brevissima esistenza se raffrontata all’eternità.
Non sarebbe male se ci riuscisse di trasformare questo silenzio che può apparirci come vuoto inquietante in un’occasione per ascoltare i suoni interiori che tanto rumore hanno probabilmente sopito.
Probabilmente non sarebbe sbagliato approfittare di questi attimi di vita per meditare sul fatto che spesso, prima di parlare non riflettiamo abbastanza su ciò che diremo senza curarci del male che potremmo provocare gratuitamente a qualcuno quando invece il silenzio sarebbe stato prezioso.
Ma vinceremo mai contro le lusinghe della televisione, di internet, del sempre connessi senza dirci spesso nulla di importante?



Questo è un articolo pubblicato il 15-11-2020 alle 11:28 sul giornale del 16 novembre 2020 - 379 letture