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Bufera Murri, cittadini confusi e disorientati. Livini: «Politici e sindacati, smettete di urlare!»

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di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it


Riportare la verità su un quadro che si sta dipingendo di colori troppo scuri - è quanto ha voluto fare Livini, il direttore di Area Vasta 4, stamane, in conferenza stampa, per una informazione corretta, che non disorienti i cittadini. La politica dice che al Murri si curano solo i Covid. «Non è vero» precisa Livini.

«Urlare ora fa male alla nostra organizzazione e fa passare messaggi distorti e negativi riguardo all’operato della nostra azienda. Siamo in una emergenza vera, in una fase in cui le strategie sono dettate dalla gravità della situazione. Abbiamo bisogno di fiducia e sostegno. Vero che il Murri è il solo ospedale del territorio, ma questo non è il momento per fare rivendicazioni politiche o strumentalizzazioni sul fatto che l’ospedale cura i Covid, e solo i Covid, a dispetto di altre patologie. L'ospedale è capace di riorganizzare la propria attività in spazi e luoghi dedicati, il personale, seppur contato, sa essere all’altezza della situazione. Emergenza significa forte attenzione al fenomeno ma anche continuare a garantire nei limiti del possibile l’attività ordinaria. Organizzare i posti letto dedicati al Covid significa accorpamenti, significa recupero di personale esperto e il Murri ne viene compromesso per meno di un terzo di quelli che sono i posti letto totali. Sappiamo distinguere ciò che può aspettare da ciò che è urgente.

La struttura si è organizzata con percorsi separati, i luoghi di cura sono tutelati, l’area Covid è segnalata. I virus non passeggiano per i corridoi. Ci si sporca fuori, quando siamo negligenti nell’osservanza delle regole. Non ci urlate ora! Ci create solo disturbo.» tuona Livini.

Il riferimento è a coloro che sono usciti sugli organi di informazione, alla parte politica e alla parte sindacale.

E il sindacato intanto sta reclamando sicurezza nel luogo di lavoro, tamponi al personale, assunzioni. Una protesta che per Livini poteva essere evitata.

«Abbiamo scorte di dispositivi di protezione per altri 5 mesi. Per quanto riguarda il personale siamo stati i primi a fare tamponi e continuiamo a farli. Sul fronte assunzioni da marzo a oggi 48 le unità assunte, di cui 26 infermieri, 13 medici, più 5 figure arrivate dalla Protezione civile. Inoltre 2 medici e 2 infermieri per le Usca. A fine mese partiremo con la terza Usca» spiega.

Accanto a Livini il dott. Polci. Ringrazia il personale tutto. Sottolinea nuovamente che i percorsi al Murri sono tutti divisi. Poi fa il punto. «In Pronto Soccorso stamane c’erano 6 pazienti Covid, 4 dei quali hanno trovato risposta, tra malattie infettive e medicina Covid. Ora in Pronto Soccorso si trovano 2 pazienti che respirano senza ossigeno. In malattie infettive sono 32 i posti occupati, in medicina Covid 22, in rianimazione 7. Riusciamo a stare al pari, tra arrivi e dimissioni».

Il dott. Rocchi, infine, annuncia dell’apertura di 20 posti letto post acuzie nella struttura di Sant’Elpidio a Mare. E poi, anche lui, sulla tutela degli operatori, sostiene: «i nostri professionisti li abbiamo sempre sostenuti e tutelati. I percorsi di monitoraggio sono continui, abbiamo fatto due giri di verifica di tamponi a tutto il personale. Dalla settimana prossima tamponi più fitti sui dipendenti. Al netto di potenziali rischi, che non si possono mai escludere, abbiamo teso una rete di protezione per dipendenti e pazienti. Numericamente, ora, i dipendenti affetti da Covid sono notevolmente inferiori rispetto alla prima fase».

Intanto è arrivato anche uno strumento che permetterà di implementare il numero dei tamponi giornalieri, ora pari a 300.

1500 è il numero dei test antigenici distribuiti, altri 3.000 ne arriveranno per i dipendenti e gli ospiti delle strutture. E per i test antigenici, anche i medici di medicina saranno chiamati a collaborare, alcuni si sono già mobilitati .

A breve altro team per i tamponi domiciliari, mentre i drive test, oltre che in via Leti a Fermo, sono stati allestiti anche a Piane di Montegiorgio, Amandola e in Valdaso. Altro servizio, le radiografie domiciliari.

E su un eventuale fase 3 del Murri: «Non vogliamo entrare nella fase 3. Ma dipende dall’evoluzione dell’emergenza. Se fuori dal pronto soccorso ci sono numeri allarmanti non possiamo mandarli via» spiega il direttore.



Questo è un articolo pubblicato il 13-11-2020 alle 14:12 sul giornale del 14 novembre 2020 - 1228 letture