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La Collina Rosa... dei cavalli. Uno dei primi centri ippici delle Marche. A Fermo

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Lo chiamano Centro Ippico Collina Rosa, probabilmente perché contrada Camera a Fermo si tinge di quel colore a primavera, con peschi e mandorli digradanti: esplosione di vita. Ma ora che ci vado, ed è autunno, i diversi colori verdi e il giallo/marrone delle foglie danno l'idea di una terra che si sta felicemente addormentando. Non dormono, invece, anzi sono ben sveglie, dritte come fusi, le adolescenti a cavallo. Quando arrivo, nel recinto/tondino ce ne sono una decina. Cavalcano bei cavalli snelli, qualcuno che conosco è piuttosto spumeggiante.

In mezzo alle ragazze, a terra, con lo sguardo che gira, costante, a 360 gradi, c'è lei: Roberta Ferretti, una vita per i quadrupedi. Se il film di Robert Redford non avesse già un titolo e un protagonista, potremmo vederci lei: la donna che sussurrava ai cavalli.

A tre anni Roberta giocava in campagna con le capre, conduceva un asinello, tentava di mettersi in groppa ad un pony. A cinque saliva in sella e cavalcava con suo padre Paolo. Per venti anni sono rimasti insieme, entrando anche nell'agonismo e partecipando a numerose gare a Roma, Cesena, Ravenna, Recanati e poi in alcune cittadine d'Abruzzo. La passione che si fa professione. Così Roberta apre la sua scuola. Il primo cavallo è acquistato a rate. Soldi non ce n'è. Voglia tanta, quella sì. Arrivano i ragazzi del territorio. Arrivano anche adulti che vogliono far passeggiate nella natura. Se ne organizzano per la campagna fermano/sangiorgese, sino al mare. Ma i sentieri a quel tempo non erano puliti, racconta Roberta, «gli agricoltori non sempre gradivano il passaggio dei cavalieri e l'alternativa sull'asfalto non era certo il massimo». Comunque, il Centro Ippico, uno dei primi a nascere nelle Marche, continuava la sua attività volgendosi sempre di più verso la disciplina del salto ad ostacoli. Mentre parliamo, le cavallerizze girano in tondo e superano di slancio i primi ostacoli bassi. Fa sempre un certo effetto vedere il cavallo avvicinarsi all'ostacolo, rallentare un attimo e superarlo con una spinta inattesa. Roberta suggerisce le modalità, corregge gli errori, dispensa gratificazioni. E i cavalli vanno. E i cavalieri si sentono sicuri. «Il salto ad ostacoli – spiega l'istruttrice - è uno sport di pazienza, di costanza, di umiltà, di sacrificio e di impegno. Le ragazze sono più portate». Ma mentre me lo dice indica anche un giovane che da anni frequenta la sua scuola: è bravo ma non smentisce quanto Roberta ha affermato: è forse solo l'eccezione che conferma la regola. Chissà.

Roberta ha una collaboratrice. Si tratta di Perla di Giacomo, a lei il colpito della cosiddetta “messa in sella”, del trattamento della postura. Il Centro Ippico funziona, vuoi per i prezzi praticati vuoi per i servizi offerti. Solo che qualche mese fa una tromba d'aria ha completamente distrutto il maneggio coperto: la tensostruttura ha preso il volo sfasciandosi poco distante.

Roberta non molla. Ha pensato di prenderne una in affitto. Ma sta valutando bene di fronte alle limitazioni normative anti Covid-19.

Il Centro Ippico è aperto tutti i giorni, dal lunedì alla domenica mattina. Il lavoro non manca certo. I box e i paddock sono diversi. Gli animali vanno curati, sfamati, puliti e sistemati. Alla pulizia e alla sistemazione pensano anche gli allievi che, finita la lezione, si occupano del cavallo montato. Fa parte dell'educazione. Fa parte del sacrificio... e del gioco.





Questo è un articolo pubblicato il 06-11-2020 alle 15:50 sul giornale del 07 novembre 2020 - 1339 letture


adolfo leoni