Sisma. 1460 giorni dopo. Tutto in stallo? Il 2021 può essere l’anno per il cantiere più grande d’Europa?

3' di lettura 30/10/2020 - Quando i centri storici danneggiati torneranno abitati? E le chiese riapriranno? Tanti ancora gli interrogativi dopo 4 anni da quel tragico evento. Intanto la ricostruzione ha ripreso a camminare in modo deciso.

Nella giornata di oggi, di 4 anni fa, la scossa più intensa. Una magnitudo di 6.5 con epicentro a Norcia e Preci. Tutto quello che era sopravvissuto alle bombe di agosto, quel giorno è crollato e da lì è iniziata la lenta risalita verso una normalità che molte famiglie ancora hanno ritrovato.

Cosa è cambiato da quel giorno? Cosa ancora è rimasto uguale? La ricostruzione è veramente ancora bloccata o sta procedendo? Sono passati 1460 giorni da quei tragici istanti e molte cose sono cambiate. 4 sono stati i Commissari straordinari che si sono dati il cambio e tutto questo ha rallentato di molto la tanto attesa ricostruzione. Con Giovanni Legnini, l’attuale Commissario, i risultati attesi si stanno vedendo, i dati sono sotto gli occhi di tutti.

Solo negli ultimi 10 mesi sono stati approvati 617 milioni di euro per le ricostruzioni private ed oltre 1000 famiglie hanno fatto ritorno nelle proprie case. 900 i cantieri avviati ed altri 1800 in attesa di approvazione.

Dati più che positivi se si pensa ai primi anni post-sisma. Eppure non è abbastanza. A molte famiglie, ancora fuori casa e lontane dal loro Paese natale, questo non basta. “Quando torneremo a nella nostra abitazione?” si chiedono. “Quando i centri storici potranno essere di nuovo agibili?”. La situazione è questa: da una parte una macchina organizzativa che cerca di recuperare il terreno perso, ottenendo buoni risultati, ma che sembrano non essere mai sufficienti; dall’altra ci sono territori ed aree interne della Regione che inesorabilmente si stanno spopolando e lottano con tutte le forze per non scomparire.

Perché il terremoto è così, immensa paura concentrata in pochi secondi e poi costante timore e ragionevole sfiducia verso un futuro grigio. Eppure una situazione simile l’abbiamo già vissuta, almeno che sia da monito per quella attuale. L’augurio è di non intraprendere lo stesso binario della Regione Abruzzo, che conta all’attivo due “crateri” sismici ancora incompleti.

A 4 anni di distanza da quell’indelebile evento, la speranza di molti è che il 2021 sia l’anno definitivo per l’accelerata decisiva verso la ripartenza. Se il 2021 sarà o meno l’anno per vedere il cantiere più grande d’Europa, non ci è dato saperlo con sicurezza, il Commissario Legnini è comunque fiducioso: “La strada è quella giusta. Nei prossimi mesi la ricostruzione privata avrà ulteriori miglioramenti. Per la prossima estate altre mille famiglie rientreranno a casa”.

Di una cosa, però, occorre essere consapevoli, la ricostruzione sta procedendo è vero, ma ci vorranno ancora parecchi anni prima di vedere un unitario quadro di normalità. Il territorio danneggiato dal sisma è estremamente vasto, non ci sono precedenti simili e le problematiche varia da Regione a Regione, anche per questo è più difficile procedere a passo spedito. Per non dimenticare, poi, l’emergenza covid che ha rallentato tutto ulteriormente. La speranza è che a farne le spese non siano ancora quelle aree interne, tanto preziose per la Regione Marche quanto fragili e sensibili.

Il quadro, comunque, rispetto a qualche anno fa, sembra più positivo ed anche i vari rappresentati degli Enti incaricati sono fiduciosi: “Le misure ed i presupposti per rilanciare il nostro territorio ci sono tutti. Siamo sulla buona strada”.

L’augurio, sia per il sisma che per la pandemia, è di svegliarsi e vedere che non era altro che un semplice brutto sogno.








Questo è un articolo pubblicato il 30-10-2020 alle 23:48 sul giornale del 01 novembre 2020 - 405 letture

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