Fermo, al Terminal "Mario Dondero" gli scatti del maestro Eriberto Guidi

2' di lettura 23/10/2020 - “Eriberto Guidi. Sconfinamenti fotografici”, è il titolo della mostra dedicata al grande fotografo fermano. Si terrà al Terminal “Mario Dondero”, da domenica 25 ottobre sino al 10 gennaio.

86 scatti. Altri 101 inediti su Fermo verticale in un unico pannello. Curatrici della mostra Simona Guerra e Lisa Calabrese. Guidi era, oltre che un maestro, un loro carissimo amico. «Nei testi, invece di scrivere Guidi, ci veniva spontaneo chiamarlo per nome. Lo abbiamo sempre chiamato Eriberto, perché era una persona cara - dice la Calabrese».

Il Guidi storico, quello dei racconti fotografici, ma anche il Guidi che non si conosce, la parte inedita. Una mostra dunque che esce dalla fotografia classica. «Ѐ stato incredibile anche per noi entrare nel suo archivio e scoprire dei lavori che non conoscevamo. Lavori che escono dal fotografico: ci sarà tanto colore, un colore materico.» spiega Simona Guerra, una delle due curatrici che definisce la mostra come non antologica ma di scoperta.

Far conoscere il modo di lavorare di Guidi, il suo ricercare lento, la sua capacità - come osserva la curatrice Lisa Calabresi - di lasciar “decantare” un’opera per anni. Tanti spunti di riflessione lasciati aperti, un testamento per chi vuole studiarci su. «Si era avvicinato al digitale, senza condizionamenti, rimanendo nell’analogico, inventando anche dei processi tecnici difficili» spiega la Calabresi, parlando di nuova tecnica fotografica.

Una mostra, questa a Fermo, che Guidi, pur avendo prestigiose mostre espositive all’estero all’attivo, desiderava molto. Daniela Simoni, presidente del Centro studi Osvaldo Licini ricorda il legame del maestro con Monte Vidon Corrado e con Licini, legame di cui la mostra riporta i segni: «con Licini condivideva l’interiorizzazione del paesaggio».

A tratteggiare un ricordo del maestro è suo figlio, Enrico Guidi. Il suo grazie va alle curatrici in primis, per la loro passione sconfinata e il lavoro incredibile: «tutto il patrimonio di mio padre era “stipato” nel suo piccolo laboratorio, non era facile trovare, fare ordine - dice». Un padre, il suo, schivo, silenzioso, amante della musica lirica, e della sua città, tantoché uno dei suoi primi libri fu su Fermo. «Mio padre aveva tanti pregi, ma era una persona che non amava farsi vedere, non amava mostrarsi, né mostrare: era molto geloso delle sue creazioni». Così Enrico Guidi descrive suo padre, una persona schiva che lasciava che fossero le sue foto a parlare.

La mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 18. Consigliata la prenotazione.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 23-10-2020 alle 13:20 sul giornale del 26 ottobre 2020 - 512 letture

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