Urgono nuova cultura e nuova politica. Cercansi novità. Nascono i Gruppi di Resistenza Umana

5' di lettura 21/10/2020 - Un uomo un libro un manifesto. E un movimento meta-politico. Lui è Alberto Contri, docente di comunicazione sociale all'Università IULM di Milano, per venti anni presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, e Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il libro s'intitola “La sindrome del Criceto”. «Allo stato brado – si legge in un passo – il criceto può sopravvivere perché la natura lo ha dotato della capacità di correre velocissimo per sfuggire ai predatori. In cattività, chiuso in una gabbietta, se non si tiene in allenamento cade in depressione».

Corre «per la soddisfazione – nota Contri – che gli procura il movimento, senza preoccuparsi affatto che il suo correre non solo non lo porti da nessuna parte, ma neppure che sia di una qualche utilità per gli altri». È quanto sta accadendo in Italia. Della sindrome del criceto «soffre molta parte della classe dirigente. Intenta a perseguire obiettivi a breve termine o guadagni immediati, essa finisce per correre soprattutto per se stessa, condannando il Paese a non avanzare mai». In 266 pagine, Contri analizza “La molla del progresso”, che tale non è più; “I nuovi miti: singolarità e transumanesimo”, che stravolgono la persona; “L'intelligenza artificiale”, che non è intelligente; “Il Depp State”, che non è una favola; sino al “Che fare”, con una post fazione del prof. Salvatore Veca, tra i primi ad aderire ai Gruppi di Resistenza Umana. Se una malattia blocca il Paese, dice Contri, occorre una proposta per rimetterlo in moto. Ed ecco, allora, il Manifesto cui stanno aderendo sempre più persone nel Fermano, Sambenedettese e Ascolano, gente che, sotto traccia, delusa ma non rassegnata, è in cerca di un punto di aggregazione e di reazione.

«La mitizzazione di innovazioni tecnologiche e commerciali – recita il manifesto - padroneggiate da pochi capitalisti, favorisce la nascita di una classe lavoratrice sempre meno specializzata e sempre meno remunerata. Uno sconsiderato entusiasmo per una non ben compresa Intelligenza Artificiale rischia inoltre di indurre gli uomini a credere di poter agire e persino pensare sempre più come macchine, mentre dovrebbe essere il contrario. Le grandiose innovazioni delle ultime due decadi, invece che favorire lo sviluppo della società e degli esseri umani, minacciano di renderli succubi dell’arbitrio e dello strapotere economico di pochi, riportando indietro l’orologio della storia. Nelle imprese cosiddette innovatrici non è raro che la maggioranza dei lavoratori sia precaria, sottopagata, impegnata in compiti di bassa manovalanza».

«Ripudiando la violenza, - si legge in un'altra parte - si ritiene necessario fare in modo che la forza delle idee basate sullo studio, l’approfondimento, la condivisione del sapere e delle esperienze, il rispetto e la passione per il bello, il giusto e il vero, possano diventare strumento efficace contro il degrado imperante, dando uno spessore non retorico alla parola futuro». Una chiamata all'unità.

I GRU non hanno alcun intento politico o partitico, né vogliono «costruire movimenti occulti o società segrete». L'obiettivo è quello «di stringere amicizie, confrontarsi, riconoscersi, al fine di non sentirsi più isolati ma consolati dal fatto che ovunque ci sono persone interessate a promuovere i valori della crescita dell’uomo sotto forma di un nuovo Rinascimento in cui la scintilla della coscienza, la spiritualità dell’animo umano e il rispetto delle leggi di natura costituiscano sempre il primum movens». Creare, cioè, «un movimento positivo di persone che vogliano gettare i semi di un nuovo Umanesimo in un terreno sociale diventato arido, egoista, incolto e prevaricatore». C'è movimento nella società civile.





adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 21-10-2020 alle 11:28 sul giornale del 22 ottobre 2020 - 291 letture

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