Gneo Pompeo Magno: un condottiero dalle origini tutte fermane

3' di lettura 29/09/2020 - Nasceva il 29 Settembre del 106 a.C. nel Firmum Picenum, antico nome latino della città di Fermo, Gneo Pompeo Magno, valoroso condottiero, abile stratega militare, console della repubblica nonché uno dei più grandi personaggi storici dell'Antica Roma.

Figlio di Gneo Pompeo Strabone, la sua famiglia fu assai potente nei territori compresi nel piceno, nei quali disponeva di ingenti proprietà e ricchezze. Ciò permise un ingresso facilitato nella politica di Roma: sia il padre che il figlio si rivelarono infatti degni di quel cursus honorum che li avrebbe condotti ad eccellere sia nell'ars bellica che in quella politica.

Famoso come solo Pompeo, la cui data di nascita risulta precisa poiché scritta da Valleio Petercolo nelle sue Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo e successivamente confermata da Plinio il Vecchio, all'età di soli 23 anni ottiene il primo trionfo militare sconfiggendo Gneo Papirio Carbone e Gneo Domizio Enobarbo in Sicilia e in Africa. Successiva è un'altra vittoria in Spagna, a seguito della quale diverrà per la prima volta Console insieme a Crasso.

Leggendaria fu la sconfitta inferta a Mitridate, Re del Ponto, nel 61 a.C.; come ci racconta Appiano di Alessandria nelle sue Guerre Mitridatiche, è grazie alle sue gesta eroiche che Roma poté trionfare ricevendo conseguentemente il nome di Magno.

Nel 60 a.C. è protagonista insieme Crasso e Cesare del primo triumvirato, un accordo mai del tutto ufficializzato che ebbe una forte influenza sulla politica romana dell'epoca e che ebbe come principale oppositore Cicerone. Grazie a questo i tre si garantirono un controllo quasi totale su territori tra la Spagna e la Gallia Cisalpina, ingenti ricchezze ed una seconda vittoria elettorale in qualità di console, divenendo, di fatto, uno dei personaggi più potenti e ricchi di Roma.

Quattro mogli, tra cui Giulia, figlia dello stesso Cesare, e tre figli più tardi, Pompeo ebbe modo di scontrarsi direttamente con Cesare a causa delle sue forti manie egemoniche e di potere tanto da invadere il territorio allora controllato da Pompeo. L'aver attraversato il Rubicone fu per Pompeo motivo di fuga da Roma, non impedendo comunque l'attivazione di una nuova strategia militare a Brindisi per contrastare Cesare. Inutili furono però i tentativi: a Farsalo, nel 48 a.C. le truppe di Pompeo furono definitivamente sconfitte da quelle di Cesare costringendolo a fuggire in Egitto. Qui, il 28 Settembre dello stesso anno, Pompeo fu ucciso per volere dell'allora Re Tolomeo XIII al fine di ingraziarsi Cesare, già in marcia verso il suo regno.

Come scrive Plutarco nelle sue Vite, Pompeo si dimostra uomo straordinario per le sue benevolenti virtù e la sua ars oratoria ma altrettanto disgraziato per il suo tragico destino. Amante della guerra, lo stesso Plutarco si chiede come sia stato possibile che un uomo di tale prestigio possa essere stato estromesso e quasi ripudiato dalla stessa cosa che amava di più, la politica.

Uomo di grande spirito, Pompeo è riuscito a lasciare comunque un segno nella storia e non solo. Dal suo nome deriva infatti Pompeiana, la strada che attualmente collega Fermo a Porto San Giorgio ancora oggi in uso, così chiamata nel De Bello Civili dallo stesso Cesare, per indicare la via che attraversava i suoi possedimenti e che di fatto occupò nella guerra contro Pompeo.






Questo è un articolo pubblicato il 29-09-2020 alle 12:09 sul giornale del 30 settembre 2020 - 592 letture

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