MINORI PER MODO DI DIRE. Il Ragazzo della Decima

3' di lettura 26/09/2020 - Gli dovevo un libro. Non che me l'avesse prestato. Dovevamo farlo insieme: io a far domande, lui a dar risposte. Lo iniziammo qualche anno fa. Due volte mi sono incontrato con l'ing. Nazario Sauro Ramadori per tal progetto. Casa bellissima la sua, a Montegiorgio, abbarbicata alla porta di San Nicolò, contrada di artigiani e un tempo di ebrei tintori, commercianti e prestatori di danaro. Sala accogliente, poltrone comode, vista sui monti Sibillini. L'ingegnere, occhi azzurrissimi, favella sciolta, sguardo simpatico, parlava in piedi, appoggiato allo schienale di una sedia.

Poi si muoveva verso alcune foto posizionate sul piano di un mobile di pregio. Aveva una strana inclinazione nel camminare. Quando poi sceglieva di sedersi, s'allungava, stendeva le gambe, dispiegava il torace. Se fossimo stati a scuola sarebbe stato bacchettato per mancata compostezza. Lo stesso faceva in auto o sugli scranni del municipio montegiorgese che lo ebbe consigliere, assessore e sindaco. Socialista. E uomo dotato di una intelligenza acuta, aperta, fervida. Che a volte preoccupava i suoi compagni di partito. Troppo capace per sedere in Parlamento. Ci provò, non riuscì. L'invidia degli uomini, si dice, è superiore alle misericordia di Dio. Lui amava spiazzare con le sue battute e spaziare. La storia era il suo forte: quella che si compiva nella geografia dei luoghi. Geo-politica, diremmo oggi.

La cronaca ha già detto dei suoi incarichi: assessore e presidente della provincia di Ascoli Piceno, due mandati da sindaco a Montegiorgio, presidenza della Camera di commercio di Ascoli Piceno e di quella delle Marche, amministratore del Banco di Sicilia, insignito dal Presidente della Repubblica dell'onorificenza a Gran Ufficiale al Merito della Repubblica.

Ma c'è un altro aspetto che voglio ricordare. Ci teneva a sottolinearlo, spesso. Ne parlammo senza reticenze, «perché è ora che il passato passi sul serio, - mi disse - che si raccontino certe scelte di giovani che andarono a combattere non perché avvelenati di ideologia, ma per un impegno morale». Diciottenne, Ramadori partì volontario da Montegiorgio per raggiungere in Liguria la X MAS, la formazione autonoma del comandante Junio Valerio Borghese. Scelta di fascisti? «Macché. Il clima culturale – mi disse – era stato quello. La nostra gioventù era stata inzuppata di quei concetti: patria, onore, fedeltà. Bisogna storicizzare, per capire». Quando le alleanze si capovolsero, i tedeschi diventarono nemici e gli anglo-americani amici, Borghese condusse una sua guerra personale, stringendo una nuova alleanza con il vecchio alleato, anche per tenerlo lontano, ma indipendente dal Partito Fascista Repubblicano, che lui non sopportava, e in odio, ricambiato, ai gerarchi di Salò. Un romantico capitano di ventura, Borghese, con i propri uomini. Ramadori mi raccontò che con il suo battaglione, il Barbarigo, fu spedito nelle trincee di Anzio, per fermare l'avanzata anglo-americana. E nel fango, sotto la pioggia, male armato, mal nutrito, insieme ad uno stuolo di ragazzi come lui, «tutti di buon livello culturale, faranno strada nel giornalismo, nella politica, nell'imprenditoria», prima degli scontri o subito dopo, leggeva le opere dell'Alfieri, le celebri Rime. Sapeva che la guerra era perduta. Ma l'onore dell'Italia poteva essere salvato da un sacrificio. Tornato a casa, il futuro ingegnere entrò nel partito Socialista Italiano. Con l'anarchica capacità del suo libero giudizio che non tutti amavano.

Ora, nell'aldilà, avrà reincontrato i suoi vecchi camerati del Barbarigo e non dovrà più recarsi come faceva annualmente alla ricorrenza di Anzio. Sia pace per tutti!




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 26-09-2020 alle 12:03 sul giornale del 27 settembre 2020 - 416 letture

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