Il tesoro di Fermo: la Casula di Thomas Becket. Un'intervista all'agenzia internazionale ACI

5' di lettura 20/09/2020 - Ripropongo l'intervista che mi è stata fatta dal collega Simone Baroncia dopo l'evento in cattedrale a Fermo sul testo teatrale da me scritto sul personaggio di Thomas Becket la cui Casula - manto liturgico - è custodita nel museo diocesano di Fermo. Trattandosi di un tesoro inestimabile che si trova nella città marchigiana, credo opportuno, per motivi anche turistici, darne la massima diffusione. Con l'augurio di una maggiore valorizzazione

Baroncia: Per quale motivo a Fermo è conservata la casula di Becket?

Leoni: «A fianco della Chiesa cattedrale di Fermo, in un edificio adiacente e dal portone d'entrata quasi dimesso, si conserva un capolavoro di arte e di ricamo. È il paramento sacro che indossava il primate d'Inghilterra: la Casula dell'arcivescovo Thomas Becket. Si trova a Fermo, nelle Marche, in una terra distante dall'Inghilterra, per una coincidenza non casuale. Il giovane Thomas, spinto dall'arcivescovo di Canterbury Teobaldo di Bec presso cui prestava servizio, s'era iscritto allo Studium di Bologna, dove si insegnava diritto canonico. Siamo intorno al 1145. E proprio a Bologna, tra i banchi della futura università, aveva conosciuto e stretto amicizia con Presbitero, il futuro vescovo di Fermo. Due tesi si contrappongono. La prima sostiene che sia stato Becket a donare la Casula all'amico vescovo; la seconda invece ritiene che sia stata sua madre Matilde, di origini saracene, ad inviare la Casula a Fermo dopo la morte per assassinio del figlio. Aggiungo che si tratta del più antico ricamo arabo: fu realizzato ad Almeria in Spagna e porta al centro una scritta in arabo “Nel nome di Allah il Misericordioso, il Compassionevole, il regno è ...di Allah....la più grande benedizione, perfetta salute e felicità al suo possessore...nell'anno 510 in Mariyya".».

Baroncia: Come è stata scoperta che la casula appartenesse a Becket?

Leoni. «Ci sono stati studi approfonditi. Il più importante è quello del prof. David Storm Rice, dell'Università di Londra. Rice l'ha studiata a lungo. Nel 1959, in un articolo per la rivista "The Illustrated London News" ha portato a conoscenza del mondo scientifico la trascrizione del testo arabo di cui dicevo prima, che si trova nella fascia sovrapposta al tessuto nella parte centrale. Debbo aggiungere che alcuni anni fa il manto è stato oggetto di un nuovo studio da parte del prof. Avinoam Shalem, storico dell'arte, che s'è avvalso di un gruppo di esperti interazionali.

Il legame tra il Primate d'Inghilterra e il vescovo Presbitero risulta da due documenti, conservati nell'Archivio Storico Arcivescovile di Fermo. Entrambi confermano il legame tra Thomas Becket e il territorio fermano. Dal primo, che porta la data del 1296, si ricava la notizia di una chiesa fermana, in prossimità del mare, consacrata alla memoria del martire inglese. Tale edificio esiste ancora oggi anche se in condizioni molto precarie. L'altro documento, del 1686, firmato dal cardinale Giovanni Francesco Ginetti, fa esplicito riferimento alla presenza della Casula a Fermo. Nel 1925 il cardinale Merry del Val chiese che il manto fosse estratto dalla preziosa cassa di legno in cui era custodito. Dodici anni dopo fu esposta a Roma; nel 1951 a Parigi; nel 1961 a Barcellona. Nel 1973, nel corso di una mostra a Londra, la Tv inglese dedicò al manto di Becket un servizio molto approfondito».

Baroncia: Per quale motivo è stato proclamato martire?

Leoni. «Fu assassinato da quattro cavalieri che colsero al volo le parole di Enrico II: toglietemi di torno quel prete... Difese la chiesa dalle mire del re che voleva soggiogarla al potere, ridiede spessore alla fede compromessa dal pessimo comportamento di certo clero».

Baroncia: Da dove nasce il testo teatrale su Becket?

Leoni. «Nasce dal mio desiderio di capire un personaggio complesso che fu uomo fino in fondo (ebbe una moglie saracena e una figlia), che si convertì, che fu martirizzato per la sua missione, che fu proclamato santo»

Baroncia: Dopo 850 anni dalla morte quale è la sua attualità?

Leoni. «Il santo non vola nell'aria, dolciastro. Il santo è un uomo con tutte le sue fragilità. Ma Becket ha sentito più forti le esigenze del cuore che lo hanno fatto aderire fino in fondo al Signore Dio».






adolfo leoni


Questa è un'intervista pubblicata il 20-09-2020 alle 09:32 sul giornale del 21 settembre 2020 - 266 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, adolfo leoni

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