Fermo: Assassinio in villa un giallo piccante che si svolge nel cuore delle Marche,

3' di lettura 20/09/2020 - Bella, nobile, over trenta, sottoveste rosa, Porche Panamera, Martini cocktail e champagne, Paola viene trovata morta dal cameriere personale in una stanza al piano terra dell’imponente villa di famiglia in riva all’Adriatico.

Il cameriere, un giovanissimo etiope, finisce subito nel mirino del PM insieme a Martina, l’amica del cuore della vittima (qualcuno vocifera anche sua voluttuosa – e ovviamente segreta - amante). Giulia e Bea sono gli avvocati dei due principali indiziati. Attorno a loro, in un triangolo compreso tra la villa sul mare, una coloratissima discoteca di Pedaso e il molo di Porto San Giorgio ove è ormeggiato il megapanfilo dell’inconsolabile marito di Paola – un sottobosco rutilante di personaggi pittoreschi e improbabili intreccia dialoghi e storie in un giallo pruriginoso, inafferabile e graffiante, scritto con il gusto purissimo per il climax e la suspance di un consumato narratore.

La Rai con Lisa Marzoli al Caffè di Raiuno ha individuato in Magnalbò uno scrittore che dedica le sue opere alla sua terra per la quale – ha detto in trasmissione la conduttrice – ha un amore ancora maggiore di quello che aveva Camilleri per la Sicilia, un amore peraltro più difficile perché la Marche sono ancora poco conosciute. E’ vero, ha confermato l’autore, le Marche sono poco conosciute, ma il loro sistema agrario è superlativo, specie all’interno, fatto di campi coltivati con esattezza e precisione e, più verso la montagna, di radure e di campi pascolo che si aprono tra fitti boschi e boscaglie: e a ogni svolta la casa rurale in pietra, l’antico castello, la chiesa foranea, l’edicola della Madonna; e lungo la costa le abbazie romaniche, alcune risalenti al IX secolo. Per me i luoghi dove si muovono i miei personaggi sono luoghi della memoria, nel ricordo di un ambiente sociale irripetibile, elegante e raffinato, geloso della propria identità ma sensibile al bello, all’arte ed alla cultura Raccontare tutto questo non è solo evasione e memoria, ma come ogni scrittore vivo insieme ai miei personaggi, provo le stesse emozioni, è come se fossi lì con loro: viaggio sulla Panamera con Paola, accompagno Martina e Girma in discoteca, salgo sul panfilo di famiglia, spio tutto quello che fanno, e decido io quando è ora di cominciare e di smettere.

Biografia. Luciano Magnalbò, ultimo maschio di una famiglia originaria di Sant’Elpidio a Mare, è nato il 5 aprile 1943 e ha una moglie, due figlie e tre nipoti. Avvocato, giornalista, scrittore e studioso di storia del territorio è stato per dieci anni senatore di Fermo, Civitanova e Recanati. Negli anni ’90 ha fondato e diretto due riviste di costume, Pentapolis e Quartopotere, e per Il Messaggero ha scritto a lungo graffianti e divertenti articoli dedicati ai personaggi ed agli ambienti da lui frequentati, poi pubblicati nel libro L’orologio del Magnalbò a cura di Gabor Bonifazi, indimenticabile intellettuale maceratese. E’ autore di Assassinio in villa e di un altro giallo - La contessa scomparsa – romanzi leggeri, umoristici e piccanti, entrambi ambientati nelle Marche centrali e, in altro ambito, ha dedicato una ricerca storica che va dal IX al XX secolo ad una stirpe marchigiana che fu potente nei territori tra il fiume Chienti e il Tesino, opera che dopo un lungo lavoro sta giungendo a termine. Ama il mare e le automobili, come navigatore ha battuto per venticinque anni le coste della Dalmazia a bordo di barche a vela e a motore, e come pilota ha partecipato a tre Mille Miglia storiche nella squadra Alfa Romeo. Si dedica anche alla pittura, ed è convinto che nella vita è meglio ridere.




redazione Vivere Fermo


Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-09-2020 alle 13:32 sul giornale del 21 settembre 2020 - 574 letture

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