MINORI PER MODO DI DIRE. Premio Città di Fermo, un premio su cui puntare

3' di lettura 19/09/2020 - «Alzate la testa, marchigiani». Raccomandò Bruno Lauzi anni fa in un concerto al teatro di Porto San Giorgio. «Avete stoffa – disse – non state reclinati». Era un invito indiretto a superare l'autoghettizzazione e un provincialismo che taglia il respiro. Quest'ultimo ha due facce: la chiusura in se stessi e la subordinazione culturale alle metropoli e alle sue espressioni. E pure il genius loci esiste, si muove, basta captarlo. Domenica scorsa ho preso parte in qualità di giurato al Sesto Premio Letterario “Città di Fermo” promosso dall'Associazione culturale Armonica-Mente presieduta da Nunzia Luciani.

Nei mesi scorsi avevo letto una trentina di testi. Uno in particolare mi è rimasto in mente: “Parole per i miei ragazzi”. Una lettera dell'insegnante Armida Massarelli di Modugno in provincia di Bari, scritta ai suoi allievi al momento del pensionamento. Traspare la passione educativa, l'amore per i giovani, tutta l'umana avventura dell'insegnante che vede nel ragazzo non un contenitore da riempire ma una fiaccola da alimentare. Ha ricevuto il secondo premio nella categoria Lettera/Fiaba-Leggenda. Buoni scritti sono arrivati un po' dappertutto, da Chieti a Giulianova, da Fagnano Olona di Varese a Roma, da L'Aquila a Bari: poesie in lingua, in vernacolo, testi teatrali, sino alla lettera/Fiaba di cui si diceva. 25 gli autori. Tra i premiati anche un fermano: Alessandro Ludovico Minnucci con la poesia “Non dire una parola”. La giuria era composta dalla presidente Susanna Polimanti e da Cinzia Franceschelli, pittrice e scultrice, Anna Laura Cittadino, scrittrice e poetessa, Mario Lusek, sacerdote, Antonio De Signoribus, insegnante e scrittore, Nanda Anibaldi, insegnante e poetessa, Maria Giovanna Bonaiuti, insegnante e scrittrice, Silvia Elena Di Donato, scrittrice, Stefano De Bernardin, attore e regista, e dal sottoscritto.

Scrivo del Premio perché ho avuto la netta percezione che possa diventare un evento di spessore nazionale, capace di attrarre quanto in Italia si muove nell'ambito della scrittura.
Quel che serve e servirà sempre di più al Premio letterario “Città di Fermo” è un severo e attento discernimento delle opere, per scovare, favorire e lanciare chi i talenti li possiede ma non sempre riesce a raggiungere il grande pubblico.
Occorrono però alcuni nuovi passaggi.
Il primo riguarda una più ampia comunicazione nazionale atta a intercettare sempre nuovi autori.
Il secondo dovrà mirare a interloquire con il mondo editoriale per favorire eventuali pubblicazioni: oggi l'editoria maggiore risponde ad un circo mediatico chiuso, difficilmente raggiungibile a chi non ha protezioni o canali di amicizie, e che non sempre premia la qualità.
Il terzo passaggio è tutto interno e afferisce alla condizione locale.

La città di Fermo dovrebbe tenere in debito conto l'evento, al di là di una condivisione formale. Dovrebbe puntarci, investirci, esserne orgogliosa. Dal canto dei promotori: l'Associazione Armonica-Mente, il Premio dovrebbe permeare la città e la Terra di Marca con iniziative a latere (bene quest'anno, seppur limitato, l'intrattenimento musicale della pianista Eleonora De Angelis).

Chiudo con il finale della poesia “Non dire una parola”: «Assapora il silenzio. Circondati della tua solitudine e apprezza la meraviglia della tua anima che respira...». C'è stoffa in giro.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 19-09-2020 alle 15:18 sul giornale del 20 settembre 2020 - 290 letture

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