CGIL Fermo: prospettive economiche del fermano tra vecchie e nuove fragilità

6' di lettura 10/09/2020 - Sarà un autunno molto difficile quello che ci apprestiamo ad affrontare, probabilmente tra i peggiori che la nostra provincia ricorderà.

Di sicuro i provvedimenti varati dal Governo, dal blocco dei licenziamenti alla proroga degli ammortizzatori sociali, ci aiuteranno ad affrontare i prossimi 3 mesi dal punto di vista della tenuta occupazionale e della garanzia del reddito per lavoratrici e lavoratori, seppur con tutte le criticità più volte evidenziate sui tempi di pagamento della cassa integrazione o di ristoro alle aziende che hanno anticipato il trattamento ai propri dipendenti, criticità che dovranno essere superate al più presto con una riforma degli ammortizzatori sociali.
La vera grande incognita sarà la prospettiva, cosa accadrà quanto cesseranno il blocco dei licenziamenti e la cassa Covid?
L’analisi dei dati sul fatturato, sull’export e le vendite al dettaglio dei primo 7 mesi dell’anno, fotografano una situazione per la nostra provincia che non lascia molti margini d’interpretazione.
In particolare i dati analizzati dall’Istat, a luglio 2020, su base tendenziale evidenziano un calo sulle vendite al dettaglio di abbigliamento e calzature – 27,9% , articoli in cuoio e da viaggio – 17,3% che, aggravando la situazione dell’estivo invenduto, avranno inevitabilmente conseguenze negative sulla produzione primavera estate 2021.
Altrettanto preoccupanti i dati del fatturato del primo semestre, approvati dal Cda di Tod’s Spa, in calo del 43,5 % rispetto la primo semestre 2019.

Preoccupa il dato di Tod’s, non solo per gli stabilimenti diretti, ma per gli effetti che questo forte calo del fatturato potrà produrre sulle tante aziende terziste e per quelle dell’indotto che, a vario titolo, producono per Tod’s semilavorati ed accessori. Purtroppo il gruppo Tod’s è in buona compagnia infatti, tranne rarissime eccezioni, tutto il manifatturiero ha subito e subirà forti contraccolpi dal lockdown.

La pandemia, causata dal Covid 19, ha amplificato in maniera esponenziale le fragilità ed i ritardi che il nostro tessuto economico e produttivo aveva già, scarsa propensione agli investimenti in particolare in nuove tecnologie e digitalizzazione, scarsa diffusione della formazione e specializzazione del personale, cicli produttivi incapaci di conciliare tempi di vita e lavoro, aziende di piccole dimensioni spesso contorziste, infrastrutture materiali ed immateriali non al passo con i tempi, in sintesi un lungo elenco di cose che non vanno, che oggi vanno analizzate, affrontate e risolte con tutta la determinazione necessaria in primis dalla politica a tutti i livelli, insieme alle parti sociali e tutti gli attori economici e produttivi della provincia Fermo.
Questo è il tempo per decidere quale strada intraprendere, quella dell’immobilismo o quella di metterci tutti in gioco ed affrontare insieme le sfide che abbiamo davanti. Ci sono già in campo strumenti che il mondo delle imprese deve saper cogliere e sfruttare, le risorse stanziate per l’area di crisi industriale complessa, 30 milioni di euro complessivi, 15 milioni stanziati dalla Regione e 15 milioni dal Mise, per progetti di riconversione e riqualificazione industriale, per i quali sono già partiti i primi bandi.

Abbiamo più volte lanciato l’idea di un polo tecnologico del fermano oltre alla creazione di un brand che identifichi le produzioni made in Marche tracciando tutta la filiera produttiva quindi il percorso di qualità del prodotto. D’altronde le nostre produzioni si distinguono nel mondo per la qualità quindi dobbiamo puntare su questo valore aggiunto, qualità che non può più essere solo nel prodotto ma bensì in tutto il processo produttivo, con particolare riguardo alle lavoratrici ed i lavoratori, che rappresentano il vero valore aggiunto, applicando correttamente i contratti nazionali (stop ai contratti pirata) adeguati percorsi di formazione che garantiscano giuste carriere a donne ed uomini, rispetto di tutte le normative su salute e sicurezza, coinvolgimento nei percorsi negoziali attraverso la contrattazione di secondo livello aziendale. Questo per noi è il vero concetto di qualità.

Il Governo nazionale deve accelerare sulla riforma degli ammortizzatori sociali, senza che questo significhi il mancato coinvolgimento delle parti sociali, individuando strumenti specifici per settori produttivi come quello della moda che, vivendo di stagionalità, rischia fortemente di saltare la produzione primavera estate 2021, visti gli ingenti quantitativi di merce invenduta a causa del lockdown. Questi interventi Governativi s’intrecciano ovviamente con la definizione del Recovery Plan che il Governo dovrà definire entro gennaio.

Visto che siamo nel pieno della campagna elettorale, per le elezioni regionali e comunali, un appello a chi si accinge a governare la Regione Marche il comune di Fermo e gli altri comuni della nostra provincia, serve un cambio di passo perché anche la politica regionale e territoriale possono e devono giocare un ruolo importante nella gestione di questa crisi.

Il Governo Regionale dovrà avere un occhio di riguardo verso il sud delle Marche, riequilibrando la destinazione delle risorse che non sempre è stata equa, dovrà rafforzare le politiche attive del lavoro consentendo, a chi verrà espulso dal ciclo produttivo, di essere preso in carico ed accompagnato verso una nuova occupazione attraverso specifici percorsi formativi e di qualificazione professionale, dovrà definire un piano di opere infrastrutturali, materiali ed immateriali, necessarie alla nostra provincia al distretto delle calzature fermano-maceratese (per chi non lo ricordasse il più importante d’Europa) di essere veramente competitivo e connesso, in tutti i sensi, al resto del mondo, un distretto che possa essere visto da fuori con un appeal capace di attrarre investimenti, opere che colleghino la costa con l’entroterra sempre più a rischio spopolamento, oggi più che mai a causa del sisma del 2016.

Ed in fine i Sindaci, anche loro dovranno mettersi in gioco in questa sfida per il futuro dell’economia fermana. Il marciapiede, la rotatoria, l’asfalto o l’aiuola sono ordinaria amministrazione nulla di straordinario, quello che è mancato e che va assolutamente recuperato è una politica locale che metta al centro il tema del lavoro, del disagio sociale di chi il lavoro non ce l’ha più, dei giovani e di come questi trovino nuove opportunità di lavoro senza essere costretti ad abbandonare tutto per trovarlo altrove. Possono inoltre dare un forte impulso verso la realizzazione di progetti per la qualificazione dei servizi nelle zone industriali, mense interaziendali, asili pubblici, trasporti e tutto ciò che agevoli il percorso, non più rinviabile, di diversificazione degli orari di lavoro che consentano finalmente di superare il classico spezzato di 8 ore, che produrrebbe benefici per i lavoratori, soprattutto per le donne nella gestione dei tempi di vita e lavoro, ma anche per le imprese sul fronte del risparmio energetico. Tutto ciò sarà realizzabile se gli amministratori locali, in particolare nella città copoluogo, saranno capaci di superare le logiche di campanile riprendendo il percorso di gestione integrata dei servizi piuttosto che la fusione tra comuni, spesso troppo piccoli per affrontare da soli queste sfide.

Queste ed altre proposte le porteremo al tavolo per la competitività e lo sviluppo del fermano, dove proveremo a fare sintesi con le proposte che verranno dalle altre parti sociale, con l’obiettivo di imprimere un’accelerazione nella definizione di impegni comuni che si traducano in fatti concreti.


da CGIL Fermo
Camera del Lavoro Territoriale





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-09-2020 alle 12:25 sul giornale del 11 settembre 2020 - 473 letture

In questo articolo si parla di lavoro, cgil, comunicato stampa

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