Fermo, il Comandante dei Carabinieri Peluso saluta la città dopo cinque anni di grande lavoro

4' di lettura 08/09/2020 - In un mix di tensione e di emozione, il Comandante Roland Peluso saluta Fermo. Al suo posto, da domani, il tenente colonnello Nicola Gismondi.

«Dopo 5 anni, 6 mesi e 9 giorni lascio la provincia di Fermo: destinazione Bologna con l’incarico di comandante della terza sezione del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bologna, sezione che si dirama in squadra investigazioni scientifiche, artificieri e laboratorio analisi sostanze stupefacenti» dice il comandante.

Peluso era arrivato a Fermo nel marzo 2015, direttamente dalla provincia di Parma. «Zacheo si era candidato alle elezioni amministrative, per incompatibilità doveva lasciare l’incarico. Mi hanno ripescato dall’elenco ufficiali da trasferire e io ho accettato» racconta.

L’attuale comando all'epoca era una compagnia distaccata dipendente dal comando provinciale di Ascoli e Peluso era l’unico ufficiale presente in sede.

Squadra è stata la parola magica di questi suoi 5 anni. «Da soli non avremmo affrontato nemmeno una salita dello 0,1 % di pendenza. C’è stata una grande sinergia tra tutti i reparti dipendenti dalla compagnia, quindi le stazioni, il nucleo operativo, la sezione Polizia Giudiziaria del Tribunale - afferma. In questo territorio - prosegue - sono stati raggiunti numeri che non si erano mai registrati prima».

Cita arresti per reati contro il patrimonio, indagini nei confronti di furti ai danni di calzaturifici, il sequestro più grande di stupefacente mai effettuato in regione (25 kg di sostanze e un auto di lusso), indagini per assalti nei bancomat, la rapina all’ufficio postale dello scorso anno.

«Evoluzione, mai involuzione - dice - e Roma ha creduto in questo progetto tanto che a luglio di due anni fa il Comandante generale, d’intesa con il Ministro, ha deciso che Fermo doveva essere dotata di comandi provinciali».

L’emozione più grande sta anche nel sentirsi tanto amato, da tutti. «Non pensavo di ricevere attestazioni di stima così grandi da parte di tutti: cittadini, sindaci, assessori, consiglieri, imprenditori, commercianti. “Sei stato un perno intorno al quale la sicurezza ha ruotato”, mi ha detto chi mi ha incontrato in questi giorni» racconta.

A Fermo Peluso è arrivato con degli obiettivi. Ѐ soddisfatto di averli portati a termine: stupefacenti tra i giovani, droga, l’eccesso di alcol, furti in abitazione e nelle aziende, violenza di genere. «Ho un bellissimo ricordo - dice - anche delle conferenze fatte con i ragazzi delle scuole, con i comitati di quartiere per la sicurezza per aiutare gli anziani a essere più accorti».

Ringrazia infine tutta la “famiglia” dell’Arma. «Nessuno mi ha mai contrastato in un progetto o si è tirato indietro. Ho ascoltato i pareri dei colleghi con più anni di servizio, pareri che poi si sono intrecciati con la mia linea moderna, da ufficiale fuori dagli schemi - dice».

«Sono stato tra la gente, fisicamente, con o senza divisa, ho vissuto la città, le frazioni, la spiaggia e il mare, le aziende, i rinfreschi, i concerti, sia a livello personale e familiare che professionale. Un’esperienza impossibile da cancellare. Fermo è una provincia ma rimane un grande paese, dove ci conosciamo tutti ed è un valore aggiunto che in una grande città non potrò più ritrovare» ammette.

Tra gli episodi più dolorosi ricorda il terremoto, un’esperienza di accrescimento personale più che professionale per lui. «Ho compreso la testardaggine di voi marchigiani. Sono stato catapultato ad Arquata e Pescara del Tronto il giorno seguente, a tirare fuori i corpi da sotto le macerie» ricorda commosso.

Racconta di corpi estratti, messi in sacchi di plastica e posizionati in una tenda allestita in un parco giochi, corpi senza nome e cognome, solo una targhetta con un numero e una georefenziazione per ricordare dove erano stati rimossi, per poterli restituire poi ai familiari. «Ѐ stato drammatico, ho capito cosa vuol dire voler bene alla vita». Ricorda anche l’incontro casuale con il sindaco dopo il terremoto: «mi sono trovato con Calcinaro per puro caso, ci davamo già del tu, mi ha detto: “Roland, mi devi aiutare, dobbiamo capire quali abitazioni sono da liberare per impedire che ci siano altri morti in caso di scosse ulteriori».

Da domani per Peluso inizia un nuovo cammino, più operativo e non istituzionale: «mi mancherà - dice - il contatto istituzionale, le riunioni con i sindaci, in Prefettura, ma sono contento di andare a ritrovare la strada. Certamente avrò molto da studiare».

Ora toccherà al tenente colonnello Gismondi raccogliere il testimone. «Da un sequestro siamo sempre arrivati a perseguire uno schema di indagine: controllo delle frequentazioni, dove ha comprato lo stupefacente e da lì si iniziava. Se questo metodo ha funzionato il mio collega, da domani, ne farà un saggio equilibro mettendoci del suo. Il tenente colonnello Gismondi è un grande professionista, sono sicuro che farà molto bene» afferma.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 08-09-2020 alle 13:53 sul giornale del 09 settembre 2020 - 1226 letture

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