CAMMINO LA TERRA DI MARCA. I conventi francescani, la povertà e l'economia di mercato

3' di lettura 06/09/2020 - Sono tornato sul monte Stalio, a Massa Fermana. Non s'incontra anima viva. Il convento francescano non è stato recuperato. C'è buona volontà, quantomeno sembra. Ma i soldi non si trovano. Nella vicina selva passeggiarono san Giacomo della Marca e, probabilmente, il suo maestro san Bernardino da Siena. Solitario e bisognoso di interventi anche quello dei Cappuccini di Montegiorgio. I frati lo hanno abbandonato decenni fa. Aveva un campetto da pallone e un bell'orto con tanto di vigna invitante i ragazzi.

Attivi invece sono i conventi cappuccini di Fermo, Amandola e Civitanova Marche. Il Terzo Ordine Regolare, sempre della famiglia francescana, resiste a Francavilla d'Ete. Mentre a Potenza Picena, nel convento di san Lorenzo, si è insediata la Congregazione dei Fratelli Francescani Missionari. Restando a Potenza Picena, continuano a lavorare, e pregare, i Minori Osservanti del convento di Sant'Antonio. I Minori Conventuali si rintracciano a Fermo, nel convento annesso allo stupendo tempio di San Francesco, con la più bella chiesa fermana. Sempre i Conventuali operano a Mogliano Marche. L'architettura degli edifici francescani si fa notare per severità ed essenzialità delle forme. Povertà, umiltà, rispetto della natura... ed economia di mercato. Non si drizzino i capelli ai seguaci di Adam Smith! E pure così è. Paradossale? Forse. «... un carisma – scrivono Luigino Bruni e Alessandra Smerilli - che ha posto al proprio centro “sorella povertà”, il distacco anche materiale dai beni come segno di perfezione di vita, diventa la prima “scuola” economica dalla quale emergerà il moderno spirito dell'economia di mercato». È stato un ebreo e agnostico: Murray Newton Rothbard, esponente della Scuola economica austriaca, a riaccendere, nel campo dei laici-laici, i fari su questo aspetto volutamente dimenticato. «L’ammirazione di Rothbard – si legge in un recente articolo di Guglielmo Piombini - va in particolare a due francescani: al provenzale Pietro Giovanni Olivi (1248-1298), il vero scopritore della teoria soggettiva del valore; e a San Bernardino di Siena (1380-1444), il quale, oltre a fornire una magistrale analisi delle virtù e della funzione dell’imprenditore, riportò in auge la teoria soggettiva del valore sviluppata da Olivi».
Lo dico ad alcuni turisti che si soffermano davanti all'antico Monte di Pietà di Fermo istituito nel 1478. Racconto loro del beato Domenico da Leonessa, del beato Marco da Montegallo, di san Giacomo della Marca, che lo vollero, e dei Domenicani e Agostiniani che lo contrastarono, e, ancora, del dibattito interno ai “figli” di Francesco dove i “Perugini” ammettevano il prestito «cum merito», cioè a piccolo interesse, e i “marchigiani” «sine merito», ovverosia senza interesse. L'economia interrogava i francescani, perché toccava i popoli, le persone, specie i più deboli.
Ed oggi sono proprio i francescani a tornare in campo proponendo il superamento del modello capitalista. Frà Johannes Freyer, OFM ha scritto che occorre sostituire all'homo oeconomicus l'homo fraternus/sororius e che «la crisi di questa pandemia ha dimostrato chiaramente che la precedente pratica del capitalismo non può far fronte ad una tale situazione. A quanto pare, è giunto il momento di mettere in discussione il sistema economico neoliberale e i suoi dogmi di crescita senza fine, e di prendere sul serio altre strutture e meccanismi». Pax et Bonum.






adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 06-09-2020 alle 19:14 sul giornale del 08 settembre 2020 - 378 letture

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