No al taglio dei parlamentari. E dico perché

3' di lettura 02/09/2020 - Al Referendum per il taglio dei parlamentari voterò NO. C'ho pensato a lungo. Mi sono reso conto che la riduzione di deputati e senatori non risolverà il problema della politica. Stefano Rizzo sull'argomento è stato illuminante, ha detto, in pratica: perché invece di 400 deputati non se ne eleggono allora solo 50? Oppure: accettando una vecchia proposta provocatoria di Berlusconi, perché non si fanno votare in Parlamento solo i capigruppo di partito? Già: se taglio deve esserci, ci sia veramente! Giannini dell'Uomo qualunque ripeteva che bastavano cinque ragionieri. E per quanto riguarda il risparmio, la somma recuperata equivale all'affitto di cinque navi quarantena.

Il problema della politica oggi sta nella selezione della classe dirigente e nei partiti diventati ormai padronali. Iniziò il Cavaliere e dettò la linea. Non che prima ci trovassimo in Paradiso. Però un certo cursus honorum, anni fa, veniva compiuto. Ve lo racconto in breve, per averlo vissuto terra terra.

C'erano le sezioni di partito – di quasi tutti i partiti - in ogni paese. Il giovane che aveva voglia di politica, cioé di vivere la sua terra legandola a grandi ideali, si avvicinava timido. Ascoltava in silenzio e defilato i più grandi discutere, litigare, ma trovare sempre una sintesi. E si discuteva molto e molto si litigava.

Il mio amico Aldo Brandirali, elettricista, “capo” di una cooperativa di ex detenuti, e già assessore regionale in Lombardia, ribadiva che, ad esempio, nelle sedi della Sardegna si dibatteva delle garanzie nelle miniere del Sulcis collegandole al pensiero di Mao Tse Tung. Cioè: si spaziava, si creavano collegamenti, si aveva uno sguardo ampio.

Ascoltati i dibattiti, i giovani stampavano i volantini, si sporcavano le mani d'inchiostro al ciclostile che, puntualmente, s'inceppava, si distribuivano i fogli al mercato, si faceva la colla e si attaccavano i manifesti, specie di notte. Poi, un passo avanti: le prime righe scritte sul quadro murale di piazza, la partecipazione ai consigli comunali, la prima esperienza in essi, e via via: provincia, regione e più su sino in Parlamento. Ma sempre divorando libri e riviste, prendendo appunti e facendo domande.

Oggi, invece, il proprietario del partito sceglie il suo uomo. Come? Come quello più organico al proprio interesse. Non ha mai fatto la colla? Poco male: però è capace di dire: signorsì. Non ha mai letto Ernst Junger o Vintila Horia o Massimo Cacciari o Gianfranco Miglio o Werner Sombart o Gustave Le Bon? Poco male: è oltremodo ossequioso del capo.
Come se ne viene fuori? Difficile. Difficilissimo.
Si può provare a costruire corpi intermedi dal basso. Sarà faticoso. E si scontrerà con uno sfarinamento della società dove gli individui pensando di essere liberi e in piena autonomia, sono invece soggetti ai proclami emozionanti e di pancia lanciati dal Capo, e poco inclini a mettersi insieme.
Mentre posto su fb una sintesi di questo intervento, qualcuno mi scrive che solo il Padreterno può riuscirci, o san Benedetto.
Mi auguro che non si debbano scomodare in due.




adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 02-09-2020 alle 08:41 sul giornale del 03 settembre 2020 - 381 letture

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