Al via nelle Marche la stagione venatoria ma c'è aria di ricorso al Tar

3' di lettura 02/09/2020 - E' iniziata con il 1^ settembre la stagione venatoria anche nelle Marche. Come è ormai consuetudine da molti anni, la stagione è iniziata in anticipo di circa 20 giorni rispetto alla normale apertura che, secondo la Legge nazionale n. 157/92, dovrebbe coincidere con la terza domenica di settembre, che quest’anno cade appunto il 20 settembre.

Quest’anno - si legge nel comunicato - vista la concomitanza con le elezioni regionali del 20 e 21 settembre, la Giunta regionale uscente e l’assessore alla caccia Pieroni hanno voluto dare l’ennesimo “segnale” ai cacciatori/elettori marchigiani, regalando loro ben 13 giorni in più di caccia, ripartiti in 7 giorni di preapertura e 6 giorni di post chiusura.
In pratica, si inizia a sparare il 2 settembre e si finirà il 10 febbraio del 2021, che fa quindi delle Marche il “paradiso” dei cacciatori, visto che potranno godere della stagione di caccia più lunga d’Italia!
Un “primato” questo, giustamente sottolineato con orgoglio dal presidente regionale di Federcaccia, Antonioni, che sappiamo aver collaborato “fattivamente” alla stesura del calendario venatorio, a braccetto dell’assessore Pieroni e dei funzionari regionali del settore caccia.
Un calendario venatorio, quindi, palesemente irregolare e sbilanciato vergognosamente in favore dei cacciatori e che per questo non è passato inosservato all’ISPRA, l’organo tecnico/scientifico del Ministero dell’Ambiente preposto allo studio dello status della fauna selvatica, che difatti lo ha fortemente censurato in molte parti! Fatto questo che però è stato completamente disatteso dalla Giunta regionale e dall’assessore uscente Pieroni, come sono state completamente ignorate anche le osservazioni e le richieste di modifica avanzate dalle associazioni ambientaliste ed animaliste marchigiane.
L'aspetto più grave è proprio la sconfessione e il disconoscimento del ruolo tecnico-scientifico dell'ISPRA, che non è espressione delle associazioni ambientaliste, ma che rappresenta un ente pubblico di ricerca, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, autonomia tecnica, scientifica, organizzativa, finanziaria, gestionale, amministrativa, patrimoniale e contabile, soggetto al Ministero dell'Ambiente, ed ai cui pareri le Regioni dovrebbero attenersi e fare riferimento quando legiferano in materia faunistica ed ambientale.
Un’amministrazione regionale non può permettersi quindi di mettere in dubbio la serietà, la professionalità e l'imparzialità di un organo come l'ISPRA, perché è come se mettesse in discussione il ruolo stesso dello Stato e di conseguenza il fatto che la fauna selvatica non sia patrimonio indisponibile di tutta la collettività, come è scritto nella nostra Costituzione, ma prerogativa delle singole Regioni o, peggio ancora, "carne da macello" ad uso e consumo dei cacciatori!
E’ per questo che come LAC – Lega Abolizione Caccia stiamo valutando di impugnare il calendario venatorio Marche 2020/2021, forti anche delle recenti vittorie ottenute dalla LAC e dalle altre associazioni ambientaliste in Toscana e in Veneto, dove i TAR hanno accolto i nostri ricorsi, sospendendo le preaperture in quelle Regioni!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-09-2020 alle 07:04 sul giornale del 03 settembre 2020 - 556 letture

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