“Tra le stelle e il mare"

3' di lettura 14/08/2020 - Le parole di monsignor Rocco Pennacchio in vista delle festività dei patroni Santa Maria Assunta in cielo e San Marone Martire

Auguro a tutti di guardare all’Assunta e a San Marone non solo con ammirazione ma col desiderio ardente di imitarli. E cioè, testimoniare fino al martirio con lo sguardo rivolto al cielo. Abbiamo bisogno di rimettere al centro la dimensione ‘altra’ della fede che, se non ci aiuta a guardare oltre questa vita è un semplice regolatore etico dell’esistenza, troppo poco per aver comportato la morte del Figlio di Dio”. Sono le parole con le quali monsignor Rocco Pennacchio si rivolge ai fedeli, in occasione della festività di Santa Maria Assunta in cielo - Patrona della diocesi - e del Martire San Marone patrono della città di Civitanova Marche. Attraverso una video intervista realizzata in vista delle celebrazioni litugiche dei santi patroni, l’Arcivescovo Pennacchio ha voluto ripercorre il cammino dell’anno pastorale che volge al termine, fortemente segnato dall’esperienza della pandemia, e anche indicare alcuni percorsi e atteggiamenti per affrontare il cammino futuro. In particolare l’Arcivescovo si è soffermato nel guardare a quei valori e dimensioni peculiari della nostra terra fermana e maceratese: “fedeltà e legame alla propria terra, vita permeata dalla fede, laboriosità e concretezza. Questi valori, mi pare, accomunino tutto il territorio diocesano, senza distinzioni. Naturalmente, nella vita, ogni aspetto positivo porta in sé dei rischi: campanilismi, anche in campo religioso, religiosità che talvolta non esprime una fede matura, attaccamento morboso al lavoro”.

Ripercorrendo il tempo del lockdown monsignor Pennacchio ha commentato affermando: “la pandemia ha colto il mondo impreparato, quindi anche noi. La politica ha cercato di gestire come meglio poteva anche se sento di dire che ha preso decisioni impopolari ma giuste, anzi forse tardive. Parlando dell’aspetto ecclesiale, all’inizio, e ancora oggi per alcuni, la debolezza maggiore, a mio parere, è stato il non prendere atto che in tale situazione non era possibile più vivere le normali situazioni ordinarie se non in modo straordinario. A questo molti non si sono rassegnati, per cui hanno continuato a rivendicare modalità di vivere la fede, l’appartenenza ecclesiale, la convivenza sociale che in qualche misura scimmiottassero ciò che si era sempre fatto in passato. Dal punto di vista religioso ed ecclesiale - continua l’Arcivescovo - la debolezza maggiore, talvolta incarnata anche da sacerdoti è stato il non sapersi adattare ad una situazione in cui la mancanza della vita comunitaria, specialmente liturgico sacramentale era indispensabile per la sicurezza di ciascuno.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-08-2020 alle 11:11 sul giornale del 17 agosto 2020 - 278 letture

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