Sgravi per il Mezzogiorno. Le Marche?

2' di lettura 11/08/2020 - Lo sconto del 30% sui contributi previdenziali che sarà concesso alle aziende del centro-sud Italia, previsto nel Decreto agosto del governo Conte, rischia di infliggere un colpo molto duro, se non definitivo, all'imprenditoria marchigiana. E’ una misura che parte solo per l’ultimo trimestre di quest’anno, ma è la stessa presidenza del Consiglio dei Ministri che ha confermato l’obiettivo di renderla strutturale e mantenerla per un decennio, fino al 2029.

La logica del provvedimento sarebbe quella di agevolare le aree con un PIL inferiore alla media europea ed un tasso di occupazione sotto la media nazionale. Aiutare le zone svantaggiate del Paese ha senso, ma dobbiamo anche chiederci cosa provocheranno queste misure per chi non potrà usufruirne.

Tutti gli imprenditori del nostro territorio ripetono da anni che un calo del cuneo fiscale intorno al 20-25% potrebbe rappresentare la salvezza per tante imprese, renderebbe meno conveniente spostare fasi produttive, favorirebbe il reshoring, cioè il rientro di quelle attività che si erano spostate all'estero per cercare condizioni economiche e fiscali più favorevoli.

E’ evidente che se per i prossimi dieci anni una parte del Paese, che inizia appena a sud del territorio marchigiano, potrà giocare una carta così favorevole, il rischio di perdita di competitività per i distretti produttivi marchigiani è enorme. Questo arriva in un momento già devastante. La crisi economica provocata dal Covid è evidente, si prospetta un autunno molto duro, con il rischio di conseguenze sul tessuto sociale. I più recenti studi di Bankitalia parlano di un calo di fatturato per le Marche di oltre il 25%. Se guardiamo al settore calzaturiero, alcune associazioni di categoria (Confartigianato) stimano che a fine anno, nell'ipotesi più pessimistica, il calo di fatturato potrebbe toccare l'80%. I comuni del distretto calzaturiero fermano sono primi in Italia tra i sistemi locali di lavoro con le più alte percentuali di attività rimaste ferme durante il lockdown.

Tutto questo avviene con un entroterra messo in ginocchio dal terremoto ed un grave rischio di spopolamento. Aggiungiamo il progressivo scivolamento, da oltre un decennio, delle Marche verso il sud Italia. Dal 2008 ad oggi il Pil regionale è sceso dell'8,4%, con un impoverimento medio pro capite di 2.000 euro annui.

In una situazione così precaria, è indispensabile che le agevolazioni previste per il Mezzogiorno si allarghino anche al territorio marchigiano, se non nella sua interezza, almeno per i settori più critici, intendo i territori compresi nell'area di crisi complessa del distretto calzaturiero e quelli del cratere sismico.






Questo è un articolo pubblicato il 11-08-2020 alle 09:01 sul giornale del 12 agosto 2020 - 255 letture

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