Lido Tre Archi, presentate le liste che appoggiano il candidato sindaco Interlenghi

4' di lettura 08/08/2020 - Quattro le liste che appoggiano la candidatura di Interlenghi a sindaco di Fermo: Partito democratico, Fermo coraggiosa (supportata da Articolo 1 e altre realtà democratiche, progressiste e ambientaliste), Agire locale - composta da ragazzi e ragazze under 40, e Fermo capoluogo, quella lista che dovrà rappresentare lo sforzo della città di aprirsi al territorio.

Luogo scelto per presentarle, Lido Tre Archi. Presenti numerosi candidati, l’assessore Cesetti e il consigliere Giacinti.

In rappresentanza del Pd c’è Paolo Nicolai, segretario del partito, nonché candidato. Parla di una campagna elettorale epocale, dalla quale scaturisce la forte contrapposizione tra i sovranisti e i populisti e chi, invece, tende al dialogo, all’apertura. «In un comune capoluogo - dice - non può esserci ambiguità, ché poi questa si ripercuote sulle questioni amministrative». Si è anche assunto le sue responsabilità: «all’ultima tornata elettorale ero segretario provinciale, quando lasciai dissi che la città capoluogo non poteva rimanere con quel centro sinistra disunito». Le elezioni di settembre dunque, per il Pd, sono un passaggio, «il primo passaggio della ricostruzione di un campo che a Fermo deve tornare a essere di riferimento». Sottolinea quindi l’importanza di una visione e dei partiti per intercettare i finanziamenti e mettere in campo progettualità (gli 8 milioni per il bando periferie, la costruzione del nuovo ospedale al posto della centrale a biomasse, da ultimo il Terminal).

Alessandro del Monte è il responsabile di Articolo 1, ed è componente della lista Fermo coraggiosa. Sottolinea anch’egli l’urgenza di una svolta radicale con un progetto nuovo per Fermo e il fermano, sostenuto da figure che, guardando la politica come la massima espressione del principio plurale e collettivo, fossero capaci di guidare una comunità complessa come questa. «Sul territorio - afferma - siamo all’anno 0. Non è con la visione fermanocentrica che si deve lavorare - sostiene».

Parole dure, quelle di entrambi, nei confronti di un «civismo di facciata, nel quale la destra, che sceglie di non infastidire le dinamiche locali, sembra avere un ruolo sempre più caratterizzante nella candidatura del sindaco uscente».

Portavoce della lista Agire locale è il giovane Luca Simoni che, come tanti giovani, ha raccolto la chiamata, scegliendo di schierarsi. «Siamo qui per imparare - dice. La nostra non è una lista che serve a fare massa, ma è una lista che vuole ridare voce ai giovani. Non abbiamo la soluzione a tutti i problemi, ma diremo la nostra».

L’ultima lista è Fermo capoluogo. A rappresentarla è Arjol Kondi. Ѐ avvocato, viene dall’Albania, vive in Italia dal 2001, a Fermo dal 2004. «Sono un cittadino italiano ma rimango sempre un cittadino albanese: non sarò mai un buon italiano se prima non sono un buon albanese» dice. Durante i suoi studi ha lavorato nel mondo del turismo, partecipando a fiere, «dove, ad essere pubblicizzato era il fermano, non il comune di Fermo: un comune da solo non ce la può fare» afferma. Suo figlio è nato a Fermo «e - dice - non voglio che venga trattato da straniero: l’attuale immigrato deve essere visto come futuro cittadino; non una visione assistenzialistica - precisa - ma alla persona vanno dati gli strumenti per essere autonomo».

Focalizza poi l’attenzione sui disabili: «a Fermo non si parla di disabili, ma il centro di Fermo per loro è inaccessibile».

Tocca di nuovo al candidato sindaco prendere la parola, toccando diversi punti. Guarda la pista da skate e menziona sua sorella. «Lei segue un progetto di assistenza e accoglienza di ragazzini a due passi da qui. Due stanza messe a disposizione del Comune per accoglierli, eppure non bastano per assicurare loro la necessaria distanza di sicurezza - dice. Milioni spesi per valorizzare questo quartiere, una colata di cemento per una pista da skate, e poi 30 ragazzini non hanno lo spazio per andare al doposcuola e altri ancora che non ci vanno. Questo è amministrare bene? - si chiede».

Qualche considerazione - per finire - anche sul caso di via Respighi, dove potrebbero sorgere degli alloggi. «C’è un palazzone abusivo. Prescrizione non significa assoluzione bensì che, decorso il tempo, il giudice non è potuto entrare nel merito. Calcinaro si dice felice: sbloccato un cantiere, nuove possibilità di lavoro. Per chi? - esclama Interlenghi. Se nessuno si prende la briga di demolire o di andare a una sanatoria giurisprudenziale nulla si risolve. Ma questo già doveva essere fatto, senza nascondersi dietro la scusa del sequestro, ché tanto la sentenza sarebbe arrivata».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 08-08-2020 alle 12:23 sul giornale del 10 agosto 2020 - 1178 letture

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