L'incontenibile Alberti a Non a voce sola.

3' di lettura 11/07/2020 - Dopo un imprevedibile attacco alla gestione delle RSA durante la piena pandemia, alla prima domanda di Oriana Salvucci sulla rinascita, tema conduttore della rassegna, Barbara Alberti sostiene con fermezza che nessuno ne uscirà migliorato "i buoni rimarranno buoni, i cattivi cattivi, e forse anche i buoni più avanti diventeranno cattivi".

Si definisce dapprima un'ottimista con animo animale, successivamente ipocondriaco-ottimista, ma il suo pensiero sembra andare in tutt'altra direzione: prevede a breve una recessione sociale, in cui tutti saremo toccati dalla cattiveria.

Sciorina informazioni sulla sua vita che inciampano le une sulle altre rincorrendosi in velocità. Del Grande Fratello parla come un'esperienza che tutti dovrebbero fare, "ci sono andata per soldi, chi rinuncerebbe ad essere pagato per stare in panciolle?" anche se ne esce volontariamente prima della fine. Parla dei suoi esordi come redattrice di una rubrica di posta del cuore, nella quale, almeno agli inizi, scriveva lei stessa domande e risposte per stimolare le sue lettrici ad inviarle lettere. Parla a raffica, è irrefrenabile, si parla addosso per poi chiedere "di cosa dobbiamo parlare?". È il suo stile, e pare trovare compiacimento nel pubblico, soprattutto femminile.

In effetti Non a voce sola è una rassegna che dà voce alle donne, e non a caso il primo personaggio di spicco dell'anno è Alberti, donna ribelle che aspira ad una donna ribelle per guidare il prossimo futuro. "Se pensiamo alla prima donna sottomessa ci viene in mente Maria di Nazareth, e ciò che ci rimane di lei è un affresco sbiadito in confronto agli uomini, intendo anche le comparse, descritti nei Vangeli. È madre senza sapere come, è sposa senza conoscere il suo partner. Le ho dedicato un libro per farla ridere".

Chiede libertà e rivendica pari diritti per donna e uomo, sprona le stesse donne a lottare per la conquista del libero pensiero in un mondo in cui "ancora ci ammazzano come polli", grida rivolgendosi al Governo per ottenere gli stessi salari "pagateci come gli uomini!"; Barbara Alberti ha le fattezze della combattente che è sempre stata.

Eppure, nella serenità divertita della sua irriverenza, cade nel tranello degli stereotipi di genere, presumibilmente senza accorgersene. Gli uomini depilati non le piacciono, così come quelli troppo pelosi: "ormai se un uomo piange gli cola il trucco", scherza, senza pensare che un uomo con il trucco nel 2020 equivale ad una donna in pantaloni nel 1940. Non le piacciono neanche le donne che ricorrono alla chiurgia estetica. È uno scherzo, ride leggendo una lettera della sua posta del cuore, ma la battuta lascia il segno; una donna che fa delle parole la sua vita ("la scrittura mi ha salvato dalla mia pochezza ma non chiedetemi di analizzarla") sa quanto queste possano attecchire, anche se vestite di sarcasmo.

L'incontro si conclude meglio di com'è iniziato. Saggia la sua descrizione dell'amore. "Nell'amore non bisogna mai diventare coppia, piuttosto è bene restare amanti", redarguisce così il suo attento pubblico per evitare che nelle relazioni ci si limiti la liberta gli uni con gli altri. Altrettanto attraente la riflessione sul raziocinio: "oggi crediamo di poter spiegare molto col ragionamento, ma non è così, a volte è necessario non pensare per sistemare le cose emotive".

"Per motivi di educazione e cultura, le donne hanno una maggiore sensibilità": la frase di via della serata, pronunciata dalla direttrice Salvucci, rimane il punto più importante su cui riflettere per una vera parità di genere.


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 11-07-2020 alle 16:53 sul giornale del 13 luglio 2020 - 517 letture

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