Fermo, Centro Studi Carducci: un progetto di sviluppo per il fermano e le Marche da offrire alle forze politiche

4' di lettura 11/07/2020 - Un progetto di sviluppo per il fermano e le Marche. Ѐ il documento, frutto delle menti del Centro Studi G.B. Carducci di Fermo, presentato stamane.

Una riflessione sullo stato delle cose, partendo da un’analisi macro economica del fermano e, più diffusamente, delle Marche. Spunti da offrire al dibattito politico, in vista delle elezioni regionali di settembre. Alla base del documento, l’innovazione.

«Abbiamo già ricevuto richieste d’incontro. Vogliamo incontrare tutte le forze politiche del territorio e quando il quadro sarà definitivo vorremmo consegnare il documento a tutti i candidati governatori della Regione Marche» afferma il presidente del Centro Studi Carducci, Fabio D’Erasmo.

Tra i temi trattati, la formazione, la ricerca, l’agricoltura, la creazione di un marchio di qualità per i distretti produttivi delle Marche, la progettazione di una piattaforma web di marchio territoriale e la conseguente commercializzazione, le società partecipate, il turismo e le unioni/fusioni comunali.

«Occorre rilanciare e dare forma, in primis, alla Macroregione Adriatica. Con essa va poi lanciato il tema della Macroregione dell’Italia centrale o Adriatico-tirrenica (Marche, Umbria, Toscana). Temi che negli ultimi cinque anni non sono stati al centro del dibattito».

Per ogni spunto un’offerta alla discussione. «Noi rimettiamo il tema al centro, se poi dovesse essere Marche, Umbria, Toscana e anche Abruzzo, ben venga: l’importante che il tema entri nell’agenda politica e sia discusso» sostiene D'Erasmo.

Segue il discorso dei distretti industriali e della programmazione delle infrastrutture. «Terzia corsia, arretramento, alta velocità, bretelle di collegamento tra mare e montagna, il ripristino della linea ferroviaria Amandola-Fermo: il tema infrastrutturale è un nodo fondamentale, all’interno però di una visione più ampia di quella puramente provinciale» dice il presidente, e prosegue - «cambiamo metodo: mettiamo il tema al centro dell’agenda politica, diamoci un mese di discussione profonda, alla fine di questa non ci dovrà essere più uno slogan ma una decisione, con tempi di realizzazione e responsabilità per chi la decisione l’ha presa. Potremmo promuovere il tema infrastrutturale con un convegno, portando i rappresentanti di Autostrade o chi per lei, per fare il punto una volta su tutte e sgombrare il campo da retoriche».

Sull’istruzione e sulla formazione interviene Paolo Appoggetti: «La scuola in Italia è un Cenerentola malconcia; durante il lockdown è stata trascurata nel modo più assoluto. Lo stesso dicasi per la formazione professionale, da noi svilita, ridotta al nulla, mentre in Svizzera, ad esempio, è il perno centrale dello sviluppo economico, finanziario e sociale del Paese. Occorre un aggiornamento continuo, con contributi dello Stato».

Formazione ma anche ricerca, che “non è un optional”- come si legge nel contributo di Guido Tascini.

Fusioni comunali: perché non accorpare i servizi? Ne deriverà una maggiore efficienza e i cittadini ne gioveranno.

Società partecipate: se ben gestite, potrebbero essere un volano di sviluppo, quindi - sostengono le menti del Carducci - oltre a rinforzare il legame con i comuni, ampliare lo spettro delle attività in loro possesso.

Agricoltura: dopo un excursus storico che arricchisce il contributo, i punti di forza sono stati dal Centro Studi individuati nel settore biologico e nel km 0, unitamente alla capacità di rendere la comunità consapevole.

Turismo: il turismo 4.0 la risorsa su cui investire. Il piano di Sistema Turistico Fermano come progetto pilota. Cooperazione di tutti gli stakeholders, coesione e integrazione le parole chiave. «Abbiamo potenzialità inespresse, ma ci sono percorsi che promettono di far esplodere al meglio questo territorio, come ad esempio il progetto che si sta mettendo in campo con la Dieta Mediterranea» afferma Barbara Toce.

Marchi: la creazione di un brand che sia l’identità delle Marche, all’interno del quale poter inserire tutto, dalla produzione alla commercializzazione dei vari prodotti. «Un marchio unico declinato nei vari settori dell’attività economica, un marchio che sia anche espressione di una piattaforma, che non sia solo un’identità in senso stretto ma che abbia anche un braccio operativo attraverso il quale promuovere i punti di forza su cui questa regione deve scommettere» precisa D’Erasmo.

Non ultima la sanità (rafforzamento delle strutture territoriali, telemedicina) sulla quale però è stato redatto un documento a parte, verrà divulgato nei prossimi giorni.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 11-07-2020 alle 17:02 sul giornale del 13 luglio 2020 - 483 letture

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