Montegiorgio: dopo 3 mesi e 11 giorni il prof. Sebastiani torna a casa e racconta la sua odissea COVID 19

5' di lettura 09/07/2020 - Ecco il racconto della sua terribile odissea

Finalmente, dopo 3 mesi e 11 giorni di ricovero in ospedale e 25 kg di meno, è tornato a casa uno dei primi malati covid di Montegiorgio: Giuseppe Sebastiani, 66enne, insegnante di matematica e fisica da 28 anni presso il Liceo “ E.Medi” di Montegiorgio, qualche giorno fa ha potuto riabbracciare la famiglia, la moglie Anna Maria e i figli Marco e Paolo. Una vera odissea del dolore la sua che, per fortuna si è conclusa bene, anche se nel corso di questi mesi più volte si era temuto il peggio.

Giuseppe il 1 marzo aveva partecipato ad una gara di tiro dinamico, la sua passione, nella città di Perugia. Ci si era recato in auto insieme ad altri 3 amici, fortunatamente non contagiati. A distanza di una decina di giorni da quel viaggio si era ammalato di influenza. Almeno così lui pensava, con febbre alta perdurante da una settimana, ma senza sintomi di difficoltà respiratoria.
“ Facevo anche le prove di apnea e garantisco che sembravo un sub”- racconta cercando di sdrammatizzare. Ma voleva sottoporsi al tampone per escludere con certezza che si trattasse di covid. Così, in accordo con il suo medico di base, il 19 marzo per accorciare i tempi aveva chiamato il 118 alla volta del Pronto Soccorso di Fermo.

Da quel momento, la sua situazione sanitaria era precipitata. Lo stesso pomeriggio era stato ricoverato in malattie infettive e poi d’urgenza in terapia intensiva per l’aggravarsi della sua condizione, dove è rimasto per 2 mesi, uno dei quali intubato . Infatti i suoi ricordi sono interrotti e confusi, come la sua vita in questo drammatico periodo.

“ Mentre ero intubato ricordo solo che sognavo sempre e mi sono reso conto di quanto fossi grave solo durante i 2 arresti cardiaci che ho avuto. Non so spiegarmi il perché, ma in quei momenti ero stranamente lucido. Poi riperdevo conoscenza”.

Giuseppe racconta pure lo stato confusionale al suo risveglio: “ per una settima sono stato convinto di trovarmi in ospedale ad Osimo, tanto che ho chiamato un mio amico del posto per farmi portare il caricabatterie visto che avevo il cellulare scarico. Il secondo mese, sempre ricoverato in terapia intensiva, ho subito la tracheotomia e poi è sopraggiunta anche la pancreatite. Le cause ancora non sono definite, forse per i calcoli alla cistifellea, ma che non sapevo di avere”.

Però un ricordo indelebile in testa Giuseppe ce l’ha : “il giorno in cui mi hanno dichiarato fuori pericolo è venuta da me la primaria Susanna Cola, mi ha preso le mani e ha iniziato a piangere come una fontana mentre mi diceva che era tanto tanto contenta che ce l’avessi fatta. Se fossi stato suo padre non mi avrebbe potuto trattare meglio. Non solo lei, tutti gli operatori della rianimazione per me sono stati una famiglia, pieni di premure. E lo stesso posso dire del Dottor Macarri e del suo staff, nel cui reparto sono stato poi trasferito per curare la pancreatite. Accanto a me era ricoverato un ex primario ospedaliero che aveva girato diversi altri ospedali prima di finire a Fermo e non faceva che ripetermi che qui aveva trovato il meglio”.

Certamente a Giuseppe la sua famiglia gli è mancata tanto, ma le video chiamate lo hanno aiutato a sopravvivere. Come pure l’affettuosa vicinanza dei suoi alunni che lo tempestavano di messaggi per incoraggiarlo.
L’ultimo tratto del suo calvario Giuseppe l’ha trascorso nell’ Ospedale di Porto San Giorgio in cui è stato trasferito per iniziare la riabilitazione. Dopo quasi 3 mesi di immobilità i muscoli non rispondevano più.
“Avrei potuto restarci altro tempo, ma ho preferito tornare a casa e già in pochi giorni mi sento molto meglio. Ho attrezzato una palestra e mi alleno ogni giorno. Ho anche ripreso a guidare l’auto e sono persino andato in piscina."
Per Giuseppe non sarà facile lasciarsi alle spalle questa terribile esperienza, ma la tempra del guerriero l’ha dimostrata pienamente. E non solo questa volta. Dieci anni fa era stato vittima di un incidente stradale con la sua moto e anche in quella occorenza era finito in rianimazione per 2 settimane, oltre che in cura per ben 5 mesi a causa dei tanti drenaggi nel corpo.
“Ancora una volta la vita mi ha messo a dura prova e mi ha insegnato che non serve “correre”, perché tutto può accadere in un secondo. Ora voglio godermi attimo per attimo”.
Il giorno del suo rientro a casa il Bar vicino gli ha fatto una piccola festa. E Giuseppe ha brindato con i proprietari e gli avventori con un succo di frutta, perché la sua pancreatite non è ancora guarita del tutto e lo costringe a dieta stretta.

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Questo è un articolo pubblicato il 09-07-2020 alle 01:11 sul giornale del 10 luglio 2020 - 11412 letture

In questo articolo si parla di cronaca, guarigione, sogni, articolo, marina vita, covid 19

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