Quanto manca? Da Smerillo ce lo chiede Ubu, la mascotte di Parole della Montagna.

2' di lettura 05/07/2020 - Lo conoscete Ubu? Lui è un personaggio surreale: un po' coyote un po' coniglio un po'... mettetecelo voi. È nato dalla singolare matita di un artista, disegnatore, restauratore che risponde al nome di Marco Salusti da Smerillo. Ubu è giovane ed ha avuto l'incarico, sin dall'inizio, di far da mascotte al festival Parole della Montagna diretto da Simonetta Paradisi. Quest'anno si terrà dal 17 al 19 luglio. Ubu è già in azione. Marco lo ha interpretato all'interno di un mondo che si sfascia cogliendo al volo le due parole – solitamente ne è una sola – che dà il titolo alla manifestazione: Quanto manca?

Una domanda forte, che fa riflettere. E anche Ubu fa la sua parte «in maniera ironica – spiega l'autore – poetica, divertente e strampalata» tentando di leggere la realtà che ci circonda. Quella dell'ambiente appare la minaccia più prossima, forse definitiva. I ghiacciai si sciolgono, le acque crescono, le isole di plastica aumentano, il verde a terra diminuisce, i rifiuti si sommano ai rifiuti, i pescecani (forse anche di razza umana) aumentano voraci e ansiosi di aggredire. E sopra ad Ubu le nuvole minacciose di un qualcosa di più di una tempesta.

«Con un programma ridotto ma intenso, il Festival – ha spiegato l'avvocato Paradisi - lancerà uno sguardo sul clima di attenzione/tensione che stiamo vivendo, aprendo ad una riflessione su come imparare ad essere in sintonia con i nostri tempi, anche nelle situazioni più difficili; cercherà di sollecitare interrogativi sul quanto manca alla fine dei tempi o alla creazione dei robot senzienti muniti di un’intelligenza artificiale; indagherà il valore che ha l’attesa e la noia ed altro ancora».

Ma il messaggio di Salusti-Ubu potrebbe non fermarsi alla sola denuncia o “fotografia” della drammatica situazione. Ubu è costretto a salire in alto per evitare lo squalo-pescecane. Ma la salita in alto, guardare la verticalità (come auspica Claudio Risé, per un nuovo slancio) potrebbe immettere un mutamento culturale. Non più cose da ingurgitare e buttare ma spirito da coltivare (umanità nuova), non più violenza alla natura ma rispetto del creato in quanto “creato” nell'abbraccio di micro e macro.

Insomma, ce n'è per tutti i gusti, come sempre.

«Riflessioni per l’Uomo in cammino, - aggiunge il direttore artistico - che decide di ascendere la propria montagna interiore, alla ricerca di sé e del divino». E chissà che da quella montagna interiore non brilli di nuovo la scintilla del divino di cui parlava Sant'Agostino e una mano non si tenda dall'alto per sorreggere e aiutare.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 05-07-2020 alle 09:28 sul giornale del 06 luglio 2020 - 274 letture

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