Gli edifici ospedalieri dell'alto fermano soffrono del ritardo dei lavori

3' di lettura 27/05/2020 - In questa delicatissima seconda fase del Covid-19 il Comitato per la tutela della salute dei Sibillini punta l'attenzione sulla situazione in ambito sanitario della zona dell'alto fermano, in particolar modo partendo da Amandola, dove non sono state ancora portate a termine due strutture sanitarie che potrebbero essere fondamentali.

La struttura provvisoria dedicata al reparto di Medicina, ubicata di fronte al campo sportivo, doveva essere ultimata per il 6 aprile 2020 e non è stata terminata; neanche la ristrutturazione dell'ospedale Vittorio Emanuele II è stata ultimata, non rispettando quindi l'ordinanza 37 del commissario straordinario per la ricostruzione post sisma 2016 che concerne la ristrutturazione di vecchie strutture ospedialiere in vista di quelle future.

A quasi quattro anni dalla prima scossa tellurica, la popolazione montana dei Sibillini, che conta circa 20.000 abitanti, è ancora in attesa che vengano totalmente ripristinati i servizi sanitari, garantiti fino al giorno antecedente il sisma. Il comitato è nato post sisma, ricevendo 3000 firme per il ripristino dell'ospedale Vittorio Emanuele II.

Com'è la situazione attuale?

"C'è un continuo rallentamento dei lavori – sostiene il presidente del Comitato Luisa Di Venanzi – i servizi sanitari che continuano a decrescere comprendono anche una chirurgia generale ridotta in cui era garantita anche la presenza di un'anestesista, figura oggi del tutto assente, per cui ad Amandola sono state sospese sia le TAC con il mezzo di contrasto per la diagnosi di serie malattie, che la terapia del dolore, assolutamente indispensabile per alleviare le sofferenze dei malati oncologici".

Dato il forte incremento del flusso di persone nei pronto soccorso, il comitato crede non si possa rinunciare a questo servizio, ricorrendo solamente ai medici di base. Fare tamponi, avere presidi protettivi e riaprire gli ospedali pubblici chiusi al tempo a causa dei tagli sanitari imposti, rimane l'unica ragionevole soluzione per evitare la ripresa di nuovi contagi in sede ambulatoriale ed ospedaliera.

"Noi pensiamo che, pur in presenza di Covid-19, non sia giustificata la sospensione di tanti servizi sanitari, indispensabili a moltissimi pazienti malati e sofferenti.In questa fase delicata e pericolosa, riteniamo pertanto indispensabile e più che mai necessario aumentare gli spazi a disposizione, per mantenere il giusto distanziamento fra i pazienti, diversificando le funzioni inerenti le svariate patologie".

A parte l'ospedale come sono le case e le altre strutture? "Il centro storico rimane pressoché disabitato, la ristrutturazione è difficoltosa perché gli edifici vecchi sono tra di loro attigui. La situazione economicamente è drammatica, mancano le strutture ricettive (alberghi, servizi sanitari per urgenze ed emergenze)."

Com'era la situazione prima del sisma? "La chirurgia generale era pienamente funzionante. Il 24 agosto, il giorno della scossa, l'ospedale non è crollato e poteva essere recuperato. Il direttore dell'area vasta 4 L.Livini disse che non recuperarlo è stata una scelta politica".

La paura dei componenti del comitato è duplice: si temono una crescente desertificazione della zona e, peggio, una privatizzazione della sanità.

Sono state fatte delle promesse non mantenute? Ci sono stati dei ritardi, non si è giunti neanche al completamento del tetto del Vittorio Emanuele II, così come non è stata completata la costruzione del nuovo padiglione. Sono diminuiti di più i servizi sanitari. Fino alla fine di maggio non avremo la possibilità di fare lastre al polmone. Si sta concentrando l'afflusso di persone in grandi ospedali e si stanno togliendo i servizi ai centri piccoli. L'unica soluzione sarebbe l'aumento degli spazi, ovvero la riapertura di tutti gli ospedali chiusi, che deve essere celere".


di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 27-05-2020 alle 15:23 sul giornale del 28 maggio 2020 - 323 letture

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