Ristorazione e pubblico esercizio: ecco tutte le regole per riaprire in sicurezza il 18 maggio (forse)

6' di lettura 14/05/2020 - Incontro tra Confartigianato e gestori di ristoranti, pub, bar e pizzerie per fare chiarezza su tutte le norme che essi sono tenuti a osservare dal momento della riapertura; riapertura ormai prossima, sebbene la data prospettata - quella del 18 maggio - non sia ad oggi ancora ufficiale. La formalizzazione avverrà con il decreto del Governo.

Daniele Antonini, consulente sicurezza e HCCP illustra le misure da seguire per ricominciare in tutta sicurezza con la somministrazione di alimenti e bevande. Il primo punto del Protocollo della Regione Marche parla di informazione e formazione del personale da condurre personalmente e/o insieme a consulenti circa il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e la corretta detersione delle mani. Informazione da indirizzare anche a clienti e fornitori mediante idonea cartellonistica all’interno del locale in relazione alle specificità del locale stesso.

Le regole base sono: non entrare nel locale con temperatura corporea superiore a 37,5 gradi, non accedere se si è stati in contatto con Covid positivi, lavarsi spesso le mani, evitare assembramenti, tossire e starnutire coprendo naso e bocca.

L’ingresso di dipendenti, fornitori e clienti è consentito solo con mascherina; obbligatorio il dispenser per detergere le mani all’ingresso.

Il personale prima di accedere dovrà essere sottoposto giornalmente a misurazione della temperatura corporea con il termoscanner (no termometri che vanno a contatto con il corpo), sempre nel rispetto della privacy; in alternativa il personale dovrà presentare un’autocertificazione giornaliera sul proprio stato di salute. Varcata la soglia, dipendenti e collaboratori dovranno essere dotati di un tesserino di riconoscimento con foto e generalità che dovrà essere indossato in maniera sempre visibile.

Per quanto riguarda i fornitori è consigliato effettuare loro gli ordini tramite telefono, mail o altri dispositivi telematici, così pure per lo scambio di documentazione tecnica e fiscale; essi dovranno consegnare la merce in orari di chiusura al pubblico oppure depositare la merce all’esterno, in prossimità dell’ingresso, così da evitare interazioni, altrimenti - qualora questa modalità non sia possibile - dovrà essere mantenuta la distanza di 1 metro indossando comunque mascherine e guanti.

Quanto all’ingresso dei clienti: la Regione consiglia l’asporto (dando al cliente l’orario preciso per il ritiro) o la consegna a domicilio (attraverso procedure che soddisfino i requisiti di sicurezza Covid, di sicurezza sul lavoro e di rispetto delle temperature del cibo). Meglio predisporre ingressi e uscite differenti se si ha tale possibilità.

Quante persone possono stare all’interno del locale? La Regione Marche dice che la distanza tra tavolo e tavolo, tra sedute frontali e tra sedute laterali deve essere pari a 1 metro; quando ciò non può avvenire si possono usare le barriere in plexiglass. Conseguentemente ogni gestore, dopo varie prove, capirà quante persone potrà accogliere contemporaneamente. Se i clienti vivono nella stessa casa il metro si può ridurre: l’informazione va attinta nel momento della prenotazione (che è obbligatoria). Chi attesta il reale stato di convivenza dei clienti? Non è scritto da nessuna parte, il tutto sembra ruotare sulla fiducia.

Piccolo problema: il documento Inail è lievemente in contrapposizione con il protocollo della Regione (il primo fornisce una distanza maggiore, ossia 2 metri); non è escluso pertanto che le normative regionali odierne possano, nel corso delle settimane seguenti, essere modificate se il documento Inail dovesse divenire effettivo.

Se occorre accompagnare il cliente al tavolo lo si faccia pure ma rispettando sempre il metro di distanza; quando detta distanza non si riesce a mantenere (quando si servono le pietanze ad esempio) indossare la mascherina si rivela fondamentale.

Per la pulizia dei locali si possono usare detergenti e igienizzanti, per la disinfezione invece prodotti a base di cloro (0,1 %) ed etanolo (70%). Ozono bene ma non obbligatorio.

Pulizia e disinfezione - accompagnate da aereazione dei locali - fatte quotidianamente o, nel caso di superfici comuni, ad ogni fine turno. Gli impianti di ventilazione forzata, se presenti, devono restare attivi 24 ore su 24 tutti i giorni.

Mascherina sempre indossata dal dipendente, guanti ad uso alimentare durante la manipolazione del cibo indispensabili; la Regione Marche sconsiglia per il personale di sala i guanti di gomma: lavare bene le mani è sufficiente (in netto contrasto con l’Inail che invece caldeggia l’utilizzo dei guanti).

Spostamenti limitati al minimo indispensabile; in caso di presenza di soggetto sintomatico ci si dovrà accertare che indossi la mascherina per poi procedere al suo tempestivo isolamento e ad avvertire le autorità sanitarie competenti.

Ciascun tavolo meglio se gestito da un unico addetto di sala. Il guardaroba deve sparire dal locale; l’accesso ai servizi igienici dovrà avvenire evitando assembramenti. Si prediligono sistemi di pagamento direttamente al tavolo o barriere in plexiglass alla cassa; se il cliente utilizza il POS l’addetto provvederà poi alla disinfezione.

Le procedure adottate negli ambienti interni valgono anche per l’esterno.

Ambito assicurativo affrontato da Samuele Antinori, professionista Zurich. Il punto 2 dell’art 42 del Cura Italia - spiega - ci dice che “nei casi accertati di infezione da Coronavirus in occasione di lavoro il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’ Inail che assicura la relativa tutela dell’infortunio”; il che equivale a dire che il contagio da Covid è equiparato a infortunio sul lavoro. Il suo consiglio è di stare attenti, rispettare quanto più le indicazioni, comportarsi più diligentemente di un buon padre di famiglia e controllare lo stato delle polizze in corso (spesso i massimali non sono adeguati o non è prevista l’RCO - responsabilità civile dipendenti). Che siano in regola anche le attrezzature per il delivery (se il cibo consegnato a domicilio si danneggia e provoca danni a chi lo ingerisce sono guai) e si pensi anche alla tutela di chi, per strada, effettua le consegne.

Su chi incombe l’onere di provare che il virus è stato contratto in costanza del rapporto di lavoro? Il problema - spiega l’avvocato Lippi - è stato toccato da una circolare dell’ Inail la quale chiarisce che l’onere della prova grava sul dipendente ma con delle eccezioni: tutte quelle mansioni che portano il dipendente a diretto contatto con il pubblico lasciano presumere infatti che il virus sia stato contratto nello svolgimento delle mansioni lavorative; il che implica che sul fronte assicurativo il dipendente potrà limitarsi a riferire di avere contratto il virus e graverà poi sul datore di lavoro instradare la pratica assicurativa che potrebbe portare a responsabilità civile nei confronti del dipendente laddove non dimostrasse di avere rispettato tutte le precauzioni del caso e informato a dovere il dipendente (idem per quanto riguarda il cliente). Ci sono infine delle responsabilità anche di carattere penale che gravano sul datore (il quale deve tutelare la salute del dipendente adottando ogni precauzione): parliamo di lesioni colpose o omicidio colposo laddove la malattia causasse la morte - ma sono ipotesi estreme.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 14-05-2020 alle 20:10 sul giornale del 15 maggio 2020 - 2661 letture

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