"Il Salotto della Fotografia":I fotografi del progetto Crisalidi Scarlatte si raccontano: Sebastiano Del Gobbo

6' di lettura 07/05/2020 - Sebastiano Del Gobbo è un fotografo che vive e lavora a Montottone. "Credo che i miei luoghi mi abbiano trasmesso il piacere per le cose genuine e mi abbiano donato una sorta di calma nel saper affrontare ciò che la vita ci riserva".

La sua passione per la fotografia l'ha presto portato a ritrarre le bellezze della natura e dei Sibillini in tutta la loro dirompente forza ed il suo animo riesce a raccontarne la magia incontaminata in una chiave di lettura assolutamente innovativa.
"Nel 2010 vinco il concorso fotografico “Il bianco e nero del mondo”, mentre nel 2011espongo per la prima volta le mie fotografie naturalistiche e minimaliste nella mostra “Physis”.
Durante il 2013 vinco il concorso fotografico “Le parole della montagna” con tema “il varco” e nel 2014 realizzo un reportage su commissione, in Uganda; dalle foto realizzate nascerà l’idea della mostra fotografica a scopo benefico “Muzungu”, allestita in diversi paesi delle Marche, visitata da centinaia di persone.
Nel 2015 vinco il concorso fotografico “Le parole della montagna” con tema “il vuoto” e sono stato selezionato come uno dei rappresentanti dell’Italia al Festival Internazionale di Fotografia di Lishui, in Cina ed ho avuto la fortuna di partecipare alla mostra “Italy – Scent of beauty”, nella prestigiosa Green Gallery di Hangzhou, in Cina.
Nel 2016 sono stato selezionato tra i 70 fotografi italiani che espongono alla “Notte magica della Fotografia” a Potenza Picena e nel 2017, il mio progetto “La mappa è il territorio” viene esposto per la prima volta ad Amandola e una mia fotografia viene utilizzata come copertina del libro di poesie “Dimmi le parole”, di Marco Fortuna; partecipo alla conferenza “Fotografia come geografia: quali nuove direzioni dello sguardo?”, nell’ambito della manifestazione “Giornate di fotografia”, con il progetto “La mappa e il territorio”.
Nel 2019 realizzo il progetto “Maya”, all’interno del laboratorio FIAF “L’effimero e l’eterno” ricevendo un riconoscimento speciale della giuria al Face Photo News di Sassoferrato; I siti ArtWort e MarcheFotografia pubblicano articoli su “la mappa e il territorio” e Partecipo alla mostra collettiva “Crisalidi Scarlatte”, a Torre di Palme, per la lotta contro la violenza sulle donne. "

In questo periodo il tuo linguaggio fotografico quale direzione sta prendendo?
Da circa 3 anni cerco di conciliare la fotografia con la mia passione per le dottrine orientali.
Mi sono accorto che questa operazione mi sta avvicinando ad un'estetica che predilige il simbolismo e il minimalismo, a scapito di una rappresentazione più descrittiva e immediata del mondo che mi circonda. Mi sto anche interrogando molto sul ruolo che ha la visione nella percezione della realtà e sul significato che le parole “realtà” e “percezione”, così impegnative, hanno oggi. Sto lavorando ad un progetto su questi temi e spero proprio di poterlo mostrare a breve. Continuo comunque a fotografare i paesaggi, i ritratti e le mie amate “porte”, ma cerco di interpretarli a modo mio.

Covid-19:un termine che sta riecheggiando nell'intero globo, cosa evoca in te?
Innanzi tutto mi restituisce un senso di precarietà troppo spesso ignorato: basta poco per scombinare le nostre vite e mandarci in crisi. Quindi probabilmente non dovremmo dare tutto per scontato, apprezzare di più ciò che ci è vicino, a partire dagli affetti.
Precarietà e crisi spesso precedono i cambiamenti e quindi offrono anche delle opportunità: abbiamo la possibilità di ripensare questa società, di renderla più umana e più in armonia con la natura ma, questo è anche un periodo nel quale siamo esposti: abbiamo molto tempo a disposizione e poche occasioni di distrarci da noi stessi.
Siamo più vulnerabili e quindi subiamo maggiormente la pressione mediatica di queste settimane. Dobbiamo proteggerci. Dobbiamo sviluppare nuove forme di difesa. Dobbiamo tornare a rivolgerci verso l’interno, verso di noi.
È questo il messaggio dell’autoritratto con la mascherina sugli occhi. In un certo senso torno ancora alla riflessione sulla percezione.

Stiamo attraversando un periodo carico di tensioni ed incertezze, la Fotografia che ruolo potrà avere in questo clima?
Diversi ruoli, secondo me.
Innanzi tutto conserverà il suo ruolo storico di testimone dei tempi.
Per fare un esempio, credo che le foto del Papa, in una Piazza San Pietro deserta, siano molto potenti e resteranno tra i simboli di questo periodo per molto tempo. La stessa cosa succederà alle foto dei medici stravolti dai turni massacranti e alle foto scattate nei vari reparti di terapia intensiva.
La fotografia può anche avere degli effetti terapeutici: viene spesso usata per la cura di persone che vivono in condizioni psicofisiche particolari. Oggi molti la usano per vivere meglio, con più consapevolezza, il periodo di quarantena forzata.
Scattare foto può aiutare ad esorcizzare i nostri demoni e ad avere uno sguardo più lucido su noi stessi e sulla nostra condizione. Per finire, chi fa della fotografia una forma d’arte, riveste questo mezzo del ruolo che credo più importante, anche se “di nicchia”: quello di indicare una possibile direzione, di fornire una lettura diversa dal senso comune, di veicolare emozioni che nutrano la nostra componente meno materiale.

Nei tuoi lavori il paesaggio è protagonista assoluto ed oggi, si sta riappropriando dei suoi spazi. Qual è l'aspetto che più ti affascina ed ami ritrarre nei tuoi scatti?
Il paesaggio, per me, ha sempre rappresentato la meraviglia per la bellezza della natura, e la natura l’ho sempre vista come l’immagine del divino.
Rimango sempre affascinato dai colori spettacolari di un tramonto, dalla maestosità delle montagne, dalla quiete di un lago e dal gioco della nebbia sulle nostre colline. Ci sono dei momenti in cui tutto è semplicemente perfetto così com’è: non serve aggiungere o togliere nulla. Con la fotografia di paesaggio cerco sempre di testimoniare questi momenti, provando a trasmettere a chi guarda le mie foto, le stesse emozioni che ho provato io.
Un discorso a parte va fatto per il progetto “la mappa e il territorio”, nel quale il paesaggio viene usato come simbolo, come supporto per l’intuizione di qualcosa che sia oltre il visibile.
“E mi sovvien l’eterno”, scriveva Leopardi...

Ritieni che la professione fotografica risentirà di questa crisi?
Non sono un fotografo professionista ma credo che la professione del fotografo sia in crisi da tempo.
Credo di essere facile profeta se penso che, più o meno, tutte le professioni risentiranno delle restrizioni eccezionali di questo periodo.
Inoltre, nell’epoca in cui tutti hanno una macchina fotografica che fa “belle foto”, quale deve essere il valore aggiunto di chi fa della fotografia la propria professione?
Credo che dalla risposta a questa domanda dipenderà il futuro della fotografia professionale.








Questo è un articolo pubblicato il 07-05-2020 alle 16:49 sul giornale del 09 maggio 2020 - 488 letture

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