Porto San Giorgio- Centro Degradé Joelle by Cheti: ora fateci riaprire, siamo pronti

4' di lettura 28/04/2020 - Abbiamo fatto tesoro di questo periodo che ci ha insegnato anche il senso di comunità solidale , ma ora fateci riaprire o sarà troppo tardi

Porto San Giorgio- E’ di oggi la notizia che il presidente Regionale Ceriscioli sta valutando la possibile riapertura di parrucchieri ed estetisti a metà maggio, anziché al 1 giugno come previsto nell’ultimo Decreto Conte. Notizia che potrebbe allentare un po’ la protesta della categoria che sta dibattendo, con toni anche accesi, sul provvedimento di riapertura ritardata rispetto ad altri esercizi commerciali.

Cheti Del Frate, è titolare del Centro Degradé Joelle in Via Annibal Caro 12 a Porto San Giorgio. Manda avanti con passione questa attività di parrucchieria da 31 anni e si è costruita faticosamente una clientela affezionata, anche proveniente da altri comuni, che ovviamente vorrebbe ritrovare al momento della riapertura. Per non farla sentire abbandonata in questo lungo periodo di chiusura, ha pensato bene di creare un gruppo social nel quale, insieme alle colleghe Giorgia e Rossella, posta dei tutorial che aiutano le clienti a rimanere in forma, insegnando come farsi i capelli in casa, come realizzare acconciature mosse o lisce, svelando loro anche qualche segreto sul come mantenere le pieghe, che sarà utile anche quando si tornerà alla normalità. Ma, siccome “l’appetito vien mangiando”, sta anche allargando il gruppo ad altri esercenti di Porto San Giorgio, cercando di fare “comunità” con tutti quelli del posto, per mettere a fattor comune le expertise di ciascuno a vantaggio di tutti i partecipanti. Per citare alcuni esempi : la Cioccolateria “La Petite” ha mostrato come si realizza un uovo di Pasqua; il negozio “Paco Arte” ha proposto l’apparecchiatura della tavola per il giorno di Pasqua; Il “Laboratorio del Movimento” propone tutorial per favorire il mantenimento della forma fisica. Insomma una ricchezza locale quella degli esercenti di commercio che, se condivisa, può crescere, farsi conoscere meglio e diventare un movimento di aggregazione e di promozione del territorio che può andare anche oltre questo periodo storico.

“ Periodo che, seppure abbia costituito una bella batosta in termini di perdita di affari per tutti noi, ci sta insegnando nuovi percorsi per comunicare e un senso di appartenenza sociale e solidale che speriamo non venga più disperso- dice Cheti”. Che poi esprime il suo parere sull’ultimo DPCM di Conte: “ E’ difficile capire il perché ci vogliano far riaprire per ultimi o perché tra le tutele che ci sono richieste si sia parlato anche di calzari copri scarpe. Cosa cambia venire da noi o andare al supermercato o in altri negozi dove i calzari non sono richiesti? Noi parrucchieri siamo da sempre attenti alla massima igiene, perché ci sono sempre state malattie dalle quali difenderci e difendere i nostri clienti, come l’AIDS o altre infezioni del cuoio capelluto. La disinfezione di luoghi e materiali è sempre stata tra le nostre pratiche quotidiane, anche se non lo abbiamo mai ostentato. In questo momento capiamo la straordinarietà di questo virus sconosciuto e subdolo che si trasmette velocemente, quindi siamo pronti ad indossare mascherine, guanti, camici tutto quello che serva a tutelarci e tutelare, perchè la salute viene sempre prima di tutto. Ma vogliamo che, al pari di altre categorie, ci facciano riaprire, altrimenti il danno economico non sarà più recuperabile. Per quanto mi riguarda sono pronta. Ho già ordinato un apparecchio per la sanificazione all’ozono e tutti i Kit di protezione individuale. Ho anche appuntamento con una ditta che sanificherà l’ambiente prima della riapertura, anche se credo che dopo 3 mesi di chiusura al pubblico, l’ambiente si sia già bello e sanificato da solo. Inoltre, insieme alle colleghe, abbiamo già predisposto una pianificazione del lavoro che scaglioni le presenze giornaliere delle clienti e riduca al massimo i tempi di permanenza nel salone. Nel senso che, o previa telefonata o attraverso la scheda tecnica di ciascuna in nostro possesso, riusciremo ad accoglierle avendo già tutto il materiale pronto per fare in fretta. Almeno fino a quando questo incubo non finirà del tutto”.

Cheti è consapevole che la ripartenza non sarà al 100% e che occorrerà un tempo congruo per tornare ai ritmi normali che per lei significano servire almeno una dozzina di clienti al giorno. Ciononostante non vede l’ora di riaprire il suo salone e di tornare a fare il mestiere che ha scelto per la sua vita, che le manca tanto anche per la relazione di affetto e stima creatasi con le sue clienti. “Perché tutti abbiamo bisogno di credere nel futuro- conclude- un futuro che spero possa essere anche migliore del passato”.






Questo è un articolo pubblicato il 28-04-2020 alle 19:39 sul giornale del 29 aprile 2020 - 1040 letture

In questo articolo si parla di marina vita

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