Fermo: Il ristorante Arcimboldo pronto a riaprire, reinventandosi, sfruttando le proprie potenzialità

7' di lettura 28/04/2020 - L’economia non deve smettere di girare, dobbiamo essere prudenti ma senza avere paura, dobbiamo ricominciare a vivere.

Francesca Marilungo, titolare del ristorante "Arcimboldo cucina e vino" di San Tommaso di Fermo. Casolare immerso nel verde della campagna fermana, con sala banchetti, ampio giardino. Il loro compito oltre a cucinare è selezionare accuratamente i prodotti e fornitori, perché quello che si mangia è molto importante, come lo è il cliente. La cucina parte da una base classica e tradizionale che viene arricchita con innovazione e fantasia, per arrivare alla creazione di piatti nuovi ed originali di carne e di pesce. Vengono selezionati prodotti di qualità possibilmente a km 0.
Questa chiacchierata volge a sapere il punto di vista della titolare ai tempi del coronavirus.

Cara Francesca, inutile ricordare quanto lavoro stai perdendo in questo periodo, per festività e banchetti previsti, tra matrimoni e comunioni, oltre a tutto il continuo lavoro consolidato, e viste le ulteriori proroghe con le limitazioni richieste per la tutela della salute della popolazione, a quanto si legge, molti ristoratori stanno maturando l’idea di non riaprire l’attività e fermarsi all'asporto poiché non ritengono si possa lavorare efficacemente alle condizioni richieste, tu cosa intendi fare?
"Si in effetti questo è il periodo in cui si lavora di più, diciamo che ci hanno fatto chiudere proprio quando ci stavamo preparando ad affrontare la bella stagione. C’è Pasqua che da il via alle cerimonie, un’agenda piena fino a settembre tra comunioni, battesimi, matrimoni, pullman di turisti. Meglio non pensare a quello che abbiamo perso. Per quanto riguarda l’apertura fino a ieri ero ottimista, ero carica con una grande voglia di ricominciare, ho un grande salone, un ampio giardino e un gazebo quindi per il periodo estivo penso di non avere problemi con il distanziamento dei tavoli (tempo permettendo) sfrutterò tutto lo spazio che ho a disposizione. Però ieri sera mi sono fatta prendere un po’ dallo sconforto, un altro mese a casa, è dura. Nel frattempo mi sono dedicata alle consegne a domicilio e da oggi abbiamo anche la possibilità di fare l’asporto. Diciamo che è stato un piccolo aiuto, soprattutto psicologico, più che economico. Ci ha fatto molto piacere che i clienti ci hanno cercato e questo ci ha dato la carica per affrontare questo momento così buio. Vorrei approfittare per ringraziarli di cuore."

Ho letto l'allarme lanciato da Fipe, secondo la quale sono circa 50.000 le attività di bar e ristorazione, chalet balneari, locali di intrattenimento etc, in Italia che rischiano di chiudere con la perdita di 300.000 posti di lavoro, cosa ne pensi in proposito?
"Io cerco di essere ottimista, quindi mi auguro che venga preso qualche serio provvedimento a tal proposito. Sarà dura recuperare “il tempo” perso se non ci daranno una mano. Abbiamo perso mesi importanti. Nel mio modo di fare ristorazione il periodo che va da Pasqua a ottobre mi permette di sopravvivere anche in inverno quando c’è meno lavoro. Se ci mancano questi incassi sarà difficile andare avanti e si, penso che ci saranno tante persone che perderanno il lavoro. Già nella mia piccola realtà ho paura che qualcuno dovrà restare a casa, ma farò del tutto per far si che ciò non accada, perché i miei dipendenti sono la mia seconda famiglia. Comunque il danno economico sarà devastante. Approfitto per sensibilizzare la Curia che potrebbe darci una mano con le cerimonie, sarebbe bello se si riuscissero a spostare le comunioni di maggio e giugno in date che non vanno a coincidere con altre cerimonie già in programma nei mesi di settembre e ottobre. Magari spostarle al sabato sera o nei mesi invernali. Anche questo per noi sarebbe un grande aiuto."

Leggendo un tuo post su fb dove esternavi un tuo plausibile sfogo, come avevi detto te, sempre la Fipe, vista la diminuzione del lavoro, chiede la moratoria sugli affitti ed il blocco delle utenze, secondo te è una strada che sarà praticata?
"Ci sono alcune situazioni in cui è difficile garantire il distanziamento sociale, per altre attività invece lavorare con la metà dei tavoli sostenendo le stesse spese è impensabile. Purtroppo la matematica non è un opinione, quindi è logico che se non ci vengono incontro sarà impossibile andare avanti. Io per adesso penso all’estate, poi per l’inverno vedremo che decisione prendere, con la speranza che nel frattempo torni tutto alla normalità"

Non volendo entrare nel tuo caso specifico, pensi che i 600 euro o il prestito alle imprese sia un aiuto valido in virtù della fase che attraversano le aziende?
"Per quanto riguarda le 600 euro diciamo che è stato un piccolo sostegno, però non basta, non è sufficiente bisognerà fare qualcosa di più. Visto che tutti i mesi versiamo dei soldi nelle tasche dello stato sotto forma di tasse dovrebbero venirci incontro lì. Penso che solo così potremmo venirne fuori.

Ti sei confrontata con tuoi colleghi del settore, c'è chi vuole esporre richieste al governo?
"No, sinceramente non mi sono confrontata con nessuno, mi sono chiusa in me stessa e ho approfittato di questo periodo per riflettere. Inizialmente ero d’accordo alla chiusura totale delle attività, anzi avrebbero dovuto farlo prima, forse saremmo già ripartiti, ma adesso si sta esagerando. Però so che ci sono colleghi che vogliono manifestare contro il governo."

Nel tuo nucleo familiare anche tuo marito è coinvolto nel fermo della sua attività di parrucchiere, perciò credo che le difficoltà e l'amarezza sia una realtà per una famiglia come la vostra, con due figli e due attività, come state vivendo questo momento?
"Eh già! Lui ha una parrucchieria, siamo stati entrambi i primi a chiudere e a quanto pare saremo quasi gli ultimi a riaprire. All’inizio abbiamo preso con filosofia la situazione, la nostra preoccupazione era di non ammalarci e di proteggere i nostri cari, siamo stati sempre a casa, abbiamo cercato di goderci la famiglia, per i miei figli era quasi una festa visto che per noi fare pranzo e cena tutti insieme a casa è un evento raro. Io e mio marito abbiamo sempre cercato di tranquillizzarli, fargli capire che stiamo attraversando un momento storico molto delicato ma che tutto andrà bene. Però è dura stare a casa con le mani legate quando le spese corrono e noi non possiamo fare niente e nessuno fa niente per noi. Tante volte ci ha preso lo sconforto perché ancora oggi non riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel però cerchiamo di farci coraggio, di non buttarci giù, ci siamo uniti ancora di più. La famiglia per noi è stata un’ottima terapia. Abbiamo dedicato la vita alle nostre attività, tanti sacrifici e sapere che siamo solo un numero non lo possiamo accettare. Vogliamo credere che ci daranno aiuti concreti, sperando che non ci lasciano affondare."

Nel ringraziarti ed augurarti una pronta ripresa mi piacerebbe sapere se hai una tua idea sulle modalità di riapertura e procedure necessarie per permettere a tutte le imprese di operare in sicurezza, ma non soffrire o addirittura rischiare di fallire. E' un tuo pensiero, un tuo sogno sì, ma è sempre importante manifestarlo.
"In questo momento dobbiamo rimetterci tutti in gioco, è il momento di ripartire, dobbiamo reinventarci, sfruttare le nostre potenzialità (nel mio caso sfrutterò gli spazi esterni), continuare a svolgere i nostri lavori con amore e passione. Sono convinta che per superare questo momento dobbiamo essere uniti, oggi più che mai, dobbiamo valorizzare quello che abbiamo, il nostro territorio, i nostri prodotti, i nostri negozi, la nostra cucina, i nostri vini. L’economia non deve smettere di girare, dobbiamo essere prudenti ma senza avere paura, dobbiamo ricominciare a vivere!"




di Maria Teresa Virgili


Questa è un'intervista pubblicata il 28-04-2020 alle 00:01 sul giornale del 29 aprile 2020 - 3023 letture

In questo articolo si parla di lavoro, economia, Ristorante, intervista, riapertura, Maria Teresa Virgili, covid 19, cibo da asporto, Arcimboldo cucina e vino

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