Focus Coronavirus Fermo: La riorganizzazione del Murri, i tamponi, i test e i decessi.

6' di lettura 27/04/2020 - Il punto della situazione fatto dal Direttore di Area Vasta 4 Licio Livini.

OSPEDALE E FASE 2

«Credo che sia giusto cominciare a ragionare su una Fase 2 ma in maniera cauta vista la situazione di assoluta straordinarietà in cui ancora si versa. Abbiamo ancora degli obblighi e delle direttive che ci vincolano, dobbiamo seguire ancora percorsi dedicati all’interno del nostro ospedale (che rimane un ospedale misto al momento) per scongiurare rischi e pericoli di contagio per i pazienti e gli operatori. Fase 2 dunque forse molto più delicata della precedente, quando abbiamo avviato l’organizzazione dovuta all’emergenza.

Ci siamo prefissati di ridare spazio a tutte quelle situazioni parcheggiate all’inizio della fase epidemica. C’è la necessità di far ripartire l’area chirurgica. Abbiamo recuperato gli spazi per poter lavorare quasi come prima e dare la possibilità a tutti quei pazienti che sono in attesa di fare interventi.

Le classe di intervento sono ripartite in A, B, C e D e gli interventi vanno garantiti entro i tempi stabiliti onde evitare che il quadro clinico si aggravi (30 giorni per la classe A, 60 giorni per classe B e così via). Alla luce di questo desideriamo far ripartire l’area chirurgica e siamo quasi pronti: il segnale di avvio lo deve dare la Regione Marche.

Ci siamo riattrezzati anche per quel che riguarda l’area chirurgica (che significa interventi ma anche eventuali complicazioni da interventi e dunque necessità di qualche letto da rianimazione per pazienti operati su percorsi puliti): abbiamo attivato due posti letto - forse ne arriva un terzo - nel piano delle sale operatorie per fronteggiare anche il discorso della terapia intensiva che potrebbe servire per quei pazienti che sono stati operati su percorsi puliti.

Il personale lo abbiamo in numero adeguato e se in settimana arriva l’autorizzazione a partire iniziamo subito a recuperare tutti gli interventi che avevamo messo in cantiere.

Organizzata anche un’ “area grigia” al Pronto Soccorso, ossia un’area di sosta, prima che il paziente prenda la via del percorso pulito o sporco in base all’esito del tampone.

Anche la Cardiologia e l’Utic saranno rimesse a sistema e riportate nei loro spazi. A seguire saranno rimessi a posto anche gli spazi del dipartimento chirurgico (personale, attrezzature e quant’altro).

Ambienti già sanificati, traslochi fatti, siamo pronti per poter partire. C’è anche il polo a Civitanova Marche, significa che esso sarà un polmone, un aiuto. Tutti gli ospedali diventeranno ospedali misti infatti: anche chi si cataloga come ospedale pulito al pronto soccorso potrebbe poi avere la sorpresa di un paziente Covid e quando capita quel paziente va gestito. la tendenza è che tutti quanti abbiano percorsi organizzati all’interno delle proprie strutture a differenziare il percorso pulito da quello sporco».

MURRI OGGI

«Ad oggi 36 pazienti Covid- 19 ricoverati, di cui 6 sono nelle terapie intensive, gli altri sono nelle area di degenza di area medica, quindi in Malattie infettive e in area Covid 1.

Il 36 odierno è un numero tanto basso rispetto a quell’87 del 3 aprile. Numeri confortanti quindi. L’obiettivo è arrivare intorno ai 30 ricoveri, anche meno possibilmente.

Ci siamo alleggeriti perché abbiamo dimesso, trasferito e purtroppo perché ci sono stati decessi.

Campofilone ci ha dato una bella mano: registra 60 ospiti ricoverati in un livello assistenziale di post-criticità. Per Fermo un grande aiuto, così come pure è stata l’Inrca che oggi ricovera 20 pazienti di post-critico».

TERRITORIO

«Sul territorio - con tutti i servizi annessi - la parola d’ordine è cautela. Il territorio potrebbe ripartire quando ripartono coloro che ci vivono. Territorio significa visite, significa spostamenti per recarsi dal medico curante, significa spostamenti per effettuare le prenotazioni, significa accogliere il paziente in percorsi dedicati.

Ad oggi stiamo facendo sul territorio un lavoro importante sulla residenzialità (ieri 4 casi positivi riscontrati presso la residenza delle Gaetanine di Porto San Giorgio).

Grande lavoro quello delle Usca con medici e infermieri che effettuano tamponi e visite a domicilio».

TAMPONI E TEST SIEROLOGICI

«Siamo riusciti a fare 5.000 tamponi. Grande mano quella dell’Istituto Zooprofillatico. La criticità del reperimento del materiale per farli resta.

La richiesta dei tamponi viene o dall’ospedale o dal domicilio (707 sono le situazioni in vigilanza attiva al domicilio). Tamponi anche in auto presso la pista di atletica e poi tamponi anche agli operatori sanitari (alcuni dei quali controllati più volti).

1300 operatori sottoposti a controllo. Il tampone rimane la metodica più certa.

Il test sierologico fatto nel nostro laboratorio per vena permette di andare a vedere la situazione anticorpale, è stato validato dalla Regione Marche e ci sono state date indicazioni, allorché abbiamo positività dobbiamo fare anche il tampone per validare il detto stato di positività.

Oggi siamo in grado di farli per il nostro personale sanitario, per quello del privato convenzionato, per i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, per gli specialisti che lavorano sul territorio; non abbiamo indicazioni per quanto riguardo il privato. Molte ditte ci chiedono l’esecuzione degli esami. Il servizio Salute ci ha assicurato che ci farà sapere quanto prima.

Il test sierologico rapido ad oggi non è stato ancora validato.

La novità è che la regione Marche ci ha fatto pervenire una nota: 4 laboratori privati convenzionati sono stati autorizzare a eseguire il test sierologico non rapido. I laboratori sono: Biolab di Vallefoglia, Del Piano di Ancona, Bios di Cupramarittima e Biolab di Ascoli Piceno. Questi hanno superato la fase di validazione. Essi sono anche autorizzati a lavorare su commissione delle Aree Vaste».

DECESSI

«55 decessi dall’inizio dell’emergenza a oggi al Murri, ossia un terzo dei pazienti passati nei vari reparti. Per la prima metà dell’emergenza il 30% dei decessi li avevamo al Pronto Soccorso perché arrivavano pazienti gravemente compromessi, morivano al PS senza poter essere ricoverati. Il fenomeno è rientrato dopo aver posto maggiore attenzione sul territorio.

Di questi 55 pazienti il 95% aveva patologie concomitanti. Il 5% rappresenta pazienti che non aveva patologie. L’età va dai 60 ai 92 anni. L’unica eccezione il 44enne di Porto Sant’Elpidio gravemente compromesso da altre patologie.

Certe riflessioni vengono anche dopo: forse sarebbe stato il caso di fare esami autoptici ai deceduti per capire da un punto di vista biologico quello che è successo? Probabilmente poteva servire a capire meglio la causa di morte».


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 27-04-2020 alle 14:01 sul giornale del 28 aprile 2020 - 1496 letture

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