La politica secondo noi. Risposta al direttore Bracalente

2' di lettura 25/04/2020 - Caro Direttore, è vero: la classe dirigente politica non è apprezzata. Anzi. Gli imprenditori del nostro territorio – parlo di loro per averli intervistati – non nutrono fiducia nei suoi confronti. La giudicano indecisa, paurosa nelle scelte, incapace di guardare oltre il momento presente. Priva di sguardo e visione per il futuro.

La classe dirigente vive in un mondo tutto suo, in una specie di torre d'avorio staccata dalla vita quotidiana e dai problemi quotidiani delle persone comuni, della gente del lavoro, delle famiglie.

Direttore, nel tuo scrivere fai capire che il giudizio negativo degli imprenditori nei confronti dei politici potrebbe tramutarsi in sostegno a chi, fresco e pulito, voglia tentare la strada dell'impegno politico. Che qualcuno si muova in questa direzione: di appoggio e di coinvolgimento, è sicuramente un dato positivo, una nuova energia che rimette in circolo idee, forze, proposte. Però, non basta. Un nuovo politico portato in regione o in provincia (per quel che conta: niente!) o in comune, potrebbe subire nel tempo quella disintegrazione, quello stravolgimento dell'umano causato dal potere. Quando Tolkien scrisse Il Signore degli anelli, descrisse esattamente questo: l'anello del potere sconvolge la persona che lo indossa, la trasforma, la sfascia interiormente. A meno che...

A meno che non si aiuti a comporre una nuova società ricca di valori positivi, una comunità che accompagni, giudichi e trasmetta proposte, idee, intuizioni alla nuova classe dirigente. E dove la nuova classe dirigente deve sentire il fiato sul colle di una cultura, di un giornalismo, di un mondo del lavoro interessati non a sé e alle proprie singolarità, ma al comune bene.

Due grandissimi imprenditori: Enrico Mattei e Adriano Olivetti, prima di ogni altra cosa sostennero la cultura: poeti, artisti, filosofi, sociologi, facendoli camminare passo dopo passo accanto agli uomini della politica.

Ecco, credo che gli imprenditori lungimiranti possano comprendere questo e impegnarsi nei loro territori di riferimento, non tanto come filantropi, ma come suscitatori di convivio (il termine è stato usato da uno di loro). Dove il convivio è il cum vivere latino, capacità di mettere insieme uomini di pensiero e d'azione.

Ciao.




Adolfo Leoni


Questo è un editoriale pubblicato il 25-04-2020 alle 09:05 sul giornale del 27 aprile 2020 - 367 letture

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