Il salotto di Santa Vittoria in Matenano? La barbieria di Dante

4' di lettura 26/04/2020 - Non c'è centro di aggregazione o circolo cittadino che tenga. La Barbieria di Dante Brucchi a Santa Vittoria in Matenano è questo e molto di più. Oltre ad essere, ovviamente, il posto dove la barba, i capelli, lo shampoo costano una cosa dignitosa. Servizio e accoglienza, proprio nel centro del paese, appena sotto il palazzo comunale, in Corso Matteotti. Nessuno che non passi e che non entri quantomeno a salutare. Adesso, con il virus no, ma sino a qualche settimana fa il locale era il vero salotto cittadino. D'altronde, l'ambiente in precedenza era stato un circolo ACLI e la dimensione sociale è rimasta anche nella trasformazione.

Il sindaco Fabrizio Vergari è lapidario: «Non mi raderò la barba sino a quando Dante non avrà riaperto la bottega». Così la pensano in molti.

Dante ha 75 anni e una onorata carriera da figaro da ben 53. Me lo ha segnalato un medico di un paese vicino che da Brucchi si serve da sempre trovando, oltre al sapiente sforbiciare e insaponare di classe del titolare, anche la simpatia e l'arguzia dei presenti. Due gli argomenti di cui non si tratta: il calcio e la politica. Quasi un miracolo in un mondo in cui tutti siamo allenatori e statisti.

Ma partiamo da capo. Dante nasce a Smerillo, si trasferisce con la famiglia a Servigliano, strada per Belmonte, quindi a Curetta dove il padre Pasquale è cantoniere e deve curare un pezzo di strada. Pasquale, oltre a tagliare l'erba degli argini taglia anche i capelli al figlio, non sappiamo con quale gradimento del ragazzo. Sta di fatto che nel 1967 Dante impugna la prima forbice. Il suo maestro è Gino Cordari da Servigliano. Terminato l'apprendistato, ottenuto il certificato di qualità, dopo due anni a Piane di Falerone, Dante apre la barbieria di Santa Vittoria in Matenano, in un luogo diverso dall'attuale. Diventa subito punto di riferimento e … di ritrovo.

Una delle battute dei suoi avventori, che s'affacciano sulla porta con un piede dentro e uno fuori è «Sono contento che ci rivediamo». Non so se Dante, pantaloni bianchi e giacca acqua di mare, faccia segni scaramantici. Magari, alza gli occhi verso quelle belle donne che ha appeso con successo alle pareti bianche e ammicca pazienza. Accanto a quelle foto c'è un quadro che lo ritrae mentre ritira un premio. Sulla cornice i suoi clienti hanno infilzato altre foto più piccole, alcune firmate da clienti inglesi che da lui si servono con soddisfazione.

Gli chiedo qualche aneddoto. Mi racconta di Gianfranco Morresi, uomo di campagna e di sapienza, cliente affezionato. Riguarda alcune vedove che «portato al cimitero il proprio marito, con difficoltà si staccano dal feretro, ma poi una volta risalita la strada, già ravvivano i capelli e controllano il trucco...». Battute senza cattiveria, naturalmente, e senza mai riferimenti personali. Tra i più affezionati clienti c'è Marco Ercoli, testimone del passaggio in poltrona – per una bella pelata - di un ex campione europeo di boxe, campano, che ne Ventennio aveva steso un tetragono tedesco che non voleva andare al tappeto. Tra gli altri fruitori dei servizi di Dante c'è anche Bertolaso, la cui moglie è originaria di Santa Vittoria in Matenano. Quando l'ex capo – rimpianto - della Protezione civile sta nelle Marche è Dante a «rassettargli» i capelli. Aggiungendo altre caratteristiche, sempre colte da Ercoli, Dante è un alfista impenitente, celebre per i dialoghi con l'ex capo meccanico della Ferrari in Germania anche lui grande amante dell'Alfa Romeo. Altro talento: la mira. Dante è un ottimo tiratore di tiro a piattella. Fumatore un tempo incallito, ancora per Santa Vittoria circola la battuta: «Aoh, fumi quanto Dante de Brucchi». La barbieria è stata sempre aperta sino ai giorni del virus, anche di domenica e anche nelle altre feste comandate. E il lunedì, che potrebbe riposare, figaro prende la valigetta con gli attrezzi e si reca a casa dei vecchietti che non possono uscire e dei portatori di handicap che non vogliono farlo.

In queste ore di cattività ha un dilemma: «Chiudo o non chiudo?». Però il sindaco deve farsi la barba e gli altri clienti lo attendono al varco. Magari per dire: «Ci siamo ancora». E non è poco.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 26-04-2020 alle 08:17 sul giornale del 27 aprile 2020 - 2040 letture

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