IL DUO DENO - Facciamo parodie in questo momento ma la musica per noi è un lavoro.

6' di lettura 25/04/2020 - Nei nostri testi musicali vogliamo far ridere ma anche riflettere.

Nel periodo di quarantena, spopolano tra numerosi like e condivisioni le canzoni in dialetto marchigiano su basi di testi famosi, eseguite da Elia Ciabocco e Giorgio Strada, alias il DUO DENO. Definite parodie, sono delle vere e proprie canzoni con parole scritte da loro, ove hanno ironizzato sulle norme da adottare, dall'amuchina, al non dover uscire, per correre o cose superflue, a vari messaggi al presidente Conte, sino all'ultima di ieri sulla spesa compulsiva. Insomma una serie di testi ultra divertenti, ma con dei messaggi attuali e consapevoli.
Parto da questo ultimo loro interesse per poi parlare di quello che è poi il loro primario indotto lavorativo, ovvero la musica, che come per la maggior parte dei musicisti coinvolti totalmente in questo mestiere, per molti mesi mancherà arrecando loro inevitabili problemi.

Cari Elia e Giorgio, prima di tutto vorrei sapere come state vivendo questo momento, interiormente, oltre a chiedervi da cosa è scaturito il desiderio di proporre le tanto famose parodie sul periodo in corso.
Diciamo che interiormente viviamo tra alti e bassi, come molti altri. Però tra preoccupazione e speranza di tornare alla normalità nel più breve tempo possibile, cerchiamo di distrarci nel miglior modo possibile. L'idea delle parodie è nata casualmente nel periodo invernale, ma mai avremmo pensato di scrivere cose su una pandemìa che ci avrebbe colpito a breve. Pensavamo di costruire dei testi ironizzando su altre cose, più leggere se vogliamo. Quanto studio e lavoro c'è dietro la costruzione dei sopracitati brani, poiché la qualità audio visiva è alta, nonché le idee sono geniali. In realtà non c'è molto studio poiché tutto quello che scriviamo ci viene di getto. Da un titolo, un'idea, una semplice parola o assonanza, il testo arriva quasi in automatico. Ovviamente ora le idee sul tema iniziano un po' a mancare visto che abbiamo trattato qualsiasi argomento riguardante la situazione, quindi aspettatevi delle cose completamente nuove, quelle con cui eravamo intenti a partire.
Come anticipato sopra, voi vivete di musica, perciò mi piacerebbe far conoscere il vostro reale percorso lavorativo, quindi fonte necessaria per la vostra vita.
Giorgio, so che hai fatto Castrocaro nel 2013, che scrivevi inediti ed avevi firmato anche un contratto discografico, come mai non hai proseguito su questa scia?

Quella di Castrocaro è stata un esperienza bellissima, indimenticabile: il palco, la TV, milioni di persone che ti guardano da casa, tutto ti da una scarica di adrenalina indescrivibile. Le cose stavano andando bene ma poi ho capito che non era il mio mondo. Se sei nell'ambito Pop devi seguire degli standard e io non ho mai seguito nessuno standard, insomma, prima scrivevo cose serie, oggi faccio parodìe in dialetto marchigiano con Elia, 10 anni fa collaboravo con Steve Vai, Paul Gilbert, Kee Marcello, e molti altri. Salto da un mondo ad un altro senza darmi limiti. Mi piace cambiare sempre e ho un bisogno continuo di nuovi stimoli.
Invece Elia, qual'è stato il tuo percorso musicale e le tue esperienze sino ad ora?
Ho iniziato ad appassionarmi alla chitarra all'età di 14 anni, partendo da autodidatta e pochi anni dopo sono approdato allo studio dello strumento all'Accademia Musicale "Zero Crossing" di Pesaro Urbino. Ultimamente sto seguendo delle lezioni private da Massimiliano Ruggeri e faccio il Musicista a tempo pieno diventando anche insegnante presso l'Accademia di Musica Moderna di Potenza Picena. Le mie attività Live sono partite sempre all'età di 14 anni prima con coverband della zona, per poi approdare nei CaPaBrò, con cui ho un album di inediti all'attivo, ho anche effettuato diverse aperture a grandi nomi come: Simone Cristicchi, Finley, Tricarico, Lo Stato Sociale, Eugenio In Via Di Gioia, Piotta, Cecco e Cipo. Con loro ho vinto molto contest nazionali tra cui " Rock Targato Italia" nel 2016 al legend di Milano. Ai giorni nostri sto collaborando sempre con progetti della zona, ho partecipato a Lamezia terme al festival "Rai 2 Radio tutta Italiana "e sono entrato da un anno a questa parte nei Mortimer McGrave oltre chiaramente al Duo Deno.
Visto appunto che avete ognuno un proprio percorso indipendente lavorativo nell'ambito musicale, com'è nata questa voglia di unirvi e formare il Duo Deno?
In primis perché siamo amici e siamo due matti, poi perché ogni volta che ascoltavamo una canzone d'istinto modificavamo qualche parola. Da li è nata l'idea. Inoltre c'è bisogno anche di ridere. Ma bisogna migliorarsi sempre di più, riuscire a capire cosa vuole il pubblico e continuare a sperimentare, cosa che facciamo continuamente.
Avete mai pensato che questi brani possano confondere il vostro ruolo, o addirittura identificarvi solo in un duo da ridere con parodie, dimenticando il vostro essere musicisti che fanno anche altro?
Il rischio di essere presi più come "giullari di corte" si corre sicuramente, più che musicisti veri e propri, ma è pur sempre musica, si scrivono testi come fa la maggior parte degli artisti, si canta, si suonerà dal vivo, quindi diciamo che siamo rimasti coerenti col nostro essere. Quanto conta per voi in questo momento far ridere le persone, e quanto questo successo ed i tanti complimenti vi rendono felici? La vita va sempre riempita in qualche modo. La tristezza crea un vuoto e quel vuoto va colmato con dei momenti di felicità o di spensieratezza. All'inizio avevamo paura che il nostro concetto di satira non venisse percepito, invece con gran sorpresa ci siamo sentiti capiti ma soprattutto ricambiati e questo ci da lo stimolo per continuare.
Scherzando vi dissi che mi sarebbe piaciuto proporvi per un tour di concerti denominato "Risorgicerque", visti i testi dei vostri brani, ma aldilà di questo, come pensate che si possa risollevare la popolazione mondiale da questa pandemia sconcertante?
Secondo noi una volta tornati alla normalità sarà tutto molto più bello di prima. Questo è quello che dobbiamo cercare di imparare. La mancanza di qualcosa ti insegna a desiderarla molto più di quanto l'hai mai desiderata e in questo momento di cose ce ne mancano fin troppe. Ci rialzeremo più forti e ce ne accorgeremo!
Ringraziandovi del vostro contributo, vi saluto chiedendovi che cosa pensate del vostro futuro, visto il presunto fermo per diverso tempo, avete dei momenti che vorreste mollare, o non smetterete mai di lottare?
Molte volte la voglia di cambiare strada c'è, ma poi pensi a tutti i sacrifici che hai fatto fino ad'oggi e ti viene ancora più voglia di fare quello che stai facendo. Nessuno ha mai cercato tutto quello che sta succedendo ed è giusto lottare per le proprie ambizioni, sempre.




di Maria Teresa Virgili


Questa è un'intervista pubblicata il 25-04-2020 alle 00:15 sul giornale del 27 aprile 2020 - 1623 letture

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