Il cavallo, per un vecchio Ufficiale di Cavalleria......- effetti collaterali del corona virus - Lettera aperta del Generale Anselmo Donnari

6' di lettura 25/04/2020 - Montegiorgio Anselmo Donnari è un Generale di Cavalleria in pensione, vive a Montegiorgio ed è proprietario di un cavallo, ospitato in una struttura a Campiglione di Fermo, che non vede da un mese e mezzo a causa delle restrizioni di spostamento dovute all’epidemia da coronavirus. Questa lontananza, sommata a tutte le altre tristi situazioni di questo particolare momento, gli ha ispirato una lettera in cui si intrecciano ricordi, emozioni e considerazioni. Vale la pena di leggerla perché racconta l’uomo e il suo profondo rapporto con questi straordinari animali, ripercorrendo anche uno spaccato della nostra storia, da lui vissuto come protagonista.

Il cavallo, per un vecchio Ufficiale di Cavalleria......- effetti collaterali del corona virus -

Il cavallo è da sempre il compagno della mia vita; niente e nessuno è riuscito a tenermi lontano da questo nobile animale, né gravosi impegni presso il Dicastero Difesa, né compiti operativi in vari contesti, né gli acciacchi dell'età. Ho montato a cavallo di notte, alle prime luci dell'alba, saltando la pausa pranzo – ironia! - per esercitarmi al salto, in ogni possibile ritaglio di tempo. Né poteva essere altrimenti: alle 8 del mattino ero all'alzabandiera o nel mio ufficio presso lo Stato Maggiore, per una giornata che – forse – si sapeva quando iniziava, quasi mai quando finiva.

Già da tempo, il cavallo non trovava più il suo tradizionale impiego operativo, non era più un war horse (l'ultima eroica carica della nostra Cavalleria aveva travolto i russi nelle steppe dei cosacchi, ad Inbuschenskij, nell'agosto del '42). Pur tuttavia, era estremamente disdicevole per un Ufficiale di Cavalleria non montare a cavallo, e l'Arma di Cavalleria incoraggiava tale propensione. Ai meritevoli, dopo severa selezione (l'equitazione militare era allora diretta dal pluriolimpionico Col. D'Inzeo), veniva assegnato un “cavallo in agevolezza”, per partecipare agli eventi sportivi. Lo dico con umiltà, ma io sono stato uno di quei meritevoli.

Ho così galoppato negli ampi spazi delle brughiere lombarde e nelle campagne romane, in interminabili cacce alla volpe (finta!), organizzate da Società per la Caccia a Cavallo che ambivano avere cavalieri in divisa nelle loro frotte. Mi sono esercitato nella penombra di maneggi coperti, austeri padiglioni stile belle èpoque; di quello di Milano, delle storiche Batterie a Cavallo, conservo un ricordo struggente legato al mitico e compianto Generale dei Carabinieri Dalla Chiesa, che – quasi furtivo – arrivava la sera per incontrare la crocerossina Emanuela Setti Carraro, che lì insegnava ippoterapia (entrambi saranno trucidati dalla mafia a Palermo). Non ho mai mancato l'annuale appuntamento con il Criterium militare di equitazione, che all'origine si chiamava Campionato del cavallo d'arme. Dopo la trentesima, ho smesso di contare le cadute, ma non di stappare una bottiglia per brindare con i colleghi allo scampato pericolo.

Non sono diventato un cavaliere famoso, da rivista illustrata, anche perchè ho sempre anteposto il servizio e i miei uomini, al mio cavallo e all'equitazione. Ma il cavallo ha di certo contribuito a rafforzare un patrimonio di valori immutabili nel tempo: coraggio, autodisciplina, generosità, lealtà, spirito di sacrificio e senso del dovere. Ho partecipato a dozzine di riunioni, dibattiti, sull'opportunità di abolire o meno l'ora di equitazione nelle Scuole Militari e nelle Accademie: l'esito è stato sempre un secco no, no perchè l'equitazione è scuola morale, è un tassello fondamentale nella formazione del carattere dell'allievo (e molto saggiamente è tuttora mantenuta).

Gli insegnamenti continuano ad ispirarsi alla scuola di Caprilli. E già, chi era costui?

Ancora oggi, l'equitazione viene praticata secondo i dettami del celebre magister equitum (dall'epitaffio sulla sua tomba); ma se giriamo per innumerevoli campi di gara, a stento troviamo qualche cavaliere o amazzone - soprattutto se giovane - che ci sappia raccontare chi era Caprilli. Eppure il “sistema di equitazione naturale” da lui ideato a fine '800 fece il giro dei cinque continenti e attrasse alla sua scuola cavalieri da tutto il mondo, che al “sistema” si adeguarono, esportandolo nei loro Paesi.

Il giovane Capitano Federigo Caprilli ebbe l'intuizione, la genialità di liberare le migliori energie di questo nobile animale, lasciandolo sempre nel suo equilibrio, al passo, al trotto, al galoppo, sul salto. Il cavallo che prima veniva dall'uomo sottomesso con morsi dolorosi e metodi coercitivi, sotto la sella di Caprilli appariva calmo, dritto, in avanti, predisposto a dare il meglio di sé, senza spreco di energie. Prima si saltava più o meno un metro, e con grandi difficoltà; Caprilli ben presto conseguirà, con naturalezza, il record mondiale in elevazione di 2.08 metri, superato più tardi da un suo allievo, un classico..... l'allievo che supera il maestro!

Da alcuni anni, ho lasciato il servizio attivo, per limiti di età, e sono tornato a vivere al mio paese natio, Montegiorgio, con il mio ultimo cavallo, Erinus della Bagnada, modesto cavallo da salto ma di gran carattere. Ma non ho dimenticato tutti gli altri, dal primo di nome Maggio a Felsineo, che ho lasciato negli impianti di Tor di Quinto, molto anziano ma ottimo per le riprese di ippoterapia. Monto a cavallo quasi tutti i giorni, o meglio montavo a cavallo, prima che il corona virus mi tagliasse fuori da Campiglione di Fermo, dal Centro Ippico Fermano, ove si trova il mio cavallo. Ciò che non hanno potuto le traversie della vita, ha potuto questo subdolo virus! Non vedo il mio Erinus da più di un mese. Il nitrito che ogni mattina – sempre – salutava il mio arrivo, si è perso nel tempo, così pure il calore del suo collo sotto il mio braccio, i suoi occhioni languidi che dicono “dammi un pezzo di carota....”. Solo chi, come me, è incanutito sopra una sella, può comprendere...... Per non parlare del risentimento psico-fisico del cavallo, in assenza di adeguata attività e compagnia, se è vero – ed è vero! - che “l'occhio del padrone ingrassa il cavallo”.

Una ragionevole flessibilità avrebbe potuto mitigare questo distacco, a cui non ero abituato, né preparato, ma così non è stato. E comprendo anche che, nell'attuale situazione, in presenza di tanti lutti, il mio stato d'animo di vecchio cavaliere è ben poca cosa. Ma è come se si aggiungesse tristezza alla tristezza di vedere lentamente scomparire quell'antico mondo legato alla cultura del cavallo e alla sua scuola morale. Chissà se mai, da qualche parte, risuonerà ancora il celebre incitamento di Caprilli: Getta il cuore oltre l'ostacolo.......e poi vai a riprenderlo!

Anselmo Donnari

Generale di Cavalleria






Questa è una lettera al giornale pubblicata il 25-04-2020 alle 00:05 sul giornale del 27 aprile 2020 - 1415 letture

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