La musica è di chi la vive, non soltanto di chi la scrive.

6' di lettura 21/04/2020 - Massimo Arke, dal fingerstyle al metal, la musica come stile di vita.

Ho apprezzato Massimo, per via della collaborazione artistica con l'agenzia di eventi per la quale lavoro, ove ho potuto ascoltare dal vivo il tributo ai Metallica con la pregevole band Metallica Experience.
Riminese, con diversi tatuaggi e capelli lunghi, egli ha la classica sembianza del rockettaro heavy metal, tuttavia, visto che i social ci tengono in contatto, ho scoperto, con gran stupore, che esegue anche dei brani strumentali acustici in fingerstyle, e vista la mia particolare attenzione verso chi propone pezzi propri, ho voluto approfondire.
Di conseguenza ne è scaturito un dialogo sulla sua passione per la chitarra classica, sul suo appagamento, ovvero quello di eseguire suoi brani originali e di avere anche l'occasione di suonarli in pubblico, uniti ad un mix di cover dei più grandi capolavori musicali.
Tant'è che quando parlammo gli manifestai il mio desiderio di ascoltare The Unforgiven dei Metallica in acustico, e, senza dirlo due volte, lui mi ha accontentata, dedicandomela pubblicamente.
Propongo pertanto questa intervista, per far conoscere meglio i suoi progetti artistici, a mio avviso molto significativi ed anche per sapere come sta vivendo questo momento di fermo.

Dopo aver ascoltato il tuo disco Waiting for myself, "Aspettando me stesso", vorrei partire da questa domanda.
Stai trovando te stesso nella tua musica?

"Più che nella musica, mi sono perso nella vita e a volte per ritrovarti devi darti tempo, aspettarti appunto. Può succedere di perdersi, di andare in confusione, se ti metti in discussione. Diciamo che sto attraversando una fase di evoluzione come crescita personale e non solo musicale"
Riusciresti a tradurmi che cosa vuoi trasmettere con la tua chitarra, quindi con questo disco?
"Questo disco all'inizio é nato per suonare nel mio salotto. È qualcosa di molto intimo, un viaggio interiore come fare meditazione, un rituale per rilassarmi, allontanare i pensieri negativi e trovare pace"
So che sei legato a questo strumento da diverso tempo, pertanto mi piacerebbe sapere questa composizione che cosa ti ha trasmesso perché un conto è suonare e basta e un conto è comporre e arrangiare propri pezzi.
"Scrivere e suonare la propria musica mi emoziona molto di più che eseguire quella degli altri. Mi fa sentire più vulnerabile perché è come se ti parlassi di me, ma allo stesso tempo mi rende anche più forte, proprio come in una terapia quando decidi di affrontare le tue insicurezze."
So anche che ti piace viaggiare, ricordo il tuo ultimo viaggio in Islanda, se non erro, e l'ascolto del disco mi ha portata a pensare proprio ad un viaggio.
Come se nella tua musica ci fosse l'avventura, l'incontro, la contaminazione e la trasformazione, può essere così anche nel tuo disco?

"Certo. Lo scopo di intraprendere un viaggio da soli è proprio quello di perdersi per poi ritrovarsi. È una metafora che accade anche in musica."
È noto che sei il cantante di un pregevole tributo ai Metallica, come ti senti in quel ruolo?
"Quando salgo sul palco per suonare heavy-metal mostro il lato più aggressivo e rabbioso del mio carattere. Anche se si tratta di uno spettacolo di tributo, cerco comunque di mantenere la mia personalità, senza cercare di essere il sosia di qualcun altro"
Vorresti che le tue composizioni arrivassero al cuore della gente, desideri emozionare qualcuno con i tuoi pezzi, e soprattutto quanto tu ti emozioni nei tuoi pezzi?
"Qualcuno non lo ammette, ma un artista fa arte prima di tutto per il proprio ego. Ed è ovvio che la gratitudine di chi ascolta la tua musica accresce il tuo ego. Ma è anche un modo per trasmettere un emozione, uno stato di benessere per me e per gli altri"
Ora vorrei farti una domanda più ampia, nel chiederti cosa stai seguendo maggiormente nel tuo percorso musicale, esiste per te uno stile da difendere, visto che le tecnologie evolvono, sembra che le sonorità si adeguino e l'elettronica occupa uno spazio sempre maggiore, perciò secondo te l'avanguardia sovrasterà la tradizione?
"Non sono un "purista". Ho sempre amato l'elettronica. In passato ne sono stato contaminato nella composizione di un paio di dischi metal, pubblicati con la mia band Opposite Sides oggi non più attiva. Poi ho sentito la necessità di ritornare alle mie radici, quando studiavo chitarra classica. Waiting for myself è quindi un mio ritorno alla tradizione, non in senso classico, ma come metafora personale alla ricerca dell'essenza. Non escludo comunque l'idea di un sound più elettronico in futuro"
E' più numerosa la gente che apprezza brani con le parole piuttosto che soltanto con lo strumento, cosa ne pensi, e soprattutto tu cosa ami maggiormente in proposito?
"Il bello dello strumentale è che ognuno ci può sentire quello che vuole in base al suo stato d'animo personale, al suo vissuto. Le parole un po' condizionano, anche i titoli dei brani sono solo un'indicazione mia, un po' come quando la maestra assegna il titolo del tema, ma poi il tema, le parole le trova chi ascolta.
Mi piacciono sia brani cantati che solamente suonati, ma la voce mi riporta sempre alla condizione umana, mentre la sola musica mi trasmette una emozione ultraterrena."
Puoi fornirmi la tua motivazione, ovvero indicazione, circa i titoli dei brani da te composti?
Di conseguenza, come hai detto precedentemente, ognuno può trarre una propria sensazione nell'ascolto, a prescindere dal titolo.

"Scelgo un titolo a una canzone solo dopo averla scritta. Nasce quindi come la traduzione in note di uno stato d'animo del momento. È come se prima scrivo le musiche e poi scelgo il film. In realtà non c'è un messaggio particolare, se non quello di chiudere gli occhi e di ascoltare se stessi. Le parole ti confondono sempre in qualche modo, mentre la musica strumentale permette a chi ascolta di sentire emozioni e scoprire messaggi personali che non appartengono nemmeno al compositore"
L'ultima domanda, cosa pensi e come stai vivendo questo momento difficile, anche in vista di un probabile lungo periodo senza concerti live?
"Non so che pensare, io nel mio piccolo cerco di trovare e dare serenità suonando e condividendo la mia musica anche nei social. Sto ristudiando alcuni arrangiamenti di brani pop che vorrei inserire anche nei live, dove vorrei far ascoltare poi anche i miei pezzi.
Questo periodo mi sta servendo per rigenerarmi, però mi mancano molto i concerti, quelli sì!"

Ringrazio Massimo per questa intervista molto interessante, per la sua attenzione, e visto il suo talento, spero di riaverlo presto qui nelle Marche, come lui stesso si auspica, oltre ad augurargli una valanga di concerti in tutta Italia.
Allego i link del disco, del canale youtube ed il brano The Unforgiven.

Waiting for myself https://www.youtube.com/watch?v=BGCvz7eL5fE&list=OLAK5uy_nuxZSr1HK9cN6ApaA9v4xAUuMBALIaIEQ
Canale you tube.https://www.youtube.com/channel/UCBw6pTcfmSYqr9XtqJD6Ghg
The Unforgiven https://youtu.be/G_3EHGmsUX0




di Maria Teresa Virgili


Questa è un'intervista pubblicata il 21-04-2020 alle 17:19 sul giornale del 23 aprile 2020 - 402 letture

In questo articolo si parla di musica, spettacoli, artisti, intervista, Maria Teresa Virgili

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