Riapertura attività: il parere di Mr Bross, Lanfranco Beleggia

5' di lettura 21/04/2020 - Il mondo imprenditoriale è in fermento, sta per scattare la cosiddetta fase 2 dell’epidemia da covid-19, cioè la riapertura delle attività. Come si sta preparando ad affrontarla Lanfranco Beleggia, noto nel Mondo come Mr Brosway, il classico esempio di imprenditore che si è “fatto da solo” e che si è guadagnato un “ posto al sole” proprio grazie alla sua visione imprenditoriale innovativa e lungimirante?

Come vede la ripartenza produttiva?

Per quanto mi riguarda credo che ci vorrà almeno un anno di turnover e di cassa integrazione prima di tornare a pieno regime. Però bisogna riaprire il più presto possibile, altrimenti si rischia il collasso produttivo ed economico.

Ha già quantificato quale può essere stata la perdita economico finanziaria delle sue attività in questo periodo di lockdown?

Parliamo di milioni di euro, ma non abbiamo ancora fatto i conti. Anche perché alle perdite attuali andranno poi sommate quelle che avremo ancora per lungo tempo, anche dopo la riapertura, dato che la pandemia coinvolge i mercati mondiali.

Quanto pesa il mercato estero nel vostro fatturato?

Non più del 10%, ma abbiamo punti vendita in Cina ed anche in America. Ma ci sono aziende per cui l’estero pesa anche l’80%.

Siete completamente fermi in questa lunga quarantena?

Stiamo lavorando un po’ con l’e-commerce, ma soprattutto stiamo consolando i nostri clienti.

In che senso?

Nel senso che ci chiamano per dirci che non possono coprire l’assegno o pagare le scadenze e noi li consoliamo dicendo loro che aspettiamo.

A supporto degli imprenditori che interventi si aspetta da parte dello Stato per accompagnare la ripresa?

Che non butti via i soldi con soluzioni tappabuchi, ma che li investa in progetti strutturali lungimiranti, cosa che negli anni nessun governo ha mai fatto per sostenerci. In questo momento storico mi aspetto che almeno il governo ci dia sicurezza e tranquillità

E dall’Europa cosa si aspetta?

Certamente non soldi a fondo perduto. Non possiamo pretendere che L’Europa ci faccia la carità, ma che ci dia quello che ci spetta sì.

Ma lei è positivo? Crede che ci riprenderemo e che tutto tornerà come prima?

Si sono positivo sulla ripresa, anche se in tempi lunghi. Ogni crisi è foriera di forti riprese, basti pensare a quanto accaduto nel 2008 dopo il crac della Lehman Brothers. Credo però, che tutti noi ora dobbiamo ricominciare con una mentalità diversa, con più condivisione e collaborazione, altrimenti questa situazione non ci avrebbe insegnato nulla.

Lei parla di necessario cambiamento ma non trova che in questo momento si stiano già riaccendendo i soliti toni polemici e le solite spaccature tra le parti politiche, scientifiche, produttive?

Si certo, ma ad alzare la testa sono sempre gli stessi, quelli che non hanno nulla da dire. Chi lavora e fa, parla poco.

Secondo il suo polso cosa accadrà alle tante piccole imprese che lavorano nel settore della bigiotteria e in quello della ristorazione?

Credo che il 30% d quelle della gioielleria chiuderà. Quanto alle attività di ricezione turistica e delle ristorazione sarà ancora peggio. Molto dipenderà dalla capacità di reazione, innovazione e resistenza di ciascuno.

Voi siete pronti a riaprire ? E Qual è la sua strategia per riaprire in sicurezza?

Sento tanto parlare di aziende che prima di ripartire chiedono tamponi o test immunologici per tutti i dipendenti ed operai. Sono un uomo concreto e non posso pensare che questo possa avvenire, perché in Italia non abbiamo le risorse per farlo. E, come mi ha insegnato mia madre, so che l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re. Inoltre penso che non sarebbe risolutivo, perché chi dovesse risultare negativo al test oggi, non significa che possa esserlo per sempre. Il mio pensiero dunque è quello di fare conto che tutti possono essere positivi e quindi comportarsi di conseguenza, rispettando le norme di distanziamento nei luoghi di lavoro, di sanificazione degli ambienti e di fornitura dei dispositivi di sicurezza come mascherine e guanti. Con questo virus dobbiamo imparare a conviverci a lungo e questo deve cambiare anche il nostro approccio al lavoro.

Voi li avete tutti i dispositivi di protezione? Le sue strutture garantiscono la possibilità del distanziamento nei luoghi di lavoro?

Si, siamo forniti e pronti da questo punto di vista, abbiamo guanti e mascherine, sanificanti, gel mani, tutto quel che serve. Quanto al distanziamento, se si riprenderà a lavorare con circa la metà della forza lavoro, quello avverrà per default in quanto sarà minore la concentrazione dei lavoratori.

Marina Vita






Questa è un'intervista pubblicata il 21-04-2020 alle 12:14 sul giornale del 22 aprile 2020 - 4937 letture

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