Vivere lib(e)ri: Balzac e la piccola sarta cinese

1' di lettura 20/04/2020 - 1971. Nel pieno della Rivoluzione culturale voluta da Mao, due giovani vengono inviati dalla città alla campagna più remota per sottostare a quel processo di “rieducazione” voluta dal Grande Capo per eliminare l’imborghesimento che, secondo lui, minacciava il suo Paese.

I due diciassettenni si ritrovano in una catapecchia sopra un porcile a dover spalare sterco o a picconare nelle miniere per dimostrare di non essere due “cittadini” con la puzza sotto il naso. La salvezza è nella cultura, che permette loro di evadere con la testa e con il corpo e di farli respirare.
Il loro viaggio cambia, quando scoprono un segreto che il loro amico Quattrocchi tiene gelosamente a non rivelare. Cosa sarà? E cosa centra Balzac in tutto questo?

Con un linguaggio ricercato e affascinante, Dai Sijie racconta un periodo quello della Rivoluzione Culturale che portò immensi cambiamenti-positivi o negativi-nella vasta Repubblica Popolare Cinese.
E la figlia del sarto chi è? Che ruolo gioca in questa vicenda? Sarà un personaggio principale o forse, rimane molto in superficie e sempre in secondo piano?
Una scelta dettata dal desiderio di raccontare uno spaccato sociale diverso per quegli anni, dove la lettura e la cultura non godevano di ampia libertà.
E il finale inaspettato, almeno per me, è qualcosa d'originale.
Lo stesso Dai Sijie ha curato la regia dell’omonimo film del 2002.


di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 20-04-2020 alle 12:33 sul giornale del 21 aprile 2020 - 264 letture

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