Porto San Giorgio: Stefano Tosoni "Dalle situazioni più difficili si possono forgiare le cose migliori"

6' di lettura 20/04/2020 - Il punto di vista dell'attore sul blocco delle attività teatrali.

La misura della chiusura dei teatri fino a data da destinarsi vede sospesa anche l'attività dei corsi di teatro della scuola Proscenio e mina fortemente chi, come Stefano, fà di questo settore una professione per vivere.
Stefano Tosoni, attore professionista sangiorgese, nonché docente insieme a Stefano de Bernardin dei laboratori teatrali, con ben 4 classi all'attivo, inevitabilmente si trova a fare i conti con la situazione attuale di fermo di tutte le attività.
A tal proposito, vorrei scambiare due parole ed avere la sua testimonianza su come sta vivendo questo periodo.
Caro Stefano, è noto che siamo legati da un rapporto di collaborazione professionale pluriennale, come è risaputo che in questo settore, è alquanto difficile riuscire ad avere delle eque gratificazioni lavorative, tuttavia la passione per l'arte del teatro, ci ha portati a non mollare mai, nonostante le difficoltà.
Ma ora, questa è un'enorme asperità, che destabilizza sia il tuo lavoro di attore con tutte le date annullate, che il lavoro dei corsi di teatro prossimi ai debutti dei saggi annuali di fine percorso, ove gli allievi si stanno preparando da mesi e non vedono l'ora di salire sul palco.
Nel ringraziarti del tuo contributo, rinnovandoti la mia stima ed il mio augurio di una celere prossima ripresa, vorrei sapere cosa pensi e come stai vivendo tutto questo, e se puoi, donarci una tua perla di auspicio per questo futuro così incerto.

"Ciao Teresa, prima di tutto grazie per l'interesse e per la domanda. Diciamo che noi attori siamo geneticamente predisposti a fronteggiare periodi di crisi, ma quello che sta accadendo oggi è davvero qualcosa che nessuno poteva immaginare e che getta un settore già fragile e cristallino di suo in una situazione di estrema emergenza. Due giorni fa (il 18 aprile) avremmo dovuto debuttare nella stagione teatrale di Porto San Giorgio con il mio nuovo lavoro Alma Mater e proprio ieri, con le attrici protagoniste dello spettacolo, ci siamo scambiati messaggi con il groppo in gola per questo momento di impasse da cui speriamo di uscire quanto prima. Una cosa è certa, il lavoro di un anno e anche più è andato a farsi benedire, tra spettacoli e date faticosamente guadagnate che saltano e tutto il settore pedagogico che ha dovuto arrestarsi proprio nel momento più bello e delicato per i ragazzi, ovvero la preparazione dei saggi di fine anno. Oltre a questo, svariati impegni personali sia come attore che come regista che sono stato costretto a posticipare a data da destinarsi.
Come la si vive? Personalmente cerco di prenderla in modo positivo e non lasciarmi abbattere, conservando ottimismo. Con i ragazzi dei corsi continuiamo, laddove si può, ad offrire lezioni e prove on line, via skype o tramite altre piattaforme, così da non perdere completamente il contatto tanto con loro, quanto con il lavoro che stavamo affrontando tutti insieme. Poi si cerca di trovare qualcosa compatibile con questo momento, come magari letture online di brani teatrali o questa rilettura in chiave "esoterica" della Divina Commedia che ho presentato sulla pagina fb Porto San Giorgio Live e che proseguirà sulla pagina Proscenio Teatranti.
Però altrettanto onestamente siamo in difficoltà. Il paradosso è che spesso siamo noi (e con noi includo artisti di ogni genere, per cui anche musicisti e scrittori) a cercare di offrire contenuti e momenti di svago per affrontare questo periodo di reclusione, noi che forse siamo la categoria più in difficoltà, i primi ad essersi fermati e gli ultimi a ripartire. Speriamo che di questo chi di dovere ne tenga conto, perché se, comprensibilmente, sarà necessario procedere con cautela, è altrettanto vero che qualcuno deve aiutarci in qualche modo altrimenti quando sarà il momento di ripartire, magari la gente tornerà in teatro, ma il rischio è che su quel palco non potrà salire più nessuno o quasi.

Io spero anche di poter presto riprendere. se non a fare spettacoli, per lo meno ad insegnare a ragazzi e adulti, nel rispetto delle normative di sicurezza, ovvio, ma sarebbe già un importante passo avanti per non restare troppo a lungo fermi ai box. Perché una cosa è certa, a dispetto di tutte le iniziative e le proposte sostitutive che continuiamo a creare e ad offrire, sappiamo bene che il teatro non lo si può fare da soli, in casa, davanti a uno schermo. Ne verrebbe a mancare un elemento fondamentale, il contatto con il pubblico. Un attore di teatro sa che senza quell'incantesimo che si crea tra chi sale sul palco e chi osserva in sala, questo mestiere perde significato. Peter Brook disse perché ci sia teatro servono almeno due individui, un attore ed uno spettatore, ma era sottinteso che entrambi devono essere presenti, contemporaneamente, nella stessa stanza o nello stesso luogo. Il teatro è un rito, celebrarlo da solo non ha senso, osservarlo in tivù o su di un pc non ha senso, va vissuto ed esperito di persona. Il teatro in casa non lo si può fare, la sua magia risiede altrove.
Vorrei chiudere, però ,con un pensiero che condividiamo sempre con i ragazzi dei nostri laboratori teatrali: per un attore, il momento di crisi è condicio sine qua per sviluppare il suo lavoro ed una cosa è essenziale capire, la crisi, così come l'errore, non devono mai essere visti come dei limiti, bensì come delle possibilità. Come diceva il grande De Andrè: "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Speriamo che anche da questa crisi venga fuori qualcosa di potente per rendere magico lo spettacolo del domani."

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di Maria Teresa Virgili


Questo è un articolo pubblicato il 20-04-2020 alle 18:15 sul giornale del 21 aprile 2020 - 981 letture

In questo articolo si parla di teatro, spettacoli, articolo, Maria Teresa Virgili

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