Quando la musica tiene unite le persone

15' di lettura 16/04/2020 - Intervista a Paolo Pedretti sulla sua vita e sul suo futuro incerto in questo momento complicato

Figlio d'arte, ovvero erede del noto poeta romagnolo Nino Pedretti, citato poco tempo fà proprio dallo scrittore Paolo Nori per l'attinenza di alcuni suoi scritti proprio a questo periodo, Paolo vive a Pesaro, una delle città più colpite dal coronavirus, ed è un chitarrista di gran pregio che ho potuto conoscere in virtù di una collaborazione artistica con l'agenzia di eventi per la quale lavoro, con la conseguenza che è nata anche una bella amicizia ed ultimamente una vicinanza ed un confronto su questo periodo difficile che stiamo vivendo tutti noi coinvolti nel settore cultura e spettacoli.

Dalle tante chiacchierate sulla musica e la vita, pochi giorni fa', Paolo, detto Pedro, mi ha dedicato a sorpresa un pezzo che adoro in assoluto, Comfortably Numb dei Pink Floyd, e che allego a questo articolo, per dimostrarmi la sua vicinanza con l'auspicio a non mollare mai e sostenere il mio lavoro ed il territorio fermano in cui vivo.

Per cui, per ringraziarlo nuovamente ho deciso di onorarlo con questa intervista.

Qual'è stato il tuo primo approccio alla musica e alla chitarra e quali artisti hanno influenzato il tuo percorso musicale?

"I primi input li ho ricevuti dai cantautori prima era, tipo Bennato, De Gregori, Dalla e Bennato soprattutto, perché era di estrazione rock n roll e quindi la "chitarra era una spada" avevo gia il rock dentro..

Quella volta andava di moda prendere la chitarra e suonare in spiaggia o in piazza con gli amici intorno, poi però un giorno mio cugino per il mio quattordicesimo compleanno mi regaló un disco di Jimi Hendrix e dopo che ho messo sul piatto quel disco la mia vita è cambiata.

Ho detto dentro di me "io un giorno voglio suonare come lui", poi mi sono messo a leggere anche delle cose sulla sua vita e sulla sua storia e mi sono appassionato completamente"

La tua famiglia ti ha supportato nelle tue scelte artistiche? Poichè non sempre un genitore ambisce a voler vedere un figlio realizzato in un mestiere spesso instabile, anche sé, visto che sei figlio di un artista, suppongo che tu sia stato incoraggiato.

"Mi hanno iscritto al conservatorio a 10 anni, quella volta si potevano fare le scuole medie al conservatorio Rossini quindi fare un percorso di studio con lo strumento e teoria musicale come materia primaria come italiano o matematica.

Ma aimé non era disponibile un posto nell'aula di chitarra; mi sembra che era ancora in fase sperimentale come corso e dopo aver fatto due anni di violino e due di tromba in attesa che mi facessero fare chitarra mi sono stancato di aspettare.

Bisogna anche dire che quella volta al conservatorio era severamente vietato suonare una sola nota al di fuori della musica classica se il bidello sentiva che facevi una Scala Blues al piano entrava e ti riprendeva e poteva anche mandarti dal preside, ora c'è il triennio Jazz è cambiato tutto; ora si può fare veramente un bel percorso.

Comunque se avessi ottenuto il posto di chitarra era vietato da parte dei professori suonare la chitarra elettrica in contemporanea allo studio della chitarra classica quindi sarebbe stato comunque difficile, ma avrei magari fatto tesoro di una disciplina per poi trasportarla in un altro campo.

Morale della favola, ho preso una chitarra e ho avuto tre lezioni private e poi ho imparato da solo.

Autodidatta, suonavo di nascosto dai miei perché loro non è che approvavano che io imparassi da solo e facessi una strada diversa dal conservatorio. Comunque, mio babbo, Nino Pedretti se n'è andato che io avevo 17 anni appena e non ha visto nulla, non ha mai visto un mio concerto, mi ha soltanto visto un paio di volte con la chitarra in mano e la prima volta mi disse "ma cosa credi di fare" (anche se lui era un amante del blues l’ho scoperto dopo) poi, un anno dopo, ascoltandomi mentre studiavo, mi fece un complimento e se ne andò"

Si sa che oggi fare il musicista sia difficile, qual è la tua visione e come vedi il futuro di voi musicisti in questo momento particolare e credi che oggi puoi contare su questa tua professione?

"Principalmente é un problema culturale e l'Italia è tra i paesi industrializzati del mondo nonostante sia stata la culla di Rossini, Verdi, Puccini, culla dell’arte di grandi artisti scrittori, pittori (con aggravante che é un paese turistico) non ha nessuna considerazione, conoscenza, rispetto di chi svolge questa attività con serietà.

Certo, è un mestiere difficile, ma questa mancanza totale di considerazione in generale lo rende ancora piu difficile, ad incominciare da un inquadramento equo e congruo a livello fiscale e legale. Poi, la mancanza di cultura musicale crea un'offerta e una richiesta mediocre e percorsi artistici sempre piú al ribasso.

Persino Il cinema ha avuto sovvenzioni, ma per le produzioni musicali veramente poche.

Io personalmente ho seminato per anni e anni in progetti miei ed ultimamente stavo raccogliendo qualcosa e una certa continuità di lavoro, spesso sono a contatto collaborativo con chi organizza eventi ma ci si interfaccia con tanta ignoranza anche tecnica.

E prima del covid 19 in qualche modo la mia attività era accettabile anche in programmi a medio termine"

Recentemente hai fatto parte del tour teatrale del maestro Mario Lavezzi, cosa hai tratto da questa esperienza?

"L‘esperienza con Mario Lavezzi non ha prezzo in termini di arricchimento umano, professionale, emozionale.

Con lui ho fatto un viaggio nella nostra storia, mi ha portato nei suoi vissuti con personaggi come Mogol, Battisti, Vanoni, Dalla, Morandi, Berté, Mannoia, Oxa e tantissimi altri. Questo Tour é stato frutto di un lavoro di 6 anni con i Pop Deluxe, un band creata insieme a colleghi che sono anche amici, il che é un privilegio ma é una cosa che ho sempre cercato con infaticabile costanza."

Passo dal teatro ai social, credi che le moderne piattaforme tecnologiche siano fondamentali al giorno d’oggi per un musicista o se usate male, possono essere controproducenti ai fini dei live?

"I social sono fondamentali ma più che di larghezza hanno bisogno di profondità, e i follower più che tanti, devono essere veramente interessati alla tal pagina dell"artista o gruppo. Per quanto riguarda il lavoro, purtroppo hanno bisogno di tempo e qualità, ma alla fine se nei live non lasci un emozione, un contatto importante con il pubblico, lasciano il tempo che trovano anche i social.

Certo, per la diffusione di nuove produzioni, sono un punto chiave, soprattutto per la musica delle nuove generazioni spesso fatta solo di suoni creati al computer, e youtube sta vivendo una nuova giovinezza.

Le piattaforme di ascolto come Spotify ora si stanno motiplicando, ed il problema è che c'é tantissima quantità ma la qualità fa fatica spesso a venire fuori e non riusciamo a monetizzare le fatiche per le opere che costano ore e giorni di lavoro ed è un grosso problema.

Poi forse questa finestra sul modo ci ha tolto un pó di fantasia di immaginazione, ma se usata bene, puoi vedere e ascoltare cose che ti arricchiscono.

Le star che tanto ci incuriosivano ora fanno fatica a nascere, sono piu terrene con i social.

Poi é nato un nuovo ruolo lo youtuber, che poco ha a che fare con l'arte ma ti spiega l'ultima tastiera uscita, l'ultimo effetto, la nuova chitarra, oppure ti spiega come ottenere il suono del tuo chitarrista preferito, la miglior chitarra da comprare con 300 euro ecc..,ma puo essere un alternativa per sbarcare il lunario, i corsi online sono migliaia."

Cosa consigli ai giovani che vogliono approcciarsi al mondo della musica?

"In senso puramente artistico: di fare una ricerca e lavoro su se stessi per coltivare un proprio stile un proprio suono una propria identità e sviluppare un senso critico verso se stessi registrandosi e riascoltandosi. Poi divertitevi!

Certo negli ultimi 10 anni la musica è sempre piu fatta con il computer che con gli strumenti "tradizionali" ma anche lì si può fare tanta differenza da come si usano.

Ricordarsi che l’Italia è veramente un piccolo mercato per chi volesse fare molto live con situazioni diverse e per chi ama veramente questa vita ed è giovane guardare al mondo"

Non voglio farti la classica domanda sui progetti per il futuro, voglio chiederti soltanto, come vivi il tuo presente, cosa ti sta portando questo momento così difficile?

"Il 2020 per era partito a bomba con il tour di Mario Lavezzi finito il 31 gennaio ed avevo un sacco di cose belle ed interessanti in programma.

Avevo iniziato anche a collaborare con Roberto Casini autore (sue Va bene Così, Gabri, E..già, La verità e tante altre) e primo batterista di Vasco .. Poi lockdown!!

E puff tutto svanito, Pesaro è stata colpita duramente da questa pandemia, abbiamo avuto molte perdite, anche amici nel mondo della musica ed è stata molto dura, lo è tuttora affrontare queste perdite, elaborare diversi lutti uno dopo l'altro e ci vorrà tempo e avremo bisogno di riabbracciare chi è rimasto per farci forza.

In certi giorni è difficile prendere la chitarra in mano, quando riesco approfitto per studiare un po' di cose che non ho mai avuto il tempo negli ultimi anni di studiare, ho rincominciato a scrivere qualcosa di nuovo, ho fatto qualche video di brani che avrei voluto fare da tempo un po' perché mi erano stati richiesti dai amici e fans che mi vengono a sentire, un po' per puro piacere di avere un archivio di brani a cui sono affezionato eseguiti da me e chiaramente tutti un po' fatti a modo mio.

Non sono bravo a rifare esattamente le cose come le ha fatte qualcun altro, le faccio sempre un po' mie e questo è un rischio che mi prendo, ma fino ad ora è andata abbastanza bene.

Questo il mio quotidiano e programmi per quando si tornerà, purtroppo per ora nessuno di noi puó farlo."

Infine, nel ringraziarti immensamente del tuo contributo, ti chiedo se puoi farmi una sintesi della tua carriera artistica con una tua metafora per descrivere il tuo percorso, o meglio il tuo viaggio.

"Innanzitutto sono io che ringrazio voi di Vivere Fermo e ringrazio te Maria Teresa per questa opportunità e naturalmente per la tua collaborazione professionale ed amicizia.

Sintetizzando al massimo e non facendo una didascalia di nomi con cui ho collaborato diciamo che ho fatto esperienze musicali di ogni tipo, dal gruppo heavy metal con cui sono partito "i Revenge" che hanno partecipato al primo festival italiano della storia della musica hard rock made in Italy, ho poi inciso, ho partecipato alla realizzazione di una trentina di album, ho lavorato nelle balere, nei piano bar, nelle navi da crociera, ho fatto tour, ho fatto due Sanremo, ho percorso quasi 3 milioni di km su gomma, stagioni al mare, stagioni in montagna, non mi so fatto mancare neanche la vita smeralda più volte ed anche con Umberto Smaila nell'estate 2010.

Poi è venuto il periodo dei Jingle pubblicitari, delle colonne sonore, è venuto il periodo delle convention aziendali in tutto il mondo, in posti da sogno ed io amante della natura sono rimasto estasiato ogni volta. Poi le serate con le mie band, un giorno davanti a 10 persone un giorno davanti a 6000, un giorno davanti ad una pista da non svuotare mai pena il licenziamento.
Una volta, mentre suonavo con un mio amico, ho scoperto che dietro di me c'era Lenny Kravitz che ci stava ascoltando.

Un'altra volta mi sono trovato in studio con Thelma Houston, ed un altro anedotto fu di quando sono partito alle 2:30, finito una serata in un pub per andare in furgone fino a Barcellona e prendere il traghetto per Las Palmas.

Tutte esperienze che sto cercando di caricare sul canale YouTube.

Insomma, quel pezzo di legno con sei corde mi ha fatto veramente fare cose pazze, la mia droga é sempre stata solo lei, un viaggio strepitoso che vorrei non finisse mai.

La musica e il cappellone che andava in giro con la 127 a metano era sempre una perqua a vuoto"

https://www.youtube.com/watch?v=HP38uBLA740&feature=youtu.be




di Maria Teresa Virgili


Questo è un articolo pubblicato il 16-04-2020 alle 11:00 sul giornale del 17 aprile 2020 - 656 letture

In questo articolo si parla di musica, chitarra, intervista, Maria Teresa Virgili

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