Intervista ad Andrea Montelpare. Sarà dura, non tutti ce la faranno

6' di lettura 15/04/2020 - A dicembre 2018, Andrea Montelpare, fondatore e amministratore dell'omonima SpA con stabilimenti a Campiglione di Fermo e partecipate nel fermano, è stato insignito a Jesi del riconoscimento Best Value Award, «per la capacità di generare una congrua redditività rispetto ai capitali impiegati». L'azienda è leader a livello mondiale per la produzione di scarpe per bambini nel segmento moda lusso. Il 90 per cento della produzione va all'estero. Montelpare è un altro di quegli imprenditori lungimiranti e che sempre ha detto quel che pensava, rischiando anche di essere considerato un border line.

A dicembre 2018, Andrea Montelpare, fondatore e amministratore dell'omonima SpA con stabilimenti a Campiglione di Fermo e partecipate nel fermano, è stato insignito a Jesi del riconoscimento Best Value Award, «per la capacità di generare una congrua redditività rispetto ai capitali impiegati». L'azienda è leader a livello mondiale per la produzione di scarpe per bambini nel segmento moda lusso. Il 90 per cento della produzione va all'estero. Montelpare è un altro di quegli imprenditori lungimiranti e che sempre ha detto quel che pensava, rischiando anche di essere considerato un border line.

Com'è la quarantena da lei?

Ovviamente negli stabilimenti non si lavora. Diversi dipendenti lo fanno da casa, da remoto. Occorre però riportare al più presto le persone in azienda, sia per rimettere mano alla produzione, sia perché la gente è sfiancata anche psicologicamente. E anche economicamente c'è una rimessa. La cassa integrazione che abbiamo anticipato a marzo e faremo ad aprile non copre l'intero stipendio.

Sareste pronti a riaprire?

I dispositivi di sicurezza ci sono già. Gli ambienti sono grandi. Si può fare, ma non sarà come girare l'interruttore. La situazione è completamente cambiata. Giocheremo un altro campionato. Il mondo si è impoverito. Non occorre essere laureati alla Bocconi per capirlo, basta mettere fuori il naso. Non tutte le aziende ce la faranno.

Non vede nulla di positivo?

Sì: si stanno attivando nuovi e moderni strumenti, più rapidi, più efficaci. Il lavoro da casa potrebbe essere sviluppato. Sta entrando nella nostra cultura qualcosa che prima non c'era. È una presa di coscienza: dobbiamo preparare le aziende a programmare meglio. E come si accantona il TFR occorrerà accantonare somme o comunque predisporsi, anche con contratti ad hoc, a nuovi eventi epidemici. Pronti a farvi fronte.

20 anni fa lei disse alcune cose che non piacquero a certi suoi colleghi dell'associazione cui faceva parte.

Dissi che il problema non erano gli spazi fieristici, gli stand e la loro ubicazione, ma le dimensioni e la capitalizzazione delle aziende. Le micro micro imprese, quelle a carattere famigliare, sopportano meglio l'impatto della crisi, sono più flessibili, più rapide nei mutamenti, però, per concorrere nel mondo, debbono essere da una parte capitalizzate, dall'altra creare sinergie. Le grandi imprese, proprio perché capitalizzate soffrono meno.

Le Marche economiche sono sono tutte eguali?

No. Le Marche sud purtroppo risentono di piccole aziende poco capitalizzate.

Soffriamo anche per le infrastrutture?

Non avere collegamenti adeguati tipo aeroporto, ci penalizza. Ma ci penalizza di più la mancanza di reti internet potenziate, della fibra. Proprio per queste mancanze, faccio un esempio, la mia addetta alle paghe non ha potuto lavorare da casa. Abbiamo dovuto muovere mare e monti per farla tornare in azienda per prepararle. La modernizzazione del Paese non avviene perché si ricorre alle parole inglesi, ma perché si risponde a necessità oggettive.

La classe dirigente?

È mancata proprio qui: nelle risposte. Io non chiedo loro nulla se non l'alleggerimento della burocrazia e i servizi telematici.

Che ne pensa dei finanziamenti messi a disposizione?

Dico che ci sono aziende con indebitamento pari allo zero che pagano il danaro meno di quello che è stato stabilito per norma. Conviene allora, trattare con le banche più che chiedere allo stato. Se siamo tutti eguali, facciano a tutti le condizioni primarie più basse.

Adesso una cosa la dico io: ma è giusto dare soldi indiscriminatamente anche alle imprese che stavano affogando prima della pandemia? Mi sembra strano che ai protestati del 29 febbraio non si sarebbero concessi sostegni, a quelli del 5 marzo li si concedono? Non si rischia un effetto domino? Anche perché poi ci sarà comunque il mercato a far la selezione

Mi consenta di non rispondere a questa domanda

È cambiato lei?

Credo che ci sia un cambiamento personale, famigliare e aziendale. Quello che accadrà però è difficile prevederlo.





Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 15-04-2020 alle 11:04 sul giornale del 16 aprile 2020 - 2613 letture

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