Vivere lib(e)ri: storia del gatto e del topo che diventò suo amico di L.Sepulveda

2' di lettura 13/04/2020 - Confesso di essere colpevole assai: ho riletto questo libro una seconda volta. Ebbene sì, lo giuro sulla copertina. E lo rifarei all'infinito.

Provo un'ammirazione spassionata per quest'uomo semplice del Cile, che è venuto in Europa a comporre tra le città tedesche, dei capolavori che spesso passano in secondo piano.
La semplicità con cui Sepulveda racchiude in settanta pagine condite da molto disegni, ciò che esprime come essere umano, è per me, qualcosa di meraviglioso. L'amore che si percepisce in ogni riga per la vita, è qualcosa di unico. E fin dal primo capitolo, fin dalle prime sei righe, si capisce che siamo di fronte ad una lettura di altissima qualità:

“Potrei dire che mix è il gatto di Max, o che Max è l'umano di Mix , ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un'altra o di un'animale; quindi diciamo che Max e Mix o Mix e Max, si vogliono bene.


Potrei fermarmi qui.....ma vado oltre.

Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico è una splendida storia di amicizia che va al di là delle barriere, vere o presunte, che ci sono fra esseri umani: uomini e gatti, gatti e topi e, di riflesso, uomini e topi.
Nell'appendice a questo nuovo libro dello scrittore cileno veniamo poi a sapere che la base della storia che ci viene narrata è vera. Scrive Luis Sepúlveda:
"Mi sono sempre piaciuti i gatti. Mi piacciono tutti gli animali, ma con i gatti ho un rapporto speciale. Tanti anni fa conobbi un astrologo cinese e anche se non credo che si possa prevedere il futuro, perché so che ognuno è responsabile del proprio destino e ogni destino e pieno di sorprese, accettai di farmi dare la carta del cielo. Dopo avermi chiesto dove ero nato, anno, giorno e ora, l'astrologo cinese tracciò una strana mappa piena di simboli e calcoli misteriosi, meditò a lungo e alla fine disse: “Una volta, in una vita passata, sei stato un gatto, e molto felice, perché eri il gatto preferito del mandarino”. Ammetto che mi fece piacere scoprire che avevo un lontano, lontanissimo antenato cinese e che per di più era il gatto preferito di un mandarino."


di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 13-04-2020 alle 11:43 sul giornale del 14 aprile 2020 - 619 letture

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